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De Laurentiis lapidario: “Il cinema italiano ruba soldi pubblici, il Ministero ha fatto ca*ate”

Aurelio De Laurentiis attacca il sistema dei finanziamenti al cinema e punta il dito contro il ministro Giuli: “Non si possono finanziare i film dei macellai”.
A cura di Sara Leombruno
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Quando parla Aurelio De Laurentiis, il rumore è assicurato. In occasione della presentazione di Scuola di seduzione, il nuovo film di Carlo Verdone, il produttore si è scagliato contro lo stato di salute dell'industria audiovisiva italiana. Un attacco frontale che mira dritto al cuore del sistema dei sussidi statali: “La verità è che il cinema italiano, molto spesso, ha derubato i soldi pubblici”.

L’affondo contro il Ministero e la proposta di De Laurentiis

De Laurentiis non ha risparmiato critiche alla gestione dei fondi destinati al settore (circa 650 milioni di euro annui), chiamando in causa direttamente il Ministero della Cultura. Secondo il produttore, la distribuzione delle risorse sarebbe avvenuta senza criteri di merito o competenza: Il Ministero ha combinato delle ca*ate. Se non sai suddividere i fondi, forse è meglio che tu non faccia il ministro”. La sua ricetta per risanare il comparto è drastica: legare i finanziamenti al successo commerciale. "Se si decidesse di destinare il 50% dei fondi in base alla frequenza in sala, quindi al gradimento del pubblico, molte cose cambierebbero", ha spiegato. L'obiettivo polemico è chiaro: evitare di "finanziare i film dei macellai", riferendosi probabilmente agli improvvisati della macchina da presa per proteggere l'industria.

Il nodo del Tax Credit: cosa sta succedendo al cinema italiano

Le parole di De Laurentiis arrivano in un momento di forte tensione tra i produttori e il Governo. Al centro della disputa c’è la riforma del Tax Credit, lo strumento che permette alle imprese cinematografiche di compensare i costi di produzione con crediti d'imposta. Negli ultimi mesi, il settore ha denunciato un "blocco" di fatto delle produzioni a causa dei ritardi nei decreti attuativi e dei tagli lineari che hanno ridotto la dote complessiva del fondo cinema. Se da un lato il Ministero (prima con Sangiuliano e ora con Alessandro Giuli) ha cercato di arginare il fenomeno dei cosiddetti "film fantasma", ossia le pellicole finanziate dallo Stato che non arrivano mai in sala o registrano zero presenze, dall'altro i produttori lamentano un’incertezza che sta mettendo in ginocchio le maestranze. De Laurentiis ha quindi invitato il ministro a un confronto: "Perché invece non spieghi cosa c’entri con il mondo dell’audiovisivo e come pensi di farlo crescere?".

Il dibattito sollevato da De Laurentiis tocca un nervo scoperto: il cinema italiano è un'assistenza pubblica o un'impresa di mercato? Per il produttore romano, la soluzione è coinvolgere "quelle dieci persone che davvero sanno fare questo mestiere" nella definizione delle modalità di finanziamento. Il rischio, secondo lui, è quello di continuare a disperdere denaro pubblico in progetti privi di reale imprenditorialità, penalizzando chi, come Verdone o lui stesso, riesce ancora a portare le persone davanti al grande (o piccolo) schermo.

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