Chiara Ferragni ha avuto un malore in Perù, la foto con la mascherina per l’ossigeno: “Colpa dell’altitudine”

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Adesso sta bene Chiara Ferragni che, poche ore fa, mentre si trovava in vacanza in Perù, ha avuto un malore dovuto all’altitudine. Cos’è il soroche e perché l’ha colpita a scoppio ritardato.

Una foto scattata mentre indossa una mascherina attaccata a una bombola di ossigeno. Accanto a lei il fidanzato Josè Hernandez e una lieve preoccupazione che l’ha spinta a cercare supporto. Lo racconta Chiara Ferragni che, in vacanza in Perù insieme al compagno e a un gruppo di amici (molti tra i quali medici, cosa che ha contribuito a tranquillizzarla), ha avuto un malore legato all’altitudine. L’influencer ha raccontato di essersi arrampicata sul monte Vinicunca, alto oltre 5000 metri, e di essersi stupita di essere tra i pochi a non avere accusato alcun disturbo. Si è sentita male solo qualche giorno dopo, mentre mangiava una pizza: un colpo di calore e la sensazione che il corpo non rispondesse bene ai suoi comandi. Così, rientrata in hotel, ha spiegato i suoi sintomi ed è stata rassicurata in merito al fatto che il malessere fosse legato all’altitudine. Per questo le è stato consigliato di sottoporsi per circa 15 minuti a una terapia a base di ossigeno, tempo al termine del quale Chiara ha recuperato le forze.

Perché Chiara Ferragni ha visitato il Monte Vinicunca durante la stagione estiva

Nessun allarme, quindi: solo un piccolo inconveniente legato all'altitudine che si è risolto in un quarto d'ora e non ha scalfito la tabella di marcia del viaggio di Chiara e del compagno Josè. Ma come mai l'influencer ha scelto proprio questo periodo per l'escursione sulla celebre Montagna dei Sette Colori?

Il Monte Vinicunca, situato nelle Ande peruviane a oltre 5mila metri di altitudine, offre il suo spettacolo migliore proprio nei mesi che coincidono con l'estate dell'emisfero boreale (da maggio a settembre). In Perù si tratta della stagione secca: il meteo garantisce cieli limpidi e assenza di piogge, fattore indispensabile per ammirare le straordinarie sfumature della montagna, i cui colori sono dovuti ai depositi di minerali stratificatisi nel corso di milioni di anni. In inverno tali colori rischiano di essere coperti da nebbia e neve. Ma tale panorama mozzafiato richiede un tributo fisico notevole: a quelle quote la concentrazione di ossigeno nell'aria crolla ed è frequente accusare il cosiddetto soroche, il mal di montagna. Un disturbo che, come raccontato dalla stessa Ferragni, può bussare anche a scoppio ritardato, quando il corpo presenta il conto dello sforzo sostenuto durante l'arrampicata. È per questo che Chiara si è sentita male qualche giorno dopo l’escursione.

Cos'è il soroche e come funziona l'ossigenoterapia negli hotel in Perù

Il termine soroche è la parola usata in Perù per indicare il classico mal di montagna. Si tratta di un disturbo del tutto naturale che si presenta quando ci si spinge sopra i 2500/3000 metri di quota senza dare al corpo il tempo necessario per abituarsi. Salendo così in alto l'ossigeno si fa più rarefatto, cosa che fa in modo che con un solo respiro il corpo ne incameri di meno. Si tratta di un fenomeno che può colpire chiunque, a prescindere dall'età o da quanto si sia allenati. I sintomi più frequenti sono un forte mal di testa, vertigini, nausea, spossatezza e una sensazione di affanno che arriva anche solo facendo pochi passi. Quanto accaduto a Ferragni relativamente alla tempistica del malore non è infrequente. Il mal di montagna spesso agisce a scoppio ritardato, quando il corpo è in fase di recupero.

Negli hotel delle zone andine come Cusco, il soroche è un imprevisto all'ordine del giorno per i turisti. Per questo motivo le strutture ricettive sono sempre preparate ad affrontare la situazione. Ogni albergo tiene a disposizione delle piccole bombole di ossigeno da collegare a una mascherina monouso. Quando un ospite avvisa la reception di non sentirsi bene, viene fatto accomodare e gli viene somministrato ossigeno puro per circa dieci o quindici minuti, procedura che consente al turista di stabilizzare immediatamente la saturazione del sangue.

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