Alfonso Signorini scrive una lettera di addio, poi su Falsissimo di Corona: “Squallido sottoscala dove c’è chi delinque”

"Care lettrici, cari lettori arrivederci: inizio una nuova vita, ma vi terrò nel cuore", inizia così la lettera aperta di Alfonso Signorini sul nuovo numero del settimanale Chi. L'ultimo che porterà la sua firma come direttore dopo l'annuncio ufficiale fatto qualche giorno fa.
Signorini riavvolge il nastro e ricorda quando più di trent'anni fa lascio l'insegnamento e i suoi alunni per costruire il giornale che sarebbe poi diventato il settimanale Chi. A un certo punto, dopo più 30 anni di servizio, il blackout e la scelta di mettere un punto a questa storia professionale, dando dapprima la colpa al Covid e poi a una richiesta di attenzione differente alla sua vita e ai suoi affetti: "Fino a quando, lo confesso qui per la prima volta, qualcosa in me si è rotto. E successo all'improvviso. Non è stato un passaggio graduale. Semplicemente ho cominciato a sentire che il lavoro, tutto quello per cui fino ad allora avevo vissuto, non era più prioritario. Ho dato la colpa al Covid. Certamente la pandemia aveva modificato le mie abitudini, la mia quotidianità: l'isolamento forzato a cui eravamo costretti, la sensazione di fragilità, lo scoprirci d'un tratto così vulnerabili, ma anche il piacere della solitudine, delle nostre abitudini, del ritrovarmi in compagnia di me stesso e dei mici affetti hanno incominciato non solo a segnarmi profondamente, ma a prendere il sopravvento".

Sorrisi "sempre più faticosi" e giornate "sempre meno colorate", finché circa tre anni fa sopraggiunge la decisione di ufficializzare questo stato d'animo con l'azienda: "Il confronto con Marina Berlusconi, che prima di essere il mio Editore è un'amica fraterna, ha portato a trovare una soluzione meno "traumatica"", spiega con riferimento alla cessione del suo ruolo allo storico braccio destro Massimo Borgnis. Ma quella voce che gli chiedeva attenzioni non lo ha lasciato in pace e così: "lo scorso ottobre ho concordato con l'Azienda che a breve avrei lasciato anche la direzione editoriale di Chi. E questo è il momento di farlo".
Il momento dell'addio ai lettori sopraggiunge nel finale di questa sofferente e consapevole lettera, nella quale per la prima volta Signorini spende due parole sulle accuse di Fabrizio Corona nel format Falsissimo: "Lo sapete, non ho mai voluto parlarne. E continuerò a farlo. Un po' perché sono convinto che lo squallore si commenti da solo, un po' perché sono convinto che certe battaglie non si debbano combattere pubblicamente, ma nelle sedi opportune. Quanto è successo non ha minimamente influenzato una decisione che avevo maturato da anni. Esiste e continuerà ad esistere un mondo meraviglioso da raccontare, ma c'è anche uno squallido sottoscala, per fortuna assai più ristretto, fatto da chi vive ai margini, che si nutre di menzogne e di cattiverie. Un sottoscala fatto anche da chi assiste a crimini e calunnie mostruose con un ghigno, una ironia, o peggio ancora con un silenzio che delinque quanto il crimine stesso. Avro modo di spiegarvi meglio tutto quello a cui sto alludendo".