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Naike Rivelli: “In tv mi hanno sempre sfruttata, bloccata a Verissimo per una collanina con la foglia di marijuana”

In questa intervista a Fanpage.it, Naike Rivelli rivela il dietro le quinte di televisione e cinema: dice addio a certe trasmissioni (“mai più a La volta buona e Verissimo”), ricorda gli abusi sul set e racconta la nuova vita tra social e campagna, dove promuove cannabis medica, veganismo e progetti green. A tal proposito, si chiede: “Che ingredienti hanno le candele di Chiara Ferragni?”.
A cura di Gianmarco Aimi
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Naike Rivelli parla come vive: intensamente. Nell’intervista che segue, la figlia di Ornella Muti regola i conti con un sistema mediatico che dice di averla "sfruttata per una vita" e che oggi rifiuta senza rimpianti. La televisione, infatti, per lei adesso è un mezzo da usare, non da subire: "Sono contenitori dove la mia vita viene trasformata a uso e consumo del loro racconto trash". Da Verissimo a La volta buona, ci ha raccontato di presunti accordi non rispettati: "A loro interessa farti piangere. Anche per questo la televisione sta morendo". Di segno opposto il giudizio su Fabrizio Corona, apprezzato perché "non ha maschere" e ultimamente sta provando a far crollare "un sistema avariato", lo stesso che lei ha conosciuto ai tempi di Lele Mora. Un ambiente costruito da finte coppie, ruoli imposti e carriere silurate se non accettavi le imposizioni, che Naike ricorda tirando in ballo anche Antonio Ricci: "Non mi piaceva come trattava la gente", dice ripensando all’esperienza a Paperissima Sprint.

Chi è oggi Naike Rivelli?

Mi sento tutti e nessuno. Cerco di rappresentare le minoranze e lottare per principi sani. Oggi sono come una che è uscita dal Matrix, con i piedi ben saldi a terra e le braccia verso il cielo, in un mondo che racconta tante bugie ed è fuorviante per la gente. La mia vera missione, oltre a sostenere mia madre, è lavorare per tutto ciò che è green veramente. Abbiamo un centro di cannabis medica che gestiamo e stando fuori dal mondo dello spettacolo mi sono sensibilizzata su tanti temi. Vivo in campagna, sono più isolata che mai e, con altre persone della zona, ci siamo organizzati con gli orti sociali e ci sosteniamo a vicenda.

Quali progetti hai in cantiere?

A febbraio, con mia madre, usciremo con una linea di scarpe vegane fashion, realizzate con materiali ecologici. A parte quelle di Stella McCartney non ne vedo in giro, le altre sono piuttosto brutte. Lanceremo anche dei prodotti per la casa, uno per la lavatrice e uno per pulire gli ambienti del tutto naturali e testati. A tante persone le sostanze chimiche creano problemi. Parallelamente stiamo partendo anche con la produzione del nostro primo film, che avrà una dimensione europea: una commedia romantica che avrà come tema di fondo la cannabis legale e totalmente green. Dai costumi al cibo, tutto sarà cruelty-free.

Il mondo dello spettacolo non ti attira più?

Se un giorno qualcuno dovesse propormi qualcosa di pazzesco non dico che risponderei di no, però dev’essere qualcosa di davvero forte. In Tv, ormai, ci vado solo per sfruttarla.

In che senso?

Mi sono sentita sfruttata per una vita. Tranne la povera Barbara D’Urso, con la quale ho avuto delle questioni legali (la presentatrice l’ha querelata per diffamazione a causa di video satirici sui social nel 2019, ndr), era l’unica che, anche se in un contenitore trash che non guardavo e che ho scoperto dopo essere così trash, mi ha fatto parlare senza tagliuzzare le mie risposte. Non mi ha imposto cosa dire né mi ha spinto a parlare di qualcosa che non volevo. Di questo le sono grata. In tutte le altre trasmissioni non è così, ti sfruttano.

Per esempio?

Da Verissimo a La volta buona, dove sono andata ospite negli ultimi tempi. In quei contesti ci sono persone che vogliono gestire la tua vita e come la racconti. Vogliono scavare negli affari tuoi più intimi senza rispetto. Io ho bisogno di visibilità per portare avanti le mie varie iniziative, non lo nego, ma un conto è promuovere qualcosa, un altro è usare la tua vita privata per fare ascolti. Mia madre ci è andata per promuovere il suo libro, nient’altro. Da Caterina Balivo ero andata a presentare la mia canzone e invece mi ha chiesto tutt’altro.

Cioè?

Mi ha distrutta. C’eravamo accordate di non parlare di determinate cose personali, ma poi me le ha chieste quando eravamo in diretta. Non era la prima volta che lo faceva e infatti non tornerò mai più a La volta buona. D’ora in poi non mi frega più. Posso andare ovunque, ma solo se posso dire quello che mi interessa dire, altrimenti non ci vado. Sono contenitori dove la mia vita viene trasformata a uso e consumo del loro racconto trash. Invece Silvia Toffanin mi ha fatto bloccare nei camerini perché avevo una collanina con la foglia di marijuana.

Ti riferisci alla cannabis legale che, con tua madre, promuovete da anni?

Ma certo, mica promuovo la droga! Invece mi ha mandato i suoi assistenti di Verissimo a dirmi che dovevo levarla prima dell’ingresso in studio. Io ho 50 anni e non porto una foglia di marijuana al collo per promuovere gli stupefacenti: è il simbolo di un centro medico che aiuta i malati con svariate patologie. C’è stata una lite, tanto che me ne ero andata dai camerini. Mi hanno seguita e alla fine me l’hanno fatta tenere e ne ho potuto parlare contestualizzando perché la indossavo. L’ho fatto ma in seguito, subdolamente, hanno tagliato tutta quella parte. A loro interessa soltanto farti piangere. E anche per questo la televisione sta morendo.

Con tua madre avevi già partecipato a Sanremo 2022 parlando di cannabis legale.

Quella è stata un’altra esperienza orribile per come ci ha trattate Amadeus. Vorrei un giorno incontrarlo e dirgli: tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Ha invitato mia madre e già alla presentazione a Milano l’ha piazzata in una stanza per ore, insieme a molti altri in attesa delle foto, senza sedie e senza nulla da bere o da mangiare. Sono dovuta andare io a comprare qualcosa per rifocillare tutti, e a mie spese. Poi ha chiamato un’attrice internazionale come Ornella Muti, l’ha messa nella prima serata e non l’ha valorizzata e non le ha fatto dire dei nostri progetti ecologici, quando tutti hanno fatto un discorso. Ha inserito Fiorello, che non era in scaletta, e le ha portato via tutto lo spazio. Invece altre showgirl, che non si sa chi siano e che fine abbiano fatto, hanno avuto molto più spazio. Molto meglio Carlo Conti, un gran signore. Per Eleonora Giorgi gli abbiamo scritto un messaggio e lui non solo ci ha risposto, ma nel suo Sanremo ha provato ad averla ospite, anche se stava già male, e poi le ha fatto un bell’omaggio in una serata. Conti è una persona di valore, al di là del successo. Se invece sei un maleducato come Amadeus non vali niente, anche se sei potentissimo.

Di contro sei molto attiva sui social e hai un seguito importante.

Nella mia comunità non ho mai sponsorizzato niente che non fosse ecologico, non faccio collaborazioni che non siano green e tutto quello che passa sui miei social è perché, prima di qualsiasi interesse economico, credo che possa fare del bene agli altri. Sarebbe più facile e remunerativo fare il contrario. A me di andare in tv ed essere carne da macello non va più.

La televisione, quindi, per te è un capitolo chiuso?

Ormai è morta! Invece del telegiornale, i giovani guardano i canali social perché non hanno filtri. Così la Tv si condanna all’irrilevanza. Lo dimostra anche Fabrizio Corona che, anche se discutibile, fa emergere cose su cui riflettere. Come nel caso di Alfonso Signorini.

Facciamo un passo indietro. Sei praticamente nata e cresciuta sui set cinematografici, visto che tua madre ti ha avuta molto giovane e mentre era all’apice del successo. Ma quando ti sei accorta di essere in un ambiente particolare per una bambina?

Ricordo un’infanzia in cui la mia sofferenza maggiore è stata che mia madre non era mia, era prima di tutti gli altri che ci stavano attorno. E non erano pochi. Quando ero piccola i film duravano tanto, anche due o tre mesi, quindi mamma faceva viaggi incredibili e io ero sempre con lei. Il problema è che quando arrivava in qualsiasi posto o su qualsiasi set, tutti le si appiccicavano attorno. Per esempio, a volte sul set andavo per abbracciarla e mi fermavano prima i truccatori e i costumisti perché rischiavo di rovinarle il trucco o di fermare una scena.

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Anche fuori dal set non dev’essere stato facile.

Per niente, perché in ogni posto era sempre piena di gente intorno che la abbracciava, la toccava, la chiamava, e io ero lì che non riuscivo ad avere dei momenti per stare con lei. Tutte le mie amichette andavano a pranzo o a cena con le loro mamme, noi ci abbiamo provato una volta a Roma e non lo abbiamo mai più fatto. C’erano un sacco di paparazzi appostati ovunque, oltre a decine di persone che ci guardavano e non aspettavano altro che incontrarla.

È stato un peso il fatto che fosse considerata la donna più bella del mondo?

Sono nata innamorata di mia madre, quindi no. È vero che per tutti i figli la mamma è la più bella del mondo, ma io l’amavo ancora di più perché vedevo che l’amavano tutti e quindi, a maggior ragione, io dovevo amarla tantissimo per sentirla davvero mia. Il fattore estetico non ha mai influito negativamente su di me, infatti non ho mai sentito il peso di stare al fianco di una donna così bella. Perché lei, oltre alla bellezza, ha anche un gran carisma. È magnetica senza dover fare nessuno sforzo. E lo è ancora oggi, che è una splendida settantenne.

Ti è invece mancato non conoscere il tuo vero padre?

L’ho cercato per tanti anni e non l’ho trovato, quindi ormai non voglio più cercare niente. Ho una madre che amo da impazzire, un papà che pensavo fosse il mio vero padre in Spagna che ho visto di rado, e poi non era lui ma gli voglio bene. Ho avuto come papà sempre presente Federico Facchinetti, che aveva sposato mia madre, e l’ho adorato. E poi ho avuto un altro patrigno in Svizzera. Non ho il mio vero padre, però ne ho avuti tre. Cosa voglio di più?

La tua prima apparizione al cinema è avvenuta quando eri bambina.

Sì, avrò avuto cinque o sei anni, ma non capivo che stessi girando un film. Mi hanno chiesto se volevo fare una scena, ma per me era solo un modo per stare vicina a mia madre. In più mi avevano promesso un regalo in un negozio di giocattoli. Venivo premiata con cose bellissime e mi sentivo una principessa, ma non capivo neanche cosa stessi facendo. Mia madre era contraria, solo che quella volta era una parte davvero minima. Altri film ho cominciato a farli verso i 15 anni con Ettore Scola, perché lei non voleva che mi contaminassi. Aveva timore che potessi subire quello che subivano le ragazze su ogni set, visto che allora era normale.

Tua madre ha raccontato che il regista Damiano Damiani, sul set, le tirò uno schiaffo per farla piangere.

Oltre a quei metodi più che discutibili, oggi li arresterebbero, i set erano pieni solo di uomini vecchi e zozzi. Le attrici, che erano quasi tutte giovanissime, non erano per niente protette. Mia madre in questo è riuscita a proteggermi da tutte queste insidie e non mi ha mai spinto a fare qualcosa: ha costantemente cercato di capire se mi andasse davvero. Io ho sempre rifiutato le scene di sesso, avevo visto come venivano organizzate. C’erano cinquanta uomini in una stanza, facevano le riprese sempre un po’ oltre a ciò che era concordato, ti rifacevano fare le scene solo perché gli piaceva guardare le attrici, se non allungare le mani. Oggi invece sul set ci sono poche persone e anche l’intimacy coordinator per vigilare.

Sono gli effetti del #MeToo.

Infatti quante donne e uomini non hanno lavorato perché non sono scesi a compromessi? Quando invece c’è gente che ha lavorato tantissimo perché si è venduta. E non parlo neanche di molestie, ma di un sistema malato andato avanti per decenni. In Italia particolarmente, essendo un ambiente più piccolo e più chiuso rispetto ad altri. Forse non è un caso che in America, dove ho conosciuto chiunque, ci sia un livello di professionalità molto maggiore. Qui abbiamo tante brutte copie di artisti americani o inglesi e, nonostante questo, se la tirano.

C’erano anche aspetti positivi nello stare sul set con grandi artisti?

Prima di tutto i set di quei tempi erano pazzeschi, sembravano delle vere e proprie città nelle città. C’era persino chi cucinava di tutto, addirittura il pane fresco ogni mattina. Gli studi di Cinecittà erano enormi, veniva ricostruita qualsiasi cosa e anche gli animali erano veri e pascolavano qua e là in base al film nel quale dovevano essere inseriti.

Le esperienze più belle quando eri piccola?

Lavorare con Massimo Troisi, se mi guardo indietro, è stato qualcosa di impagabile. Oppure, quando ero piccolina, sono stata per mesi sulle ginocchia di Alain Delon. Invece Ugo Tognazzi mi faceva ridere come una pazza infilandosi la sigaretta in un orecchio per tirarla fuori dall’altro. E Rupert Everett, mi ha talmente adorata che, dopo essere stato tanto tempo con me in Cronaca di una morte annunciata, nel film successivo, South Kensington, mi ha imposta per interpretare sua figlia. Un’altra volta ero a Montecarlo con mamma, a un gran galà: spunta Roger Moore e mi fa: "Sei la figlia di Ornella Muti?". Mi prende la mano amorevolmente e mi chiede di salutare mia madre. Erano momenti meravigliosi.

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Cos’è per te il successo?

Il successo è una condizione particolare. Vuol dire che gli altri, da un giorno all’altro, cominciano a vederti in modo diverso, ma tu non sei cambiato. Se invece cambi in base al successo vuol dire che sei un invasato o che hai dei problemi che vuoi compensare con la notorietà. All’improvviso piaci a tanta gente che ti applaude e cominci a guadagnare tanti soldi, ma se non sei in grado di stare con i piedi per terra rischia sempre di rovinarti. Anche per questo non ho mai voluto fare davvero l’attrice, volevo solo divertirmi. Una volta, sul set del Il conte di Montecristo, dovevo interpretare mamma da giovane e volevano che baciassi un attore. Mi sono rifiutata perché non mi andava e così hanno cercato un’altra. Dopo qualche giorno mi chiamano e mi chiedono di tornare. Hanno trasformato il bacio in bocca in un bacio sulla mano. L’ho fatto ma non sarei andata oltre, non volevo snaturarmi.

Prima parlavi di Fabrizio Corona, che è nato affiancando Lele Mora, allora il manager dei vip più potente. Anche tu hai fatto parte di quell’ambiente, giusto?

Quando ero una ragazzina sì, perché Lele era un amico di mamma da quando era giovanissima. Avevo avuto mio figlio da un anno quando mi chiamò per Paperissima Sprint su Canale 5 e Fabrizio Corona mi accompagnava sul set. Di Fabrizio devo dire che lo ammiro: non ha maschere in un mondo di gente che ha soltanto maschere. Ha fatto i suoi errori, ma si è fatto la galera. Ci sono altri che hanno fatto di peggio, come per esempio recentemente importanti influencer, ma hanno pagato molto meno di quello che meritavano. Apprezzo Corona che, dopo essere stato dentro il sistema, lo vuole distruggere. Fa bene: è un sistema avariato da tempo e qualcuno, anche con metodi discutibili, lo deve far crollare.

A proposito di influencer, non sei mai stata tenera con i Ferragnez.

Qualcuno ci sa dire quali sono gli ingredienti della nuova candela commercializzata da Chiara Ferragni? Dice che è naturale, ma non si trovano da nessuna parte le sostanze che contiene. Bisogna fare attenzione, è un prodotto che va a impattare sulla salute delle persone. Dispiace che la Ferragni non faccia chiarezza su queste cose, soprattutto quando le sponsorizza come green. In passato ho criticato i Ferragnez perché esponevano i figli sui social: dovrebbe essere vietato aprire account o mostrare minori sui social per monetizzare. Da quando hanno tolto i bambini dai loro canali ho smesso di criticarli.

Com’era il mondo di Lele Mora dall’interno?

Quello che sentivo io, da tutti quelli che ne facevano parte, è che allora per avere successo le donne passavano da una donna importante, mentre gli uomini da un uomo importante. Questo era il meccanismo per entrare in televisione. Ma l’ha spiegato lo stesso Lele Mora nella serie Netflix dedicata a Corona. Così come quando andavo alle feste in Sardegna, organizzate da Lele, non c’era una coppia unita in pubblico, paparazzata in televisione o sui giornali, che stesse davvero insieme nella realtà. Era tutto organizzato. Se poi non accettavi certe logiche venivi silurato dallo showbiz. A me quell’ambiente ha fatto schifo, infatti mi sono allontanata presto anche da Lele Mora, in più a Paperissima Sprint non ho sopportato certi modi di fare.

Per esempio?

Non mi piaceva come trattava la gente Antonio Ricci. E non ho neanche legato con Roberta Lanfranchi: c’era una competizione ingiustificata, soprattutto tra due ragazze così giovani. Era un ambiente pessimo, tra sgambetti, prese in giro e anche momenti particolarmente sadici. Quando avevamo qualche problema, stando spesso sui pattini, venivamo filmate e poi mandate in onda. Dopo quell’esperienza mi sono dovuta ricoverare per riprendermi.

Non dev’essere stato facile gestire neanche il ritorno mediatico della tua storia con Yari Carrisi, figlio di Al Bano.

Ho grande rispetto di quello che c’è stato tra noi. Yari è una bellissima persona con cui, alla fine, non mi sono trovata. È stato doloroso perché eravamo già grandi, non più dei ragazzini. Mi sono trasferita in Puglia ed eravamo andati a vivere in una masseria per stare a contatto con la natura, come poi sto facendo oggi con mia madre e la nostra famiglia allargata. Forse lui non era ancora pronto per quel passo, e ci ha creato molta sofferenza. A me è rimasta nel cuore la sua famiglia, in particolare Romina Power, una grandissima persona che ancora oggi sento. Però è vero: il gossip ha davvero esagerato nei nostri confronti.

Yari Carrisi, Romina Power e Naike Rivelli
Yari Carrisi, Romina Power e Naike Rivelli

Può aver influito anche sul vostro rapporto?

Sicuramente, perché Yari è una persona estremamente attenta alla sua sfera privata. Io invece ero nel mio momento di esposizione massima. Quando ci siamo messi insieme tutti i salotti Tv parlavano della nostra storia. Ho da parte scatoloni di riviste che scrivevano qualsiasi cosa del nostro rapporto, il tutto in nostra assenza, con speculazioni assurde. A lui di certo non è piaciuto e questa cosa non ce la siamo scrollata di dosso. Avevamo tanti progetti, personali o di coppia, solo che non c’era spazio per niente se non per il gossip. Avremmo potuto venderci interviste e servizi fotografici, ma non lo abbiamo fatto. Ne siamo rimasti traumatizzati.

L’anno scorso è uscita l’autobiografia di tua madre, Questa non è Ornella Muti (La nave di Teseo), e tutti hanno parlato del flirt con Adriano Celentano.

Vedi come vanno le cose in questo sistema marcio? Ha scritto un libro bellissimo, con storie di vita importanti, e tutti si sono concentrati solo su un flirt.

Che rapporto avevi con Celentano?

A me Adriano faceva morire dal ridere. E loro due, come coppia, sono andati oltre al cinema. Quei film che hanno girato sono ancora attualissimi e conosciuti da tutti, anche se sono passati molti anni. Lo stesso Celentano ha avuto altre partner sul set, eppure tutti, quando pensano al cinema, lo associano a Ornella Muti. Erano una coppia che spaccava.

Ornella Muti e Adriano Celentano nel film Innamorato Pazzo
Ornella Muti e Adriano Celentano nel film Innamorato Pazzo

Oggi sei sposata con Roberto, un uomo fuori dal mondo dello spettacolo. Cosa ti ha dato che gli altri non riuscivano a darti?

L’armonia. Le persone con cui sono stata in passato, sono sicura che stessero con me per quello che avevo intorno, anche se ho sempre dato poca importanza al successo. Roberto è arrivato nella mia vita per lavoro: si occupa di case ecosostenibili. Ero single, avevo deciso di rimanere così e con mia madre di invecchiare serene insieme. Dopo qualche mese che ci vedevamo per discutere di lavoro, un giorno mia madre mi fa: «Che ne pensi di Roberto?». Io cado dalle nuvole, se un uomo in quel periodo ci provava lo guardavo con tenerezza.

E invece?

Dopo quella domanda ho iniziato a guardarlo con occhi diversi. Lui stesso era "felicemente single", come disse a mamma. Un giorno, per salutarci, lo abbraccio e lui si pietrifica. Ho pensato addirittura che fosse gay o che non gli piacessi. Invece mi ha chiamato una sera e siamo stati così tanto al telefono che pare io mi sia addormentata. Da lì abbiamo flirtato un po’, fino a quando ci siamo visti sul lago e c’è stato il primo bacio. Da quel momento siamo andati a vivere insieme e non ci siamo più mollati.

Hai parlato apertamente della tua bisessualità, ma sei critica verso i movimenti Lgbtq+ degli ultimi anni. Perché?

Ho partecipato a tutti i primi Pride in giro per il mondo, perché mia madre o partecipava credendo in quelle battaglie o perché veniva invitata. Conosco bene questi movimenti e so che per tante persone sono lotte fondamentali. Ma sul modo di manifestare oggi non capisco perché ci si debba per forza denudare e mettersi in piazza. In più non mi piace che ognuno si faccia il suo piccolo movimento, staccato o in contrasto con gli altri. Oggi ci sono troppe etichette, gruppi e sottogruppi che servono ai pochi che li coordinano e poco a quelli che dovrebbero sentirsi rappresentati. Infatti tanti, come me, non si sentono più rappresentati.

Cosa ti auguri per tuo figlio Akash?

Intanto sono contenta che non guardi nessun canale trash, né in Tv né sui social. Si interessa di politica e di scienza, ha creato un’app che sta andando benissimo, è autosufficiente e mantiene il nostro spirito un po’ zingaresco. Viaggia ovunque da quando è giovanissimo, se ne frega dei soldi e dei brand ed è curioso proprio come me. Vedo in giro tanti giovani già vecchi, invece lui è senza sovrastrutture. Mi auguro che rimanga sempre così puro.

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