Le Pappardelle “raccomandate” a Reazione a Catena, il trio replica: “Da Pino Insegno nessun trattamento di favore”
Il traguardo delle 48 presenze consecutive e un montepremi pari a oltre 261mila euro non sono bastati a metterle al riparo dall'altra faccia del successo: la gogna virtuale sui social. Dopo l'addio al programma, Le Pappardelle – il trio fiorentino composto da Maria Giulia Bardi, Carolina Mischi e Francesca Garbini – hanno denunciato pubblicamente gli insulti e le insinuazioni sessiste ricevute online.
Le parole delle Pappardelle a Fanpage.it
Un'ondata di commenti tossici che ha spinto le ex campionesse a intervenire prima con uno sfogo all'interno del gruppo Facebook dedicato al programma e poi commentando il caso direttamente a Fanpage.it. Tra le voci più fastidiose circolate in rete c'erano quelle legate a una presunta raccomandazione da parte del conduttore Pino Insegno. A rispedire fermamente al mittente le illazioni è in particolare Maria Giulia:
È una cosa che vogliamo specificare chiaramente, dato che è stato un commento ricorrente sui social: non siamo raccomandate e non c'è stato alcun trattamento di favore. Pino si comporta in modo gentile con tutte le squadre, anche nelle situazioni che non si vedono in televisione. Il suo supporto e la sua umanità sono un regalo per chiunque varchi quello studio.
Accanto ai dubbi sulla regolarità del percorso, c'è poi il capitolo delle critiche arrivate da chi le considerava non all'altezza o sosteneva avessero affrontato solo squadre deboli. Un clima teso, che le tre ragazze hanno cercato di schermare facendo squadra, come racconta Francesca alla nostra redazione: "A un certo punto abbiamo smesso di leggerli per non rovinarci il morale. Ci è dispiaciuto leggere cattiverie sul fatto che non fossimo all'altezza dei grandi campioni o che avessimo affrontato solo squadre deboli, ma il vantaggio di Reazione a Catena è che si gioca in squadra, quindi ci siamo sempre tirate su il morale a vicenda".
Tra chi le accusa di cercare ulteriore visibilità e chi invece plaude al loro coraggio per aver acceso un faro sulla deriva dei social, il messaggio del trio resta inequivocabile e ribadisce un concetto fondamentale: nel 2026 l'odio gratuito, il sessismo e le offese personali non possono più essere liquidati come semplici "danni collaterali" della popolarità acquisita in Tv.