Il ritorno di Silvio Muccino: “Non faccio il falegname, vivo a Roma. Sparire dal cinema era un bisogno”

Dopo anni di assenza, in cui sul suo conto si diffondevano leggende mai davvero confermate, né smentite, Silvio Muccino è ricomparso. L'attore, nonché regista e sceneggiatore, torna in quest'ultima veste scrivendo il film di Arnaldo Catinari, Alla festa della Rivoluzione, con protagonista Riccardo Scamarcio e in uscita nelle sale il 16 aprile. Erano anni che il suo nome non compariva, se non per notizie relative a suo fratello Gabriele, con il quale i rapporti sono ormai interrotti da tempo. Eppure, niente di quanto è stato detto in questo lungo periodo di lontananza dalle scene pare sia vero.
Il ritorno come sceneggiatore
Lo racconta in un'intervista al Messaggero, in cui spiega che la scrittura lo ritiene "un modo di raccontare libero, oltre che invisibile" e che ha coltivato e studiato in questi anni in cui non diventato un'ebanista, come qualcuno aveva dichiarato. "È un periodo che sto passando felicemente concentrato nella scrittura. Sono al lavoro su due nuovi film e non vedo l'ora di annunciarli" ha raccontato, dicendo anche di vivere a Roma e di non aver lasciato la città ma di aver fatto semplicemente delle scelte diverse, senza mai abbandonare il cinema: "Frequento le sale cinematografiche, leggo moltissimo. Sono onnivoro, faccio scelte molto democratiche. Guardo Sorrentino come Zalone. E il cinema resta il luogo che amo di più di tutti gli altri".

Perché Silvio Muccino ha lasciato il cinema
Quando è comparso sul grande schermo per la prima volta era poco più che un adolescente, e subito aveva fatto breccia nel cuore delle ragazze dei primi Anni Duemila. Film, successo e poi una tempesta mediatica che lo ha coinvolto a seguito di una burrascosa rottura con gli altri membri della sua famiglia: il fratello maggiore Gabriele e la sorella Laura. Al cinema, quindi, non lo si vede da quando ha scritto, diretto e interpretato Le leggi del desiderio nel 2015, per poi cimentarsi anche nei romanzi con Quando eravamo eroi, nel frattempo non ha mai smesso di scrivere sceneggiature: "Mi piace molto il gioco che si instaura tra lo sceneggiatore e il regista. Il cinema dovrebbe essere solo questo, un gioco di squadra. E invece a volte è un gioco per egoisti" dice Muccino, per poi spiegare il perché abbia deciso, improvvisamente, di lasciare il cinema:
Per tanti motivi. È stato un bisogno quasi fisiologico. A 16 anni sono stato catapultato dentro un mondo, quello del cinema, che richiedeva ossessivamente la visibilità. Ci sono cresciuto dentro, ci sono cambiato dentro. E a un certo punto è venuto a mancare il desiderio di farne parte.
Quando gli si chiede se ha nostalgia del set, risponde in maniera molto chiara, netta: "Nessuna, mai. Non mi manca la sedia da regista. Ma non potrei stare senza la sedia davanti al computer su cui scrivo". Ma in merito alla scrittura, poi, sottolinea di avere di dover dire grazie a Carla Evangelista, sceneggiatrice con la quale ha collaborato fino alla sua scomparsa nel 2023: "Ho iniziato a scrivere film già nel 1999 con Come te nessuno mai. Ma Carla è stata la prima a dirmi che potevo lanciarmi anche nei romanzi. Le devo moltissimo e le sarò grato per sempre. Mi ha dato la libertà necessaria per spingermi in territori che non avrei mai pensato di percorrere".