26 Maggio 2022
12:15

Carolina Di Domenico: “Dopo Eurovision 2022 tanti elogi, spero che alle parole seguano i fatti”

Con l’Eurovision italiano Carolina Di Domenico ha confermato ancora una volta di poter ambire a un ruolo centrale nella TV italiana. In questa intervista la conduttrice racconta l’evento e non nasconde le sue aspirazioni.
A cura di Andrea Parrella

L'Eurovision 2022 è stato spartiacque della concezione italiana di questo evento e tra i nomi che il pubblico ha più apprezzato c'è sicuramente quello di Carolina Di Domenico. Da tempo adattatasi a Radio 2 di cui è un punto fermo, la conduttrice 43enne ha lentamente ritrovato spazio come volto televisivo in una Rai impaludata e molto spesso incapace di dare risalto a profili come il suo, fermati dalla scarsità di piste di decollo disponibili, più che dall'incapacita di saper spiccare il volo. Il racconto di Eurovision professionale, ma allo stesso tempo ironico e leggero, impresso da Di Domenico con Gabriele Corsi e Cristiano Malgioglio, è stato invece un elemento centrale della riuscita di questo evento e così si può spiegare il rinnovato interesse del pubblico per lei. Le abbiamo chiesto di raccontarci le sue sensazioni a pochi giorni dalla vittoria dell'Ucraina a Torino.

Hai ancora i postumi dell'Eurovision?

Direi che l'effetto è ampiamente passato. Il pregio e il difetto della quotidianità familiare è che non hai molto tempo per rilassarti.

Aspettative e risultati, dacci un bilancio secco.

Per quanto mi riguarda ottimo. Ero inizialmente intimorita all'idea di entrare in una dinamica consolidata tra Gabriele Corsi e Cristiano Malgioglio, gli autori mi avevano rassicurato sotto questo punto di vista, ma riuscirci è altra cosa. Loro sono due personaggi diversamente istrionici, ma abbiamo trovato una buona dinamica tra noi e mi hanno accolta in maniera molto gentile.

In fondo il cuore del racconto siete stati voi, la vera novità di questo Eurovision è che l'abbia seguito il "pubblico tradizionale di Rai1". 

Sì, era inevitabile che i tre conduttori (Cattelan, Pausini e Mika, ndr) fossero entrati in una logica internazionale che li poneva a una certa distanza dai codici ai quali siamo abituati a percepirli.

Dopo la prima semifinale di Eurovision quegli ascolti anche i più scettici hanno capito che qualcosa era accaduto. Tu come te la sei spiegata?

C'è stato un enorme lavoro per far sì che questo avvenisse. Io ero presente quando sono stati annunciati i Maneskin come vincitori e posso assicurare che sin dal minuto successivo si è iniziato a progettare questo evento. Ha giovato il fatto che Eurovision sia diventato sempre più un evento ampio e diverso da quello che anni fa si guardava per farsi un bagno di trash. Sono state fatte scelte di produzione che hanno portato a questo risultato e penso che abbia fatto bene misurarsi con un evento molto quadrato come questo.

Il confronto con Sanremo, in Italia, era praticamente inevitabile. È un paragone che ha senso?

L'impronta di Sanremo sulla nostra percezione di evento è totale, per quanto siano due cose molto diverse. Sanremo è un palco con o senza asta, in cui è contemplato, quasi atteso l'imprevisto. Quella di Eurovision invece è una macchina rigidissima in cui ogni 2 minuti cambia tutto.

Per quanto siano diversi condividi che la presa di Eurovision sul grande pubblico sia anche frutto dell'evoluzione di Sanremo negli ultimi anni?

Questo è indubbio, il lavoro degli ultimi anni sul cast di Sanremo è stato importante per riavvicinare quel pubblico che riteneva Sanremo una "cosa da vecchi".

Elemento segnante di questo Eurovision è stata una rivincita tua e di Alessandro Cattelan, accomunati da una carriera in cui siete sempre stati considerati eterni giovani. Condividi questa sensazione o è esagerato?

Più che altro me lo auguro. Per quel che riguarda Alessandro, le sue scelte sono dettate dalla volontà di fare un certo tipo di televisione, quando le adotti ti assumi tutta la responsabilità di farlo. È un approccio che condivido e penso che quel palco non potesse che essere suo. Ma vale anche per la scelta di Laura Pausini e Mika, questo evento è stato seguito anche e soprattutto per vedere cosa facessero loro sul palco.

E tu?

Io sono piacevolmente felice del fatto che questa cosa per me abbia avuto un riscontro della serie "quanto è brava, bella e quanto poco fa", per racchiudere il succo di quello che mi pare si sia detto sul mio conto. Sono elogi che mi hanno sorpresa in realtà, io ne ho fatti milioni di questi commenti e non mi pareva di fare chissà così, o comunque che si parlasse così tanto di me. Dopodiché mi auguro che il merito e la professionalità vengano sempre più riconosciute, ma non perché mi voglia mettere sul piedistallo e dire che chi fa cose oggi non sia capace.

Un anno fa, di questi tempi, dicevi "ci sono stati dei momenti in cui mi sono trovata davanti a qualcuno che mi diceva io fossi percepita come troppo alternativa rispetto al profilo che si cercava”. Senti che qualcosa stia cambiando?

A parole sì, ma vedremo se alle parole seguiranno i fatti e se questo sentimento di cui tu mi parli verrà ascoltato da chi prende decisioni.

È ancora presto per dirlo?

Beh presto fino a un certo punto, secondo me è una cosa che se si vede, si vede a breve, non tra un anno. Anche perché io sono sempre la stessa, non ho cambiato approccio e immagine e forse questo può essere anche un limite. Se qualcuno si è accorto di questo approccio sono contenta, anche se è dal 1997 che lavoro… (ride, ndr) Insomma, a questo deve seguire qualcosa, i ritmi sono talmente veloci che a una settimana di distanza Eurovision è già quasi roba vecchia, morta e sepolta.

Giochiamo per ipotesi, in che ruolo ti vedresti?

Io credo che si possa fare bene tutto. Ho chiaramente una matrice musicale, ma negli anni mi sono trovata a fare cose alle quali mai avrei pensato, dai programmi di medicina, a quelli sugli ex del calcio, fino a una trasmissione sulla comunicazione. Queste variazioni mi sono sempre piaciute.

Un programma che ti piacerebbe condurre?

Non ho un titolo specifico da indicare, anche perché credo che la televisione sia sempre di più l'idea e l'impronta della persona che conduce. Qualsiasi cosa si faccia, nel momento in cui puoi metterci del tuo, può diventare qualcosa di diverso.

In questo momento la Tv in effetti sembra aver spolpato i principali format che la animano, come ci fosse la necessità di nuovi scheletri. 

Sì, c'è una tale abbondanza da indurre all'errore di sorprendersi, talvolta, che in televisione possano esserci ancora programmi di successo. Invece succede e deriva da quel desiderio immortale di mettere l'occhio nello spioncino e vedere quello che succede. Magari penso che a volte si potrebbe soddisfare questo desiderio in una maniera più alta.

L'essere imprigionati in questa eterna giovinezza ha fatto sì che poi lo scossone social facesse fare un balzo in avanti ai giovani nuovi. 

Sì, è stato un momento determinante. È chiaro che io non possa competere con un ventenne con due milioni di follower su Instagram, eppure c'è stato un momento in cui mi sono resa conto che questa cosa valesse di più. Bravi o meno, non sto a sindacare sulle capacità, ma che quello potesse essere il biglietto da visita mi ha un po' spaventata.

Però sembra una fase che si è esaurita, la Tv si è illusa di poter incamerare internet solo guardando i numeri, ma i follower raramente sono diventati ascolti. 

Sì, questo lo percepisco anche io. Che poi preciso, non sono per la chiusura verso questi mix e non credo che Tik Tok sia una stupidaggine, ma non è una partita che gioco, anche per la mia generale riservatezza su social. Li osservo con interesse e mi ci confronto come fenomeni sociali, appunto, avendo anche figli piccoli.

A proposito, i figli cosa hanno pensato della mamma a Eurovision?

Lo hanno visto e si sono molto divertiti per le mie gag con Malgioglio.

Che è stata un po' la tua novità, questa chiave ironica che forse in passato avevi trattenuto. 

C'è un lato ironico in me che le persone che mi conoscono mi consigliano sempre di portare di più, vedendomi molto rigorosa sul lavoro. In realtà quello ironico è un registro che adotto spesso, ma credo che in televisione si percepisca molto di più il mio lato istituzionale. Ben venga quando accadono queste cose che danno la possibilità di esprimersi in modo diverso.

Chiudiamo dandoci appuntamento per un'altra chiacchierata a inizio 2023, prima di un evento che inizia per S e finisce per O. È un'esagerazione? 

Ma magari, io me lo auguro vivamente. Però diciamolo, Sanremo non è una cosa che puoi prevedere e quindi evito qualsiasi commento. La chiacchierata, in ogni caso, non ce la toglie nessuno.

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