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Bufera dopo le parole di Rossi su Rai3, Natale: “Inaccettabili, rivendica come successo la perdita di pubblico”

Il consigliere di amministrazione Rai a Fanpage commenta le parole dell’amministratore delegato, che ha rivendicato come un successo l’attuale situazione di Rai3: “Nessun amministratore delegato può vantare come un successo la perdita di una fetta consistente di pubblico”.
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Le parole di Giampaolo Rossi sulla trasformazione di Rai3 non sono passate inosservate. L'amministratore delegato Rai ha rivendicato come un successo il cambiamento della rete negli ultimi anni e la migrazione del pubblico di una parte del pubblico anti-Meloni verso La7. Secondo Roberto Natale, consigliere d'amministrazione Rai, quelle di Rossi sono parole "gravissime", una conferma delle letture più critiche sul progetto editoriale dell'attuale governance Rai. In questa intervista a Fanpage, Natale contesta soprattutto il fatto che l'amministratore delegato abbia rivendicato come un "successo" il cambiamento della terza rete, una posizione incompatibile con la missione di un amministratore delegato del servizio pubblico.

Lei ha definito molto gravi le parole di Giampaolo Rossi su Rai3. Perché?

La cosa estremamente grave è che venga rivendicato. La crisi degli ascolti, che è nei numeri, e la fuga degli spettatori verso La7 non vengono considerate dall'amministratore delegato come uno dei principali problemi da affrontare, ma addirittura come un grande successo. Questa lettura dei numeri non può avere motivazioni aziendali, perché nessun amministratore delegato può vantare come un successo la perdita di una fetta consistente di pubblico, a meno che non abbia obiettivi diversi da quelli che dovrebbe avere chi guida un'azienda. In questo modo Rossi conferma tutte le ipotesi politicamente più maliziose sul suo operato, perché non esiste alcuna ragione editoriale o aziendale che giustifichi una simile interpretazione.

Rossi sostiene che Rai3 per anni abbia rappresentato un'anomalia. Cosa pensa di questa sua visione?

È una lettura totalmente offensiva. Quello che Rai3 è stata negli ultimi quindici anni viene descritto come il risultato di un'operazione ideologica anziché editoriale. Non a caso, dopo la pubblicazione dell'intervista integrale al Foglio, molti professionisti che hanno lavorato alla rete sono letteralmente saltati sulla sedia leggendo quelle parole. La storia di Rai3 viene vissuta come un'anomalia, quando semmai dovrebbe essere considerata anomala la situazione attuale: una rete che aveva una forte identità editoriale e che oggi vive una fase di evidente crisi.

Lei sostiene che questa posizione contraddica anche gli indirizzi del Cda?

Assolutamente sì. Tra febbraio e marzo dello scorso anno, il Consiglio d'amministrazione ha approvato all'unanimità delle linee guida editoriali. E sottolineo: all'unanimità. Il primo punto di quel documento prevedeva la necessità di restituire un'identità definita a Rai2 e, per quanto riguarda l'informazione e l'approfondimento, a Rai3. Questo era il mandato affidato all'amministratore delegato. Oggi scopriamo che Rossi non lo considera prioritario e che, anzi, giudica positivamente la situazione attuale. Questo è semplicemente inaccettabile.

Secondo lei queste dichiarazioni finiscono per rafforzare l'idea di una "Telemeloni", la cui esistenza è stata sempre negata da Rossi?

Paradossalmente sì. Con queste parole è Rossi stesso a confermare quell'etichetta. Perché quello che descrive è una scelta chiaramente politico-ideologica, che non trova alcuna giustificazione editoriale, produttiva o aziendale. È lui che, attraverso queste dichiarazioni, conferma una lettura politica dell'operazione compiuta su Rai3.

Come intendete muovervi in Consiglio d'amministrazione?

Nelle prossime riunioni del 17 e 18 giugno, dedicate ai palinsesti, chiederemo a Rossi se considera ancora valide e vincolanti le linee guida approvate dal Consiglio. Chiaramente sono consapevole di essere in una posizione di minoranza (Natale è stato indicato come consigliere da M5s e Avs, ndr), ma vogliamo capire se ritiene che Rai3 debba accontentarsi della situazione attuale oppure se intenda rispettare il mandato ricevuto e lavorare per riportare la rete fuori da questa evidente fase di crisi.

Alcuni osservatori attribuiscono parte delle difficoltà di Rai3 alla riorganizzazione per generi, che risale alle precedenti dirigenze Rai. È d'accordo?

Penso che sia una concausa. Molti analisti, sia interni che esterni alla Rai, hanno evidenziato come l'organizzazione per generi, almeno nella forma in cui è stata realizzata, renda più difficile individuare responsabilità precise e costruire una chiara identità di rete. Se una rete non funziona, nessuno è davvero responsabile, perché ogni genere contribuisce soltanto a una parte del palinsesto. Questo rende più complicato intervenire. Ma un conto è discutere delle criticità di un modello organizzativo. Altro conto è prendere in considerazione un'intenzionalità politica di smantellamento di una rete. Quello è un piano completamente diverso.

In queste ore si legge di un possibile passaggio di Milo Infante a Mediaset. Che cosa ne pensa?

Aspetto a pronunciarmi, la questione è freschissima e sono emerse poche righe, vorrei capirne di più.

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