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Andrea Maggi: “Consenso dei genitori su educazione sessuale a scuola? Spesso ne avrebbero bisogno prima loro”

Intervista al professore Andrea Maggi, colonna del Collegio che “è rinato con la nona edizione”, volto del programma cult Splendida Cornice di Geppi Cucciari: “È la Rai3 che resiste”. Maggi è prima di tutto un docente e riflette sulla condizione di chi insegna: “La scuola è spesso percepita come un parcheggio e per un parcheggio bastano i posteggiatori. Lo Stato deve investire di più”.
A cura di Andrea Parrella
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Andrea Maggi, meglio noto come il prof. Maggi, è un'icona ibrida della televisione recente. Diventato celebre come insegnante del Collegio, fenomeno televisivo degli ultimi anni, ha poi praticato altre strade, dalla scrittura alla partecipazione a Splendida Cornice, con Geppi Cucciari. Di fondo, però, Maggi resta un insegnante nella vita di tutti i giorni e in questa intervista parla di televisione, ma con grande franchezza anche di educazione, del tema del consenso informato delle famiglie sull'educazione sessuale nelle scuole e della direzione in cui la scuola italiana sta andando.

Siamo giunti alla nona edizione del Collegio. Per te che sei un veterano, l'alternanza tra professore di tutti i giorni e insegnante in Tv ormai è la normalità?

Io mi ci sono affezionato, lo ritengo parte della mia vita lavorativa. Diversa dalla scuola reale, certo, ma una sua estensione.

Quest'anno il programma si fruisce in modo diverso, per molte settimane sarà disponibile solo su RaiPlay, a inizio 2026 in onda in prima serata. Così si libera da quell'aspettativa spasmodica degli anni scorsi?

Sì, io penso che da un lato ci abbia tolto l'incubo dello share, l'ossessione di paragonare il Collegio ad altri programmi tradizionali, analogici, una forma di ingratitudine nei confronti di un programma che, tra l'altro, quando ha avuto grande successo, faceva ascolti a due cifre. Però poi, quando ha cominciato a cadere, sono saltati subito tutti come squali per demolirlo, tanto che c'è stato bisogno di un anno di pausa.

Ha creato un effetto dipendenza nei dirigenti Rai, l'idea che potesse fare quei numeri e che non li facesse più ha sollevato immediatamente dei dubbi.

Esatto, la cosa ha provocato anche scelte frettolose che forse non hanno giovato, a un certo punto c'è chi si è permesso anche di decidere di far saltare una puntata per far vedere una partita di tennis e questa cosa il pubblico te la fa pagare, il rispetto per chi ti guarda è la cosa più importante. Abbiamo pagato una mancata consuetudine.

La sensazione è che nei confronti di questa di questa stagione qui ci sia un seguito di appassionati.

Esatto, ci sono sia gli spettatori storici, quelli che ci seguono dalla prima edizione, che le nuove generazioni. Non dimentichiamoci che il collegio adesso viene seguito anche da bambini di 7-8 anni che quando Il Collegio iniziato non c'erano, oppure erano appena nati. Quindi c'è una fetta di pubblico da far crescere insieme a noi. A me è capitato di incontrare studentesse universitarie che mi hanno detto "Io ho scelto lettere perché mi sono appassionato alla sua iniziativa del Collegio". Abbiamo determinato anche la storia di chi era già più avanti nel corso di studi.

Maggi e gli altri insegnanti de Il Collegio 9
Maggi e gli altri insegnanti de Il Collegio 9

Hai detto che Il Collegio ha generato anche delle meteore, ragazzi che pensavano di avere trovato nel programma un trampolino di lancio e poi magari sono spariti. Secondo te a cosa dovrebbero appassionarsi i bambini che guardano questa nuova stagione?

I bambini secondo me sono attratti dalle storie e quest'anno sono stati scelti dei ragazzi che avevano delle storie da raccontare. Dopodiché ai bambini e agli adolescenti piacciono le dinamiche che si instaurano tra insegnanti e studenti, che sono sempre molto vivaci, sia durante le lezioni, sia quando combinano delle marachelle. D'altronde anche a scuola ne combinano di tutti i colori, tanto è vero che ormai da qualche quando faccio il Collegio io mi riposo, perché quello che succede nella scuola reale è veramente molto più difficile da affrontare, molto più complesso di quello che succede lì.

I due percorsi, privato e pubblico, si influenzano? Pesa essere il professore della Tv?

Se parliamo di alunni, no, perché non glielo permetto. Io entro in classe, faccio lezione, interloquisco, faccio le verifiche e quindi cerco di evitare che la figura del professor Maggi del Collegio disturbi la convivenza nella scuola.

E i colleghi, invece?

Con i colleghi ho un consiglio di classe molto solidale, molto unito e anche con loro non ci sono mai stati problemi. La scuola è un mondo molto complesso e insegno nella stessa scuola da 20 anni, ci sono tante cose da fare che non lasciano il tempo per certe questioni.

Se al Collegio, al netto dell'adattamento storico, sei sostanzialmente lineare rispetto a quello che fai nel quotidiano, a Splendida Cornice cambi. Pur ragionando da docente hai un compito molto diverso. 

Faccio un po' le pulci, un personaggio garbato ma fastidioso che segnala gli errori degli altri. Ma lo trovo molto divertente, è un merito di Geppi che ha saputo individuare in me la possibilità di trasformare la grammatica nell'intrattenimento, una cosa veramente difficile perché la grammatica è sempre vista come qualcosa di noioso, pesante. Grazie alla sua verve diventa tutto molto piacevole, almeno dal mio punto di vista.

Come vi siete trovati con Geppi Cucciari?

Mi ha cercato lei tramite una sua autrice che mi ha spiegato stessero pensando ad un programma di cultura, per poi aggiungere: "Abbiamo bisogno di qualcuno come te che sia anche un po' cazzone, abbiamo pensato a te". Grazie per il complimento. Mi ci sono buttato a capofitto e quello che mi piace è il fatto che con questo programma mi prendo anche un po' in giro. Prendersi poco sul serio è fondamentale per non cadere nel divismo, nel credersi chissà chi.

Con Geppi Cucciari a Splendida Cornice
Con Geppi Cucciari a Splendida Cornice

Ti riferisci a qualcuno che invece nel divismo ci è caduto?

Certo, vedo tantissimi colleghi insegnanti, soprattutto sui social, che sono diventati delle star e si credono veramente divinità. Poi molti di loro, nonostante quanto dicono, hanno quasi abbandonato la scuola, ma fingono di andarci. Secondo me questo significa ingannare il pubblico. Credono di essere veramente delle dive, prime donne. Ecco, io non voglio fare quella fine.

Prima della visibilità, l'impegno professionale. 

Sempre, anche perché a scuola, nella scuola vera, ci sono insegnanti che fanno tanto tutti i giorni e in silenzio ed è qui che risiede la forza della scuola. Metterla in discussione con certi atteggiamenti mi sembra del tutto immeritato, un'offesa alla categoria.

È significativo questo contrasto tra la fama dei docenti in Tv e sui social e la decrescente rilevanza di questa figura in società. 

Sì, è vero, la figura dell'insegnante ha subito una svalutazione, un'inflazione a livello sociale impressionante. Anche perché le graduatorie aumentano e quindi si sono aperte le porte anche a molti candidati che il titolo non ce l'hanno e questo ha anche inquinato la categoria. Il problema è che spesso l'insegnante diventa un mestiere di ripiego, la scelta di emergenza e questo ha contribuito anche ad abbassare il prestigio dell'insegnante a livello sociale.

Come si inverte questa tendenza?

Guarda, secondo me finché la scuola, come adesso, è considerata un parcheggio, per il parcheggio bastano i posteggiatori. Nel momento in cui la scuola ricomincerà a diventare un punto di riferimento per l'istruzione, la formazione e la cultura, allora ci sarà bisogno di professionisti competenti. Quindi nel momento in cui cambiamo marcia e trasformiamo la scuola in quello che dovrebbe essere, cioè istituzione votata all'istruzione e alla conservazione, alla divulgazione della cultura, allora i nodi verranno al pettine e gli competenti dovranno essere ricollocati, andranno valorizzati gli insegnanti che sanno fare il proprio mestiere.

Un cambiamento di paradigma, soprattutto in un tempo in cui si inizia a pensare che la scuola dovrebbe diventare un luogo ancora più complesso, in cui gli studenti trascorrono molte più ore al giorno di quanto accade ora. Pensi sia possibile?

C'è un solo modo per fare questo passaggio, ci vogliono grandissimi investimenti. I governi dovranno da qui in poi dedicare molti più fondi e contributi alla scuola perché, così com'è, non sono sufficienti.

Rispetto alla questione dell'educazione sessuale nelle scuole e il consenso delle famiglie cosa ne pensi?

Ogni governo ha la sua linea politica e poi c'è la realtà. La realtà è quella di una società in cui ancora oggi esistono profonde discriminazioni di genere e molti bambini vengono su con principi sbagliati, credendo che le donne debbano essere considerate inferiori all'uomo e questo è un dato di fatto, lo imparano all'interno delle famiglie, all'interno del contesto familiare e attraverso i social, spesso veicoli di messaggi completamente sbagliati, donna come oggetto, donna considerata inferiore. Dal mio punto di vista è controintuitivo aspettare che una famiglia ti dia il consenso per sviluppare i programmi di educazione all'affettività e di educazione sessuale. Come direbbero i ragazzi, è "cringe". Spesso sarebbero gli stessi genitori a dover frequentare corsi di educazione sessuale, di educazione all'affettività, perché a giudicare dalle foto che si vedono di alcuni genitori in bagno e in ascensore, non hanno consapevolezzadel rapporto che hanno con la loro persona e nemmeno con gli altri.

Ne parlavamo anche con Maria Rosa Petolicchio, sulla questione scuola c'è la sensazione di uno scollamento tra politica e società. 

Noi viviamo in una società che il mondo della politica non conosce assolutamente. Abbiamo a che fare con con bambini e ragazzi che non si siedono mai a tavola a mangiare, che a volte non sanno usare la forchetta e il coltello, spesso non si sanno allacciare le scarpe, perché nessuno gliel'ha mai insegnato. Noi a scuola insegniamo tutto, tutto insegniamo senza senza bisogno che che ci sia il ministro X o Y che ci dica di farlo. Poi arrivano dall'alto, ci calano queste cose obbligatorie, ma noi le facciamo già, le facciamo sia che loro ci dicano di farle, sia che loro ci dicano di non farle, perché dobbiamo farle, c'è bisogno. Se magari venissero a vedere cosa facciamo, scoprirebbero che facciamo molte più cose di quelle che loro pensano.

A Splendida cornice racconti la grammatica ma ti concedi anche delle escursioni nella storia della televisione. Paradossalmente due ambiti sconosciuti a molti. 

È in perfetta linea con quello che faccio al Collegio, perché quando ho cominciato mi hanno detto che stavo proseguendo il lavoro lavoro che faceva il maestro Manzi. L'ho trovato veramente un complimento straordinario perché ho sempre stimato Manzi come  ruolo certo e non e non sono nemmeno il ginocchio del maestro Manzi.

Ripeti la gag del cornetto inzuppato nel cappuccino di altre persone e solo una riconosce La Zuppetta di Nanni Loy. Come se tu potessi rifare il 50% della televisione storica da capo senza che ci si accorga della cosa. 

Riproporre quella gag di Nanni Loy mi permette di riportare indietro nel tempo il pubblico di oggi che non conosceva quel mondo lì. Una televisione di classe, di grazia.

Ed è anche interessante confrontare le reazioni. Una volta lo sconcerto di quel gesto portava al silenzio, all'imbarazzo. Oggi no. 

Esatto, si vedeva che le vittime erano piccate, però diciamo che reagivano con una cortesia che oggi non c'è più. Oggi ti mandano a quel paese e la risolvono.

Splendida Cornice è considerato come uno dei pochi ormai in linea con la tradizione di Rai 3 che sta andando pian piano disgregandosi.

Abbiamo un pubblico che ci stima proprio perché comprende la continuità con una certa tradizione dei programmi di Rai 3 e che vorrebbe vederne di più. Oggi siamo come gli indiani d'America, costretti nella nostra riserva, però ci facciamo sentire e dall'affetto del pubblico si percepisce. Vado fiero del mio contributo, per quanto marginale, come per il Collegio è un progetto partito da zero che sta lasciando il segno sulla storia della televisione italiana.

A proposito di Collegio, in questa edizione ricordi Dimitri, il ragazzo che aveva partecipato a una delle prime edizioni, scomparso in un incidente d'auto. Il programma ha involontariamente prodotto le sue icone.

È verissimo, i personaggi del collegio, alcuni collegiali, lo sono diventati e lui è tra questi. Non era in programma quel ricordo, mi è venuto spontaneo guardando il paesaggio, dopo la lezione. Tantissimi collegiali della prima edizione mi hanno scritto per per ringraziarmi.

Nella tua carriera ventennale era la prima volta che ti capitava una situazione di questo tipo, cioè di far fronte a un lutto precoce?

Purtroppo no, non è il primo e avevo già un po' di pelo sullo stomaco. La prima volta che è successo è stato veramente devastante perché vedere una vita giovane che se ne va è dura.

Il Collegio ha avuto un'esplosione, è diventato mania e poi si è avviato verso un calo fisiologico. Avevate avuto percezione che prima o poi ci sarebbe stato? 

Certo, nella vita tutto ha un inizio e tutto ha una fine e me l'immaginavo che prima o poi il collegio finisse. L'unica cosa che non sapevo era quando. Poi però c'è stata la sorpresa, il collegio è come l'araba fenice, quindi muore e poi risorge. Io sono molto curioso, nel senso che sono sono prontissimo a riprendere la vita ordinaria, il mio lavoro ce l'ho, però eh però questo risveglio del programma mi sta appassionando. Voglio vedere come va a finire.

C'era la sensazione che questa potesse essere l'ultima stagione?

All'inizio dell'ottava edizione c'era un'aria di commiato, un'atmosfera strana, come se fosse veramente l'edizione che avrebbe chiuso tutto. Invece questa nuova stagione mi è sembrata la prima di una nuova serie. Ho la percezione che questo sarà l'inizio di un'altra storia e che che continui.

E in cui tu continui ad esserci?

Con me o senza di me. Io questo non lo so. Certo non di non dipende da me, ma vista la mia curiosità per le storie, mi piacerebbe esserci per capire come continua.

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