Naza, il documentario su Gaza al cinema e poi gratis sul sito del Guardian: in Italia in sala dal 28 al 30 settembre

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Il film di Yuval Abraham e Rachel Szor, in arrivo in sala dal 28 settembre, verrà distribuito gratuitamente sul sito del Guardian. La testata britannica sta inoltre cercando un modo per portarlo nei territori palestinesi occupati.

Prima al cinema, poi sul web. È il percorso scelto per NAZA, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, già co-registi di No Other Land, che racconta dall'interno i sistemi utilizzati dall'apparato militare e dall'intelligence israeliana nella guerra a Gaza. Dopo il passaggio alla Mostra di Venezia, il film si prepara a una distribuzione internazionale in 56 territori a partire dal 28 settembre. La notizia è stata rilanciata da Deadline, riprendendo l'annuncio diffuso oggi dal Guardian, produttore del film: dopo il percorso nelle sale, NAZA sarà infatti disponibile gratuitamente e a livello globale su theguardian.com. La testata britannica, intanto, sta anche cercando un modo per portare il film nei territori palestinesi occupati, dopo averlo già proposto a distributori e cinema israeliani.

In un post pubblicato su X, Abraham ha spiegato che la pubblicazione online è prevista nel corso di novembre. Nel frattempo, ha scritto, “ci siamo rivolti ai cinema in Israele offrendo loro il film gratuitamente, nella speranza che possa essere proiettato nel Paese già da ora, parallelamente all'uscita nelle sale cinematografiche di tutto il mondo”. Una strategia distributiva tutt’altro che convenzionale per un documentario appena premiato in un grande festival, con l'obiettivo di ampliare il più possibile il pubblico.

NAZA al cinema dal 28 settembre

Il film debutterà nelle sale a partire dal 28 settembre, con una distribuzione curata in collaborazione con mk2 Films. Il Guardian comunica di aver già trovato distributori in 56 territori, tra cui Italia, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Canada, Hong Kong, Brasile, Turchia, Thailandia, Francia, Spagna, Germania e diversi Paesi del Medio Oriente. Negli Stati Uniti il percorso passerà dal New York Film Festival con la première del 26 settembre e dall'IFC Center di New York, per poi allargarsi a Los Angeles e ad altri mercati.

In Italia NAZA arriva con I Wonder Pictures dal 28 al 30 settembre, ma a Roma sarà possibile vederlo già domenica 27 al Cinema Barberini, nell'ambito della rassegna “I Grandi Festival – Da Venezia a Roma e nel Lazio”, dedicata ai titoli della Mostra. A Milano, intanto, le anteprime del 25 settembre all'Anteo Ariosto e del 26 settembre al Cinema Beltrade risultano già sold out sul sito del distributore, un segnale dell'interesse che si è acceso attorno al film dopo Venezia.

Il film nei territori palestinesi occupati

Il Guardian fa sapere di aver già proposto il film a diversi distributori e cinema israeliani e di stare allo stesso tempo esplorando altri modi per permettere la visione di NAZA nei territori palestinesi occupati, ma al momento non è stata indicata una formula precisa né una possibile data per questa distribuzione.

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Dalla standing ovation di Venezia alle minacce ai registi

Prima ancora di arrivare nelle sale, NAZA è diventato uno dei film più discussi della Mostra di Venezia. Alla première del 10 settembre, il documentario ha ricevuto una standing ovation record di circa 25 minuti e  ha conquistato il Premio Speciale della Giuria. Il successo veneziano è stato seguito quasi immediatamente da reazioni politiche molto dure in Israele. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha accusato Abraham e Szor di “tradimento dello Stato” e ha annunciato di voler agire per revocare la loro cittadinanza israeliana. Nei giorni successivi è intervenuto anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, annunciando l'intenzione di promuovere due disegni di legge: uno per inasprire le conseguenze delle accuse di diffamazione nei confronti dei soldati dell'IDF e un altro che prevederebbe la revoca della cittadinanza per chi diffama i militari israeliani e lo Stato all'estero.

Alle pressioni istituzionali si è aggiunta una mobilitazione a sostegno dei due registi nel mondo del cinema israeliano e internazionale. Più di 1.500 cineasti israeliani hanno firmato una petizione in difesa della libertà di espressione e della libertà artistica, mentre 43 organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno sottoscritto una dichiarazione con cui chiedono alle autorità di fermare quelle che hanno definito intimidazioni e minacce contro i filmmaker e le loro fonti.

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