Maria Antonietta e Colombre: “La nostra una canzone politica travestita da pop, la felicità un diritto di tutti”

Una bicicletta con due passeggeri (inseguiti da un mostro) e un quadrato nero su fondo bianco. Così Colombre e Maria Antonietta disegnano per Fanpage.it "La felicità e basta", brano che i due cantautori hanno portato sul palco dell'Ariston in questa edizione di Sanremo. Ai nostri microfoni il racconto del senso più profondo della loro canzone e della partecipazione in coppia al Festival.
Come è nata la canzone per Sanremo 2026?
Colombre: “La felicità e basta” nasce l'estate scorsa, quando avevamo già finito di scrivere il disco
che abbiamo fatto insieme e l’avevamo consegnato. E è venuta fuori così, in maniera molto naturale, perché avevamo ricevuto degli stimoli in un karaoke, siamo tornati a casa e abbiamo cercato di catturarla perché le canzoni volano un po’ nell'aria, no? Devi essere molto bravo, attento, di riuscire a prenderle. Quindi ci siamo messi lì per questa intuizione e poi nel giro di un po’ è venuta fuori la canzone".
E che canzone è?
Maria Antonietta: "Io la definisco una canzone politica travestita da canzone pop, perché al centro c'è la felicità come diritto di tutti. Ognuno di noi, siamo vivi, siamo qui e si merita di essere felice, al di là di tutti gli errori che può fare. E anche se non è sempre il migliore o quello che performa meglio, anche se questa società ti fa pensare che se non performi al massimo, se non sei sempre brillante, se non sei sempre il migliore, se non ci credi abbastanza, se non fai tutte queste cose, evidentemente hai sbagliato, sei un fallito e se sei infelice è colpa tua. Noi questo non lo crediamo per niente. E in questo senso la canzone è una canzone molto politica. È una canzone di cui siamo molto fieri perché siamo riusciti ad unire un sound, una produzione, che abbiamo curato noi stessi, oltre alla scrittura e alla composizione. Nella produzione e anche nella scrittura ci ha aiutato anche Francesco Catitti, con cui ci siamo trovati veramente molto bene e ha fatto parte di questa avventura in squadra".
Colombre: "Anche perché la felicità, tra le altre cose, è sempre un lavoro collettivo, è un fatto collettivo. La musica è sempre condivisione, è la cosa più importante alla fine, una condivisione con persone con le quali ti trovi molto bene, con le quali senti una sensibilità comune per sviluppare poi alla fine quello che hai da dire".
E la felicità come si coniuga con Sanremo?
Colombre: "Sicuramente con un po’ di leggerezza per cercare di non farsi troppo travolgere da tutta questa cosa, da tutta questa aspettativa, da tutta questa grande giostra di osservazione esterna, di giudizio. Noi la viviamo in maniera molto limpida. Siamo stati noi stessi, siamo stati contenti di essere lì sopra, fieri, dopo tutti i sacrifici fatti, dopo tutti i concerti fatti singolarmente, perché abbiamo due carriere diverse da cantautori. Quindi felicità a Sanremo è venire qua senza dover dimostrare niente a nessuno, alla fine dei giochi. E questa è la cosa che più mi è piaciuta".
Per due cantautori solisti com’è lavorare insieme?
Colombre: "Quando decidi di collaborare, e non lo fai per forza perché te l'hanno detto gli altri )cosa che mai avremmo fatto), è fondamentale mettere da parte l'ego, ascoltare l'altro, mettersi soprattutto in gioco per migliorarsi, per cercare di carpire dall'altro un qualcosa che possa far uscire una parte di te che magari ancora non avevi sviluppato, non avevi ancora messo in luce. La sfida era quella cosa là, di fare qualcosa che noi, nelle nostre rispettive carriere, non avevamo ancora fatto, perché se stai nella tua comfort zone perdi lucidità, è troppo stantia, come uno stagno pieno di melma. Cioè, pensa ai grandi maestri, tipo Bob Dylan: aveva cominciato in un certo modo, poi a un certo punto ha rivoluzionato non tanto le cose che aveva intorno ma se stesso. È sempre andato alla ricerca di qualcosa che per lui era il fuoco".
Maria Antonietta: "Meno ego e più visione generale nella vita è la cosa più efficace. Uscire dal proprio comfort è anche faticoso, ovviamente, non è solo idillio, però fa parte dell'onestà intellettuale di un artista, per me. Quando ti rendi la vita troppo facile di solito non è buono".
Veniamo ai vostri disegni. Quello di Giovanni si capisce benissimo, è una bicicletta per due, un tandem…
Colombre: "Però dietro la insegue un mostro, che è questa società che vuole, vuole imbruttirti".
Maria Antonietta invece ha disegnato un quadrato nero e attorno solo il foglio bianco.
Maria Antonietta: "È un omaggio a un quadro bellissimo di Malevič, che è appunto ‘Quadrato nero su fondo bianco', un'opera concettuale. Quella vera è incredibile, questa insomma… Però in realtà quel quadrato nero è tutto, no? È un'unità in cui non c'è distinzione e la felicità alla fine è questo, è un fatto potentissimo che non puoi descrivere, non puoi definire. Esiste e basta ed è evidente".
Colombre: "Alla fine se tu guardi questo foglio c'è molto più bianco che nero. Questo mi fa pensare alle sfaccettature delle cose, ai punti di vista diversi. Bisogna essere molto curiosi per capire le cose fino in fondo, altrimenti galleggi come le alici, che sono le prime a essere catturate perché lavorano in branco, si muovono in branco e vengono in superficie, essendo così catturate in maniera molto semplice. Invece i pesci, quelli più difficilmente catturabili, sono molto più in basso. Per prenderli ci vuole molta più fatica, molta più attenzione, più dedizione, più lavoro"