Le elezioni regionali in Abruzzo hanno confermato un trend già evidenziato dai sondaggi a livello nazionale: la Lega continua ad accrescere i suoi consensi, mentre il Movimento 5 Stelle arranca. Quello abruzzese era il primo test elettorale dopo il voto delle politiche del 4 marzo 2018. E i rapporti di forza all’interno del governo si sono completamente ribaltati, anche se si è trattato di un voto locale che non inciderà, probabilmente, sulla tenuta dell’esecutivo. Un’analisi condotta da Noto Sondaggi per Qn evidenzia i motivi che hanno portato alla sconfitta del Movimento 5 Stelle, i flussi di voto, nonché a cosa è dovuta la disaffezione nei confronti dei Cinque Stelle.

Partiamo dai risultati delle politiche del 4 marzo 2018. Il Movimento 5 Stelle raccolse il 32,7% dei voti, conquistando con ampio margine il ruolo di primo partito. La Lega si fermò al 17,7%. Oggi, stando ai sondaggi (ma anche a quanto avvenuto in Abruzzo) le cose sono completamente cambiate. Il M5s si attesta al 23%, perdendo quasi dieci punti in poco più di dieci mesi. La Lega arriva invece al 33%, aumentando del 15% i suoi consensi.

Gli elettori M5s

Il sondaggio evidenzia che il 60% degli elettori che hanno votato per il Movimento 5 Stelle alle politiche confermerebbe il suo voto. Ma il dato che preoccupa è che il 15% degli elettori di marzo voterebbe il centrosinistra, mentre il 20% darebbe ora la sua preferenza alla Lega. In sostanza, una parte degli elettori che i Cinque Stelle hanno conquistato a destra e a sinistra stanno tornando alle origini, votando come facevano in passato.

Un terzo degli elettori del M5s si dice deluso dalle politiche del governo guidato da Giuseppe Conte. Per il 30% i Cinque Stelle non stanno mantenendo le promesse, mentre il 38% dà un giudizio negativo sull’alleanza con la Lega. Andando poi a vedere i singoli provvedimenti, riscuotono successo, nell’elettorato grillino, il Decreto dignità (apprezzato dall’82%) e il reddito di cittadinanza (78%). Ma su altri provvedimenti il consenso è decisamente più basso, soprattutto sulle grandi opere. Regge, in attesa di una decisione definitiva, il posizionamento sulla Tav (apprezzato dal 55%), molto meno quello su Ilva (18%) e Tap (20%). La difficoltà di tenere insieme anime diverse, provenienti da destra e da sinistra, si sente soprattutto quando si va a discutere nel merito dei provvedimenti e delle posizioni del partito. Così è favorevole al reddito di cittadinanza soprattutto chi viene da sinistra, mentre vuole realizzare la Tav chi proviene da esperienze di destra.