“Marmellata italiana radioattiva”: a dirlo sono le autorità giapponesi
La marmellata italiana è radioattiva. A sostenerlo sono le autorità giapponesi, che hanno bloccato alla dogana tutte le confezioni di confettura ai mirtilli provenienti dall'Italia dopo il ritiro a Tokyo di oltre 5mila barattoli prodotti da un'azienda veneta, nella quale sarebbero stati riscontrati livelli di radioattività superiori ai limiti imposti dalla legge giapponese. Il Comune di Tokyo, infatti, ha rilevato la presenza di Cesio 137 pari a 140 becquerel (Bq) al chilogrammo (contro il tetto massimo consentito in Giappone di 100) in confezioni di marmellata biologica ai mirtilli neri prodotte dalla Rigoni di Asiago e importate dalla Mie Project. La notizia, riportata dal Sole 24 Ore, trova conferma anche sui quotidiani giapponesi. L'importatore ha affermato che i mirtilli utilizzati proverrebbero dalla Bulgaria e l'elevata radioattività potrebbe essere stata causata dall'incidente nucleare di Chernobyl in Ucraina nel 1986. Le autorità sanitarie metropolitane (Tokyo Metropolitan Institute of Public Health) hanno effettuato la rilevazione il 18 ottobre. Giova ricordare che i livelli di radioattività tollerati in Europa sono molto superiori di quelli in Giappone, quindi le marmellate in questione risultano perfettamente in norma nel nostro continente.
Rigoni di Asiago è stata interpellata dal Sole 24 Ore e al quotidiano finanziario ha risposto:
1) "I mirtilli neri biologici da noi utilizzati sono frutti selvatici di montagna".
2) " La Rigoni di Asiago svolge costantemente una attività di controllo della qualità su tutta la materia prima utilizzata, compresi i mirtilli neri".
3) "Tutti i nostri prodotti, compreso Fiordifrutta mirtilli neri, vengono costantemente sottoposti a una attività di vigilanza da parte delle Autorità sanitarie italiane e nel corso di questi controlli non si sono mai verificate non conformità nel prodotto messo in commercio".
4) Abbiamo effettuato ulteriori analisi su vari lotti di Fiordifrutta ai mirtilli neri e sono stati riscontrati valori ben al di sotto di 100 Bq/kg, ovvero valori di 5,8 e 7,9 Bq/kg".
5) "A seguito dell'incidente di Fukushima il governo giapponese ha modificato i limiti ammessi per il contenuto di cesio negli alimenti in modo ancora più cautelativo: se ora in Giappone il limite per i prodotti come il nostro è di 100 Bq/kg contro il precedente 500 Bq/kg, nell'Unione Europea questo limite è ben superiore, ossia di 1250 Bq/kg, mentre negli Stati Uniti è di 1200".