"Ho sentito Emanuele Dessì oggi, e abbiamo prima di tutto convenuto che è incensurato, non è un impresentabile, ma lui stesso ha convenuto con grande senso di responsabilità che continuare a farsi strumentalizzare per attaccare il M5S non ha senso, quindi mi ha dichiarato la sua volontà di fare un passo indietro e ha rinunciato alla sua candidatura e ha rinunciato alla sua eventuale elezione in Parlamento".

Con queste parole, il candidato alla Presidenza del Consiglio Luigi Di Maio, ha provato a chiudere il caso Dessì, relativo alla controversa posizione del candidato al Senato del MoVimento 5 Stelle nel listino proporzionale nel collegio Lazio 3. Dessì, ex consigliere comunale nel Comune di Frascati, è secondo in lista, dietro la senatrice uscente Elena Fattori ed è praticamente certo della sua elezione (almeno considerando i voti su cui sembra poter contare il MoVimento 5 Stelle in quel collegio). Da giorni è al centro di furiose polemiche per una serie di questioni di una certa rilevanza, ma è sempre stato difeso dai vertici grillini, in ragione del fatto che è incensurato e non ha incompatibilità con il nuovo statuto del MoVimento.

Qualche giorno fa, il consigliere regionale PD Eugenio Patanè ha diffuso un video in cui si vede Dessì partecipare a una iniziativa con Domenico Spada, detto Vulcano, esponente dell'omonimo clan, con una condanna a sette anni e mezzo per estorsione e usura: i due improvvisano una specie di balletto all'interno di una palestra. Dessì ha ricostruito la vicenda, respingendo al mittente le accuse e sottolineando il fatto che esistono foto dello stesso Vulcano con il ministro Delrio:

Successivamente, era emerso un altro "problema": l'affitto della casa popolare in cui Dessì vive. Stando a quanto ricostruito, tra gli altri, da Piazzapulita, sembra che l'ex consigliere comunale abbia in affitto una casa di proprietà dell'Ater, per la quale corrisponde un canone annuale di 93 euro, circa 8 euro al mese. Dessì si è difeso spiegando di non avere reddito, né auto, né conto in banca, dunque di potersi definire "povero". Da alcune verifiche, però, è emerso come abbia due incarichi in due diverse società: sarebbe amministratore unico di Nalia S.R.L. ed è membro del consiglio direttivo del Consorzio Internazionale Magnum Auxilium (CIMA), che si occupa di traslochi. Il suo reddito, in ogni caso, è pari a zero euro.

La terza questione, quella probabilmente più controversa, è relativa a un post sul suo profilo Facebook che risale all'ottobre del 2015. Dessì spiega che "per la terza volta" nella sua vita ha dovuto "menare a un ragazzo rumeno a seguito di offese gratuite nella sua lingua madre", con toni compiaciuti e soddisfatti.

Qual è il problema con Emanuele Dessì

Dopo le polemiche e i successivi chiarimenti, Di Maio ha preso in mano la situazione e ha annunciato "il passo indietro, la rinuncia alla candidatura e alla eventuale elezione in Parlamento" da parte di Dessì. Tecnicamente, però, quanto scrive Di Maio non è corretto, perché non è più possibile ritirare una candidatura dopo la consegna delle lista. Se non pervengono vizi di forma o eventuali motivi ostativi, infatti, le liste presentate ufficialmente dai partiti sono quelle definitive, dunque Dessì è e sarà ancora candidato alla carica di senatore.

Considerando poi che si tratta di una candidatura "blindata", per effetto della legge elettorale (non votata dai Cinque Stelle, per la verità), non sarà possibile nemmeno chiedere agli elettori di "non votare Dessì", a meno che non si chieda di non votare il MoVimento 5 Stelle agli elettori del collegio Lazio 3 al Senato. Votando 5 Stelle si vota anche per Dessì, che, essendo secondo in lista, ha ottime chance di diventare senatore.

Infine, c'è l'ultima questione. Una volta determinato il numero di eletti, il processo che porterà Dessì in Parlamento è, nei fatti, automatico. Il senatore potrebbe dimettersi successivamente, ma non è scontato che i suoi colleghi ne accettino le dimissioni (come accaduto più e più volte in questa legislatura, si veda il caso Vacciano). Anche perché, a dirla tutta, Dessì non è ineleggibile, non è incompatibile, non sembrano esserci motivi ostativi alla sua elezione.

In poche parole, perché mai Dessì non potrebbe essere senatore? Perché mai dovrebbe rinunciarvi?

Di Maio sostiene che la rinuncia servirà a evitare attacchi strumentali da parte di stampa e partiti al MoVimento. Ma la candidatura di Dessì è stata avallata dai militanti, lui potrebbe e forse dovrebbe difenderla. A meno che non la ritenga inopportuna, per motivi "politici" o culturali. Insomma, il leader 5 Stelle aveva due alternative: difendere la candidatura di Dessì o ammettere l'omesso controllo e dire che nel M5s non c'è spazio per chi si bulla di aver picchiato altre persone. Ha scelto la terza: parlare di una inesistente rinuncia alla candidatura e di una discutibile rinuncia all'elezione.