Si è tatuato il ponte Morandi di Genova spaccato a metà sulla sua gamba destra. Nella parte alta c’è un lampo che lo attraversa, poi la didascalia: “A volte basta un attimo per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare un attimo", citazione di Jim Morrison. Fabio Verace, 57enne di Lagaccio, ha voluto immortalare per sempre sulla sua pelle il viadotto del Polcevera dove è avvenuto la tragedia dello scorso 14 agosto. “Sarà per tutta la vita un ricordo, un brutto ricordo ma che mi fa sentire fortunato – spiega al Secolo XIXQuel giorno io sono rinato, come tutti i genovesi. Il mio tatuaggio è un gesto d'orgoglio, Genova deve rialzarsi e deve reagire. È importante che nessuno dimentichi”. Fabio quel giorno si trovava a Napoli e ha saputo della drammatica notizia al telefono dal padre. Ha cominciato a piangere: “Sembravo un bambino e tutti mi abbracciavano facendomi le condoglianze. Tornando a Genova in aereo, durante l'atterraggio, vidi il ponte spezzato dal finestrino e ancora non riuscivo a farmene capace. Poi decisi che quell'immagine l'avrei per sempre immortalata sulla mia pelle”.

L’autore del tatuaggio è Marco Firinu, 64 anni, primo artista ad aver aperto un negozio di tatuaggi nel capoluogo ligure, che ha postato la foto della sua ultima opera sui social network. “Ha ricevuto molti più like rispetto alla media degli altri tatuaggi che posto su internet – spiega il tatuatore nel suo studio di via San Siro – tantissime persone mi hanno scritto per complimentarsi e molte altre si sono prenotate per poter realizzare un tatuaggio simile”. Firinu ammette che mai prima di quel momento si era trovato a dover realizzare un'opera di tale carica di emotività: “Quando Fabio mi ha chiesto quel tatuaggio ho provato una forte emozione – confessa l'artista – il crollo del Morandi è stato un evento tragico per noi genovesi, c'è tutt'ora una sorta di spavento, di dolore che ci accompagna ogni giorno”. Marco ricorda la mattina del 14 agosto: “Io ci sono cresciuto in quel quartiere, ho visto quel ponte crescere dalle fondamenta e mi ha accompagnato per tutta l'adolescenza. Per me il ponte ha significato un cambiamento per Genova, ricordo quando la mattina suonavano le sirene delle fabbriche mentre il viadotto prendeva forma, era un'icona della mia gioventù della mia identità”.