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Trump perde tutto: l’America gli volta le spalle alle elezioni di Midterm

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Trump ha perso, nella notte non c'è stata un'onda blu ma uno tsunami che ha travolto la Casa Bianca e tutto il partito repubblicano.

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Alla vigilia del voto Donald Trump aveva chiesto agli americani di fingere che il suo nome fosse sulla scheda. Gli americani lo hanno preso in parola. Poi, a sconfitta consumata, il presidente ha scoperto che sulla scheda non c'era: «Non ero sulla scheda, se ci fossi stato avremmo vinto a valanga», ha scritto su Truth Social mentre le proiezioni consegnavano la Camera ai democratici. È lo stesso copione del 2018 e delle elezioni del 2024. Quando i repubblicani vincono è merito suo; quando perdono, lui non c'era.

Stavolta però la sconfitta non si archivia con un post. I democratici si prendono tutto il Congresso e Trump diventa il primo presidente in vent'anni a perdere entrambe le Camere a metà mandato. L'onda blu era annunciata, ma è arrivata più alta di quanto si osasse scrivere: il voto democratico era sottostimato, proprio negli Stati dove nessuno andava più a cercarlo.

Le roccaforti che non lo erano più

Il Texas ha fatto tripletta. James Talarico batte Ken Paxton e riporta un democratico al Senato per la prima volta dal 1988. Gina Hinojosa manda a casa Greg Abbott, governatore da tre mandati, e diventa la prima governatrice latina dello Stato, la prima democratica da quando Ann Richards perse nel 1994. E la procura generale, la poltrona da cui Paxton ha condotto le sue crociate, passa al democratico Nathan Johnson. È lo stesso Texas che nel 2025 Trump aveva fatto ridisegnare per garantirsi almeno cinque seggi in più alla Camera. Le mappe si possono ridisegnare; gli elettori no.

Il Kansas non mandava un democratico al Senato dal 1932: la serie più lunga di vittorie di un solo partito nella storia del Senato americano. L'ha interrotta Adam Hamilton, pastore della più grande congregazione metodista del Paese, contro il senatore uscente Roger Marshall, con un margine vicino ai dieci punti. Trump e Vance erano andati in Kansas due volte ciascuno per sostenere Marshall. Forse sarebbe stato meglio restare a Washington.

In Ohio Amy Acton, la direttrice della sanità pubblica dei mesi del Covid, batte Vivek Ramaswamy e diventa la prima donna eletta governatrice e la prima democratica in vent'anni, nonostante oltre cento milioni di dollari spesi contro di lei. Ha vinto anche parlando di data center: farli pagare il giusto, mettere dei paletti. Gli elettori le hanno dato ragione due volte, bocciando i nuovi impianti in tutti i referendum locali. Sherrod Brown, intanto, si riprende un seggio al Senato battendo Jon Husted. L'intelligenza artificiale non è più un tema da convegno: è la bolletta della luce, l'acqua per raffreddare i server, il capannone che spunta accanto a casa.

Il carrello della spesa batte la Casa Bianca dorata

Il resto lo spiega il costo della vita. La guerra con l'Iran ha lasciato prezzi alti e benzina cara, e un presidente che ha passato due anni a occuparsi del mondo, tra offensive all'estero e un leader straniero prelevato con la forza, ha perso di vista il supermercato sotto casa. Fino all'ultimo giorno: la mattina del voto ha annunciato a Fox News la fine dei 4 miliardi annui di aiuti militari a Israele, e nella stessa intervista ha scherzato che, se gli americani si stancassero di lui, potrebbe trasferirsi lì e fare il primo ministro, visto che, sostiene, in Israele lo approva il 99%. Un sondaggio del Jewish People Policy Institute dice che appena il 10% degli israeliani ha grande fiducia in lui. Ma la battuta, pronunciata mentre gli americani erano in fila ai seggi, dice molto su dove abbia la testa e su quali siano le sue priorità.

Poi c'è l'oro. Mentre le famiglie contavano gli spiccioli alla cassa, la Casa Bianca perdeva l'East Wing per far posto a una sala da ballo, il Giardino delle Rose finiva pavimentato e lo Studio Ovale si riempiva di dorature. Obama, a Cleveland, ha detto che Trump l'ha resa simile a una Cheesecake Factory aperta da Saddam Hussein. Trump ha risposto che quella battuta dimostra perché Obama sia stato un pessimo presidente. Ma l'immagine è passata: una Versailles a stelle e strisce, con la stessa distanza tra la reggia e il popolo.
Ad inizio spoglio alla Casa Bianca c'è stato un banchetto per lo staff a base di cheesecake, segno di quanto Trump soffra ancora Obama e il suo giudizio.

E stavolta la guerra culturale non ha funzionato. Nessuna crociata sui diritti LGBTQ è riuscita a mobilitare, e la stagione anticomunista, dalla "settimana dell'anticomunismo" ai comizi in cui il comunismo diventava una minaccia più grave dell'11 settembre, ha parlato solo a chi era già convinto. Agli indipendenti e ai giovani, che la Guerra fredda l'hanno studiata sui libri, non ha detto niente.

I latinos e la memoria di Minneapolis

Il dato politicamente più pesante arriva dai latinos. Nel 2024 avevano spostato a destra pezzi interi di Texas e Florida, e i repubblicani avevano costruito su quello la loro strategia, distretti nuovi compresi. Ieri, secondo l'exit poll di NBC, il 60% ha votato per i candidati democratici alla Camera, contro il 51% che aveva scelto Harris due anni fa; tra gli uomini latini il salto è dal 44 al 55%. Hanno pesato l'economia e i prezzi, prima di tutto. Ma ha pesato anche l'ICE: quasi un latino su tre, raccontavano i sondaggi d'autunno, ha preso l'abitudine di uscire con i documenti in tasca, e più di uno su quattro conosce qualcuno fermato o espulso.

Minneapolis, città democratica da sempre, ha votato come vota chi ha la memoria fresca. Le retate e i morti per strada non sono un ricordo lontano, e alle urne non lo sono stati. Nella capitale del Minnesota i voti democratici sono stati oltre il 70%, una vittoria totale.

Accetterà davvero i risultati?

Nella notte Trump ha fatto sapere di accettare i risultati e di essere pronto a collaborare. È una frase da registrare, e da mettere accanto all'altra, quella sulla scheda senza il suo nome. Accettare un risultato è facile quando lo si legge come la sconfitta di qualcun altro. Più difficile sarà accettare ciò che comporta: da gennaio un Congresso che può indagare, bloccare, chiedere conto. Nei mesi scorsi era stato lui stesso a dire ai deputati repubblicani che, perdendo, i democratici avrebbero trovato un motivo per l'impeachment.

La vera prova non è la notte elettorale. Sono i due anni che cominciano adesso.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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