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Ormai lo schema è chiaro. Quando i conti non tornano, quando la benzina resta sopra i due euro al litro e la manovra non promette granché, il governo sposta l'attenzione da un'altra parte.
Questa settimana tocca a una giudice di Milano, Tiziana Landoni, rea di aver letto le carte e scritto sull'ordinanza che lì dentro non c'era abbastanza per tenere in carcere Youssef Siher.
Bastava leggere le carte
Partiamo da una premessa: qui non si tratta di difendere Siher. Ha espresso posizioni con le quali possiamo non essere d'accordo, con toni che la stessa giudice definisce aspri e volgari. Ma in carcere non ci si va per le opinioni.
Nell'ordinanza la giudice scrive che nei messaggi di Siher non c'è mai un invito alla violenza: si parla di proteste e di disobbedienza civile, non di reati. Mancano quindi i gravi indizi che servono per arrestare qualcuno. C'è poi un dettaglio importante: il canale "Movimento 17 ottobre" è nato dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre, non prima. Le indagini comunque vanno avanti, nessuno è stato assolto.
Lo dicevano già prima della giudice, e non solo il Fatto o il manifesto. Giuliano Ferrara, sul Foglio, ci scherzava sopra: altro che stratega della rivolta. E il Foglio ha titolato in prima pagina sul "nulla" contro Siher. Nicola Porro conduttore di Rete 4 ha scritto da garantista che uno Stato che arresta qualcuno per un'opinione, anche la peggiore, non è più un paese libero.
Se anche giornalisti vicini alla destra ti dicono che l'accusa non sta in piedi, forse il problema non è la giudice.
La toga "pro Pal"
Meloni ha fatto un video sui social e ha definito la decisione "vergognosa". Poi è partito il resto. Il Giornale ha scoperto che la giudice aveva firmato un appello di giuristi per Gaza, e da Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia è partito l'attacco alla toga "pro Pal".
Ma firmare un appello per Gaza non è un reato, e non dimostra che un giudice sia di parte. Il Tribunale di Milano ha risposto che quelle dichiarazioni sono irricevibili, l'Anm ha parlato di attacco scomposto.
In conferenza stampa, dopo il Consiglio dei ministri sulla manovra, un giornalista ha fatto notare a Meloni che il canale di Siher era nato dopo gli scontri. Lei ha risposto di aver sbagliato un tempo verbale. Ma quando è la presidente del Consiglio ad accusare qualcuno, anche un tempo verbale conta.
A una giornalista che le chiedeva se credesse nello Stato di diritto, ha risposto chiedendole se ci credesse lei. Una battuta per chiudere la questione.
Il silenzio su Bologna
Adesso mettiamo accanto a tutto questo un'altra storia. Il 19 luglio, al Pilastro di Bologna, Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto durante un fermo di polizia. Era a terra e chiedeva aiuto. La Procura indaga sui due agenti e sui soccorritori del 118.
Nella perizia ci sono le frasi registrate dalla bodycam di uno dei poliziotti. Una su tutte: "È schiattato, ah". Uno dei due agenti, tramite il suo avvocato, ha detto che sono frasi inaccettabili e si è scusato con la famiglia.
Nessuno chiede a Meloni di fare il processo: lo farà la magistratura, la stessa che oggi viene attaccata. Le si chiede di usare lo stesso metro. Lo stesso video, la stessa indignazione. E invece da Palazzo Chigi su quelle frasi non abbiamo sentito niente di simile.
Meloni dice che lo Stato di diritto serve a difendere la gente perbene. Questo vale anche quando a sbagliare è qualcuno in divisa.
Il pieno di benzina e la manovra
Intanto, a fare il pieno, i conti non tornano. Per tutto ottobre la verde self è rimasta sopra i 2 euro al litro, il gasolio intorno a 2,25. E il 5 ottobre è scaduto il taglio delle accise sul diesel.
La manovra vale circa 26 miliardi: conferma le misure in scadenza e alza a 55mila euro la soglia del secondo scaglione Irpef. Il governo la presenta come un aiuto al ceto medio. Ma l'Ufficio parlamentare di bilancio prevede per il 2027 una crescita dello 0,6%, con i soldi del Pnrr che finiscono e gli investimenti che rallentano.
Insomma, non è una manovra che rilancia il paese. Tiene in piedi quello che c'è, e poco più.
Il nemico di turno
Ecco perché il video contro la giudice. Sulla sicurezza il governo sa di poter vincere la discussione, anche quando i fatti non gli danno ragione. Basta trovare un nemico: l'attivista, la giudice che firma appelli, la magistratura che non difenderebbe le persone perbene.
Il problema è che un nemico non abbassa il prezzo della benzina e non fa crescere l'economia. Serve solo a cambiare discorso. E stavolta, a leggere le carte, non c'erano solo gli avversari del governo. C'erano anche i suoi amici.
E se perfino loro ti dicono che hai torto, prendertela con la giudice non ti dà ragione.