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Meloni ci ripensa sul riarmo. Questo è il più grande segnale del declino di Trump che potevamo avere in Europa e un segnale politico interno importante: è partita la campagna elettorale e Fratelli d'Italia dovrà rincorrere Lega e Vannacci fino al momento del voto.
I burocrati di Bruxelles e la campagna elettorale
Ebbene si, Giorgia Meloni ha scelto di non accedere al fondo di prestiti in deroga al Patto di stabilità europeo per il riarmo, nonostante l'Italia avesse prenotato circa 15 miliardi di euro, ovvero la metà dei soldi investiti nell'ultima finanziaria.
C'era stato un caso politico la scorsa settimana: la Lega aveva presentato un emendamento che chiedeva esattamente questo e da Palazzo Chigi aveva subito fatto ritirare la proposto dei salviniani. Oggi invece Meloni cambia idea e ufficialmente Palazzo Chigi parlerà della crisi energetica e di un braccio di ferro con la Commissione per chiedere la deroga al Patto di stabilità anche su quel tema.
Non è un caso che due giorni fa all'assemblea di Confindustria la Presidente del Consiglio sia tornata nella versione "di lotta", come se fosse all'opposizione di se stessa e soprattutto di Bruxelles, tirando fuori dal cilindro la vecchia accusa buona per tutte le stagioni: i burocrati europei frenano la nostra crescita.
Il declino del trumpismo e la crisi di Hormuz
Quello che è accaduto però è che Trump non è più il faro di Meloni, la pontiera si è trasformata in traditrice (parole di Trump) e dopo il referendum ha mollato il presidente USA. Oggi chi correrebbe per partecipare al Board of Peace? Sembra passata una vita dalla foto di Sharm el Sheik dello scorso ottobre, quando il mondo voleva stare più vicino possibile allo stesso Trump.
In mezzo ci sono l'ICE a Minneapolis, la guerra in Ucraina che doveva finire in una settimana che torna più attiva che mai, il sequestro di Maduro in Venezuela, le minacce alla Groenlandia, l'attacco all'Iran e il mondo che scivola nel baratro per il blocco di Hormuz.
Oggi davvero qualcuno vuole essere alleato di Trump?
Rincorrere Vannacci
Sarà una lunga campagna elettorale, questo è certo. Meloni come tutti i leader guarda i sondaggi e sa che Futuro Nazionale sta logorando la Lega ma che attinge anche al suo elettorato, di quei duri e puri nostalgici del fascismo delusi da un governo stabile ma, secondo loro, troppo timido su molti temi.
Le elezioni si avvicinano, potrebbe mancare un anno come pochi mesi, e Meloni sa che quel 4% di Futuro Nazionale rischia di essere decisivo per perdere le elezioni. Così prova a forzare sulla legge elettorale in parlamento e torna ad essere la leader dell'opposizione fuori, facendo opposizione a se stessa.
Sarà una lunga campagna elettorale, piena di colpi di scena e rincorse a destra.
Salvini rincorre Vannacci e Meloni rincorre Salvini.
Intanto Marina Berlusconi tesse la tela per il post voto, in caso di sconfitta.