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Mattarella ha messo uno stop a Meloni: la scuola è di tutti.
Un monito molto chiaro del Presidente della Repubblica che ricorda al governo che l'istruzione è un diritto fondamentale e non può essere usata per la propaganda. Ma a questo voglio aggiungere un ragionamento: siamo al 22 di settembre. La scuola italiana non ha ancora gli insegnanti in ogni ordine e grado; molto spesso l'orario è ancora ridotto a causa delle mancate assegnazioni di cattedra. Ogni anno è così, come se la scuola iniziasse all'improvviso, come se non ci fossero 2 mesi e mezzo per organizzarsi.
Se poi dovessimo parlare delle strutture scolastiche dovremmo avviare una grande opera nazionale: metterle in sicurezza dal cambiamento climatico e dal caldo estremo per dare l'opportunità di studiare sereni.
Italiani senza cittadinanza
Eppure il problema per Giorgia Meloni sono gli studenti stranieri, che sul totale del territorio nazionale sono circa l'11%, ma si concentrano soprattutto al Nord e in alcune regioni dove ovviamente la presenza di persone straniere è maggiore.
C'è da dire un'altra cosa: le cosiddette seconde generazioni, ovvero i figli dei migranti arrivati in Italia, vengono trattati come stranieri perché manca una legge sulla cittadinanza che consenta loro di avere il passaporto italiano pur nascendo e crescendo qui, nonostante di fatto siano italiani a tutti gli effetti. Visto che sono nati e cresciuti nel nostro Paese, e qui hanno frequentato le scuole, ancora oggi subiscono lo stigma sociale. A loro si dedica non solo il soprannome "Maranza", ma anche un decreto sicurezza ad hoc.
La marginalità sociale è un problema e nessuno può negarlo; il tema è capire come affrontarlo. Se davvero pensiamo che la repressione nei quartieri e la ghettizzazione nelle scuole possano essere una soluzione, abbiamo sbagliato completamente tutto. Se invece pensiamo di investire nella scuola e sulla cittadinanza, e quindi sulla partecipazione alla società e al dibattito pubblico, fino ad arrivare al voto per questi ragazzi e ragazze, la prospettiva cambia.
L'Italia che non esiste sognata da Meloni e Vannacci
È difficile immaginare che la società possa tornare indietro come vorrebbero Meloni, Vannacci o Salvini. Basta guardare la Nazionale di calcio, dove tantissimi ragazzi sono nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, esattamente come avviene in molti altri settori. Il punto è che nello sport ci si fa strada in base alle proprie capacità, soprattutto fisiche, mentre nella società gli stranieri continuano a restare marginalizzati, esattamente come i loro genitori.
L'ascensore sociale è bloccato non solo per loro, ma per tutti, ormai da decenni. Di conseguenza chi è ricco e ricopre ruoli dirigenziali lascerà ai propri figli in eredità non solo le case o un capitale, ma anche la propria posizione sociale, mentre chi oggi fa fatica ad arrivare a fine mese ne farà sempre di più, compresi i suoi figli, stranieri o meno.
Questo è il tema che dovremmo affrontare oggi: le disuguaglianze che aumentano giorno dopo giorno, con una ricchezza sempre più concentrata in pochissime mani, le stesse che possono mandare i figli nelle scuole private dove non ci sono problemi di didattica o nell'edilizia scolastica.