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L'omicidio di Rogoredo dello scorso 26 gennaio rientra in quella categoria di fatti di cronaca che la politica trasforma immediatamente in terreno di scontro ideologico. Nelle ore successive alla nota della Questura di Milano, il quadro appariva lineare: un agente di polizia aveva esploso un colpo letale contro un cittadino straniero, presunto spacciatore, reagendo a una minaccia armata. La narrazione della legittima difesa è stata istantaneamente adottata dai vertici governativi.
Il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto con tempestività sulla vicenda, confermando una tendenza a occuparsi di ordine pubblico e politica interna superiore all'attenzione rivolta ai problemi infrastrutturali della rete ferroviaria nazionale. Sulla stessa linea si è posizionato il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Entrambi hanno espresso certezza assoluta circa la correttezza dell'operato dell'agente, ipotizzando addirittura una raccolta fondi per le spese legali.
Nei giorni seguenti, il dibattito si è spostato sull'opportunità di introdurre uno scudo penale per le forze dell'ordine durante il servizio. Questa è stata una forzatura del governo. Tuttavia, l'evoluzione dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Milano ha ribaltato il paradigma iniziale. Secondo i magistrati e il Questore, non solo non sussisterebbe la legittima difesa, ma l'indagine ha svelato un sistema corruttivo e violento: l'agente avrebbe preteso denaro e cocaina dagli spacciatori di Rogoredo, esercitando sistematiche violenze sui tossicodipendenti, talvolta utilizzando un martello.
L'uso della formula "lasciare che la giustizia faccia il suo corso" avrebbe evitato l'esposizione politica a errori di valutazione così macroscopici. Eppure, nell'attuale ecosistema comunicativo, i tempi del diritto sono percepiti come un intralcio. Si preferisce celebrare processi sommari sui social network o tentare di depotenziare la magistratura attraverso riforme che depotenziano la magistratura.
Esaurita la fase della difesa d'ufficio, è iniziata la retorica della "mela marcia". Resta però da stabilire quante unità ne possa contenere un cesto prima che il problema diventi sistemico. Questo non è un caso isolato e oggi Scanner parte da qui.