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La discussione sullo scudo antimissile europeo sta ricalcando lo stesso identico copione che vediamo dall'inizio della guerra all'Ucraina.
C'è una spinta emotiva fortissima, alimentata dalla paura, ma dietro si nasconde la solita, enorme speculazione industriale.
L'idea di blindare i cieli dell'Europa viene presentata come una scelta tecnica inevitabile, l'unica soluzione per garantire la sicurezza del continente. Ma la sicurezza non è mai un fatto tecnico, è una scelta politica.
Ragioniamo insieme. L'investimento miliardario in sistemi di intercettazione non è una misura di protezione neutra. Questa è un'accelerazione della corsa al riarmo che risponde a dinamiche di profitto dei grandi gruppi della difesa, più che a una reale strategia di stabilizzazione. Se accettiamo l'idea che la sicurezza si compri solo ammassando armi, stiamo politicamente abdicando al ruolo dell'Unione Europea, trasformandola da progetto di pace a consorzio militare. Basta vedere chi era presente alla riunione in Francia che ha deciso realizzazione dello scudo missilistico: tutte le imprese belliche europee.
Pensare di risolvere la vulnerabilità geopolitica accumulando batterie di missili significa confondere la conseguenza con la causa, alimentando una spirale di tensione di cui non si vede la fine.
Ottimizzare invece di accumulare
Il problema principale dei 27 Paesi membri non è che spendiamo poco, ma che spendiamo male a causa della nostra frammentazione politica. Attualmente i bilanci della difesa dei singoli Stati sommano cifre enormi, che però vengono disperse in ventisette catene di comando diverse, doppioni tecnologici e standard d'arma che non si parlano.
Invece di avviare nuovi programmi di acquisto miliardari per lo scudo aereo, la priorità deve essere l'ottimizzazione logistica dell'esistente.
Serve una reale integrazione dei sistemi di difesa attuali per eliminare le inefficienze strutturali.
Pensateci: se l'Europa decidesse di unificare i protocolli di comunicazione e coordinare i radar già attivi sul territorio, otterrebbe una capacità di deterrenza reale senza spendere un solo euro in più in nuovi armamenti. Ma per fare questo serve una scelta politica forte, che tolga sovranità ai singoli Stati e metta un freno alle lobby industriali nazionali. La vera efficienza si ottiene con la razionalizzazione interna, non aumentando i profitti dei produttori di armi.
La nuova guerra si combatte con i droni
Russia, Ucraina e Iran ce lo hanno dimostrato: la guerra oggi si combatte a distanza e con pochi soldi. I russi sono stati i primi a utilizzare i droni iraniani in Ucraina, colpendo con grande facilità. Quegli stessi droni hanno dato una lezione bellica agli Stati Uniti nella prima fase della guerra contro il regime iraniano: l'esercito USA era costretto a sparare missili antiaerei che costano milioni di dollari per abbattere un drone da 20.000 euro e spesso, visto che venivano lanciati in massa, alcuni passavano e colpivano.
Lo stesso è avvenuto in Israele, dove le città sono state sotto assedio per settimane nonostante la famigerata cupola antimissile dello Stato ebraico.
Gli ucraini in queste settimane stanno colpendo con droni le raffinerie russe spingendosi fino alle porte di Mosca, la tecnologia oggi è talmente avanzata che pensare solo ai missili balistici è un'assurdità.
La via d'uscita diplomatica
Nessuno scudo antimissile, per quanto tecnologicamente avanzato, sarà mai impenetrabile al 100% e, soprattutto, nessuna infrastruttura militare può sostituire una soluzione politica. L'unica vera garanzia di sicurezza per i cittadini europei è la fine delle ostilità ai confini orientali.
L'Unione Europea deve smettere di agire come un attore puramente logistico e burocratico e deve assumersi la responsabilità di una proposta diplomatica strutturata per la fine della guerra con la Russia. Questo percorso richiede passaggi chiari:
– L'apertura di un tavolo negoziale che metta al centro i territori contesi e la sovranità degli stessi.
– La definizione di un nuovo accordo quadro sulla sicurezza europea, che superi la logica dei blocchi contrapposti.
Trattare con Putin non è semplice e facile ma gli oltranzisti europei sono gli stessi che non hanno mosso un dito contro Israele, votando contro le sanzioni ai coloni e al governo, lasciando occupare e sterminare la terra di Palestina e il suo popolo. La politica e le trattative non sono semplici ma a volte richiedono uno sforzo, soprattutto se in ballo c'è la pace.
Ragioniamo ancora insieme: fino a quando l'Europa non utilizzerà il proprio peso politico per imporre un negoziato basato sul mutuo riconoscimento delle garanzie di sicurezza, lo scudo antimissile rimarrà solo una toppa costosa, pericolosa e parziale.
La pace non è un'utopia ingenua, è il calcolo politico più realistico che possiamo fare. E si pianifica con la diplomazia, non con i contratti di fornitura militare.
Oggi Scanner parte da qui.