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Gli Stati Uniti hanno bombardato l'Iran nella notte.
Ottanta siti sono stati colpiti in risposta agli attacchi iraniani alle navi nello stretto di Hormuz di poche ore prima. I Pasdaran minacciano una risposta "dura" mentre il Kuwait dichiara che risponderà a qualsiasi attacco aereo. Insomma, la guerra è ripresa.
Che questa non fosse finita era chiaro; le trattative in stallo erano solo la conferma che la diplomazia era ancora distante dal poter mettere d'accordo le volontà di Trump e quelle del regime iraniano.
Lo stretto di Hormuz e i pedaggi sono tra i punti chiave, tanto che l'Iran ha annunciato un accordo con l'Oman per la gestione dello stretto, cosa mai avvenuta in precedenza.
Trump vuole una vittoria nonostante i 14 punti dell'accordo di tregua fossero una resa che prevede anche i risarcimenti per i danni di guerra. Netanyahu vuole la guerra più di lui e lo spinge a non fermarsi, tenendo aperto il fronte libanese con Hezbollah.
Tutto questo mentre si apre il vertice NATO, dove si parla solo di vendita di armi da parte degli USA e Trump ha deciso che gli europei non servono più, mentre la Turchia può essere un ottimo partner. D'altronde il presidente statunitense è attirato dagli autocrati ed Erdogan è perfetto per lui.
Mentre la guerra nel golfo Persico si riaccende, quella in Ucraina si infiamma, la crisi del petrolio torna ad essere protagonista nel mondo e noi ci riarmiamo, c'è da chiedersi se davvero questa debba essere la nostra nuova normalità.
Oggi Scanner parte da qui.