Albero Perozzi è un insegnante nato il 26 novembre 1955. Per poco più di un mese, non potrà ricevere il vaccino AstraZeneca destinato al personale scolastico under 65, rimanendo così senza copertura. "Provo un senso di disagio e di amarezza – spiega Alberto ai microfoni di Fanpage.it – che colpa ne abbiamo se siamo nati un mese dopo e siamo costretti a lavorare fino a 67 anni? È una situazione che non riesco a capire, devono trovare assolutamente un rimedio. Io compio 67 anni a novembre, per un mese di differenza non riesco a farmi qualcosa utile non solo per la salute, ma anche da un punto di vista psicologico". Sono circa 4mila i docenti nel Lazio esclusi da questa campagna vaccinale. AstraZeneca, infatti, è il vaccino riservato alla fascia di età 18 – 65. E gli insegnanti con un'età superiore e prossimi alla pensione non vi rientrano, anche se forse sono quelli più a rischio.

"Non voglio togliere il vaccino a qualcuno, ma serve soluzione"

"Non voglio togliere il vaccino a un anziano o a una persona con patologie – spiega Alberto – ma se si è scelto di vaccinare una categoria lavorativa bisogna comprendere tutti senza lasciare fuori nessuno". Alberto ha raccontato che alcuni colleghi con patologie non saranno vaccinati ora con AstraZeneca: un problema, dato il rischio maggiore di aggravarsi nel caso prendessero il coronavirus. Al momento per loro non c'è nessuna soluzione, anche se chiedono che il loro problema venga al più presto preso in carica dalle autorità competenti.

Cominciata il 22 febbraio la vaccinazione degli insegnanti

Le vaccinazioni per i docenti sono cominciate il 22 febbraio. Quella degli insegnanti è una delle categorie esposte al rischio di contagio in quanto trascorrono le ore di lezione nelle aule con bambini e ragazzi. E, date le chiusure di molti istituti causa covid nelle ultime settimane, è un passo necessario per la riapertura delle scuole in sicurezza. C'è però il problema del calo della fornitura delle dosi, 9mila in meno rispetto a quanto concordato. "Speriamo che la situazione cambi, perché questo ci mette in seria difficoltà – ha dichiarato l'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato – A oggi non ne abbiamo a sufficienza per agire con la produttività massima".