Torture a Casal del Marmo: cellulari, droga e alcol circolavano nel carcere minorile grazie agli agenti

Non c'erano solo le violenze e le torture, fatte di notte o in angoli dove le telecamere di videosorveglianza non arrivavano, nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma. Nell'istituto da tempo si avvertiva un clima di "tensione permanente", come descritto dal garante regionale per i diritti dei detenuti Stefano Anastasìa, e, secondo quanto raccolto dagli inquirenti, circolavano fra i reparti telefoni cellulari, alcol e sostanze stupefacenti. Inoltre, i testimoni sentiti dalla procura riportano che in molti casi droga e dispositivi vietati erano portati dentro il carcere proprio dagli agenti.
Come riporta Repubblica, i nuovi sviluppi hanno portato il pubblico ministero Stefano Opilio ad aprire un altro fascicolo d'inchiesta. Resta quello curato da Rosalia Affinito, nel quale sono iscritti dieci agenti della polizia penitenziaria. Due sono accusati di tortura per aver pestato un detenuto e averlo ferito ai testicoli mentre minacciavano di tagliarglieli. Cinque sono indagati solo per lesioni personali in concorso e aggravate, mentre tre per falso ideologico, avendo scritto nei verbali di essere stati aggrediti e di aver risposto con "un dispositivo di contenimento per eliminare la resistenza", si legge nelle carte.
Queste persecuzioni nei confronti di almeno tredici giovani dai 15 ai 19 anni, sarebbero solo una parte delle continue violazioni che andavano in scena nell'istituto di Casal del Marmo. I racconti di garanti, assistenti sociali e personale religioso dipingono un luogo dove le regole erano saltate sia per i detenuti che per gli agenti, descritti come fuori controllo, esagitati, con pupille dilatate. I ragazzi avrebbero costruito armi rudimentali con quello che trovavano in giro – lamette, stecche da biliardo, gambe dei tavoli – ma i poliziotti avrebbero fatto finta di non vederle. Ma fra le pareti e le sbarre si sarebbe creato una sorta di scambio, con i giovani detenuti che fornivano cocaina agli agenti in cambio di superalcolici o hashish.
E poi ancora sesso senza controllo, con anche degli assistenti che avrebbero avuto rapporti davanti ai ragazzi, insulti razzisti e i continui pestaggi. In alcuni casi sarebbero state organizzate delle spedizioni punitive, con gli agenti che entravano nelle celle in assetto antisommossa. Le botte arrivavano anche in infermeria, distraendo la dottoressa e colpendo con ginocchiate nelle costole o con tentativi di soffocamento. Una situazione infernale quella che emerge dalle testimonianze. Ora toccherà ai pm farsi strada in una moltitudine di racconti dell'orrore per arrivare alla verità. Intanto i dieci agenti indagati sono stati trasferiti e cinque di loro sarebbero a rischio sospensione.