Torturato nel B&b di Trastevere, Bruzzone: “Non gelosia, ma risultato della cultura del possesso”

"Non una storia di gelosia, ma di cultura patriarcale del possesso nella sua forma più tossica". Così la criminologa Roberta Bruzzone commenta a Fanpage.it il sequestro, il pestaggio e la tortura di cui è stato vittima lo scorso 14 ottobre un 22enne in un b&b di Roma e per cui sono tre giovani sono indagati, a vario titolo, di sequestro di persona, tortura e rapina aggravata. "Da quello che emergerebbe dalle informazioni disponibili, abbiamo una sorta di vendetta. Questo ragazzo avrebbe osato avvicinarsi alla donna dell'altro ragazzo", aggiunge Bruzzone. "Ancora una volta assistiamo a una dimensione distorta che riguarda giovanissimi, nella quale la relazione si basa sul possesso e la partner viene vissuta non come una persona libera, ma come un'estensione del proprio ego. A quel punto chi osa sfidare quel potere diventa un bersaglio".
Sequestrano e torturano un 22enne a Trastevere
Secondo l’accusa, Xhensila Hoxha, 28 anni, attrice col nome d'arte di Jenny Matai, avrebbe fatto arrivare il 22enne in un b&b di vicolo del Bologna, a Trastevere, con la scusa di chiarire una vicenda sentimentale. Una volta nella stanza, lo avrebbe convinto a registrare un audio compromettente, che la ragazza ha poi girato al suo compagno, Luigi Augusto Bellini, cantante di 24 anni conosciuto con il nome d'arte di Solø. Poco dopo sarebbero entrati Bellini e altri amici, chiudendo la porta e bloccando il ragazzo, che sarebbe stato colpito per circa due ore con pugni, calci e una catena. Dopodiché gli avrebbero anche preso i pochi soldi che aveva con sé.
Bruzzone: "Mi ha ricordato l'omcidio di Ismaele Lulli"
"Mi ha fatto tornare alla mente un omicidio brutalissimo di cui mi occupai qualche anno fa, quello di Ismaele Lulli", commenta Roberta Bruzzone tornando indietro con la memoria a un caso che ebbe un finale più tragico. Il 17enne Ismaele Lulli fu ucciso nel 2015 a Sant'Angelo in Vado, nelle Marche, da due coetanei. "Anche lì c'era una sorta di punizione e la fidanzata di uno dei due assassini collaborò per attirarlo in trappola, con una dinamica molto simile a quella che sarebbe prospettata anche in questa vicenda. Anche qui abbiamo una sorta di vendetta. Questo ragazzo avrebbe osato avvicinarsi alla donna dell'altro ragazzo, e le sevizie sarebbero state finalizzate a infliggere una punizione esemplare. Almeno questo è quello che emerge dalle informazioni disponibili al momento, che hanno comunque portato all'emissione di misure cautelari. Non stiamo parlando di qualcosa che sia privo di un fumus iniziale".
"Lei identificata con il sistema che la considera un oggetto"
Due storie diverse che sarebbero la manifestazione di un humus culturale marcio in cui crescono uomini e donne. Secondo Bruzzone, infatti, Hoxha emergerebbe come "parte integrante di un sistema che non solo la considera oggetto di possesso, ma addirittura le dà un'identità in quella dimensione. Un'identità che lei rivendicherebbe partecipando a questa spedizione punitiva". L'assunzione di questo ruolo porterebbe, sostiene la criminologa, a una sorta di cecità rispetto al quadro complessivo dei rapporti personali e delle dinamiche di potere. "Paradossalmente è vittima di quella stessa situazione, ma probabilmente non se ne rende neanche conto, perché è talmente intrisa di questo tipo di logica. È questo l'aspetto che francamente mi colpisce di più: ancora una volta una donna, inserita in un sistema che la trasforma in un oggetto, si rende parte attiva nel punire chi cerca di violare quel sistema". Per Hoxha e Bellini, la giudice per le indagini preliminari Emanuela Attura ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Mentre un terzo indagato è sottoposto all'obbligo di presentarsi in caserma.
L'umiliazione per ristabilire una condizione di potere
Oltre ai calci, ai pugni che hanno provocato la rottura dell'orbita sinistra al 22enne, e alle frustate eseguite con una catena, gli aggressori avrebbero anche versato della birra addosso alla loro vittima, mentre lo insultavano per umiliarlo. "Quella è la vera firma comportamentale – spiega Bruzzone -. L'umiliazione serve a riprendersi il potere che la vittima avrebbe tentato di violare o di sfidare. È il modo attraverso cui questi soggetti lavano via la vergogna di essersi sentiti sfidati. Per ripristinare una condizione di potere, di asimmetria, non mi limito a punirti: devo trasformarti in un oggetto sul quale esercitare un potere assoluto".
Contestato il reato di tortura, Bruzzone: "Mette i brividi"
I tre sono accusati anche di tortura, reato introdotto nel Codice Penale nel 2017 e che molto raramente viene contestato a privati cittadini. "Immaginiamo che cosa deve essere successo là dentro. Per poter contestare il reato di tortura vuol dire che quel ragazzo era ridotto veramente in condizioni terribili", commenta Bruzzone. La gip parla di "particolare crudeltà" e di "soddisfacimento di un istinto sadico", si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. "Vedere questo reato contestato a dei ragazzi giovanissimi mette i brividi – sottolinea Bruzzone, che ha lavorato su alcuni dei casi di cronaca nera più noti degli ultimi anni di storia italiana -. Abbiamo spostato ancora una volta il paletto più in là, il confine dell'abominio sempre un po' più verso l'inferno. Ogni volta pensiamo di aver toccato il fondo, invece il baratro è ancora più profondo".
Eppure questa storia non si è conclusa come quella di Ismaele Lulli. Il 22enne ha approfittato di un momento di distrazione dei suoi carcerieri per fuggire e contattare amici e familiari che lo hanno poi accompagnato al Policlinico Gemelli. "È un miracolo che questo ragazzo abbia trovato l'energia e la lucidità per sottrarsi a quella condizione – conclude Bruzzone -. A questo punto la possibilità che, per disfarsi di un testimone scomodo, potessero arrivare anche all'omicidio e all'occultamento del cadavere mi sembra uno scenario plausibile".