2 Agosto 2022
9:52

Torna in carcere Ugo Di Giovanni: dalla comunità terapeutica gestiva il narcotraffico del Clan Senese

Il narcotrafficante, grazie anche all’utilizzo di criptotelefonini, dalla comunità di recupero per tossicodipendenti dove aveva ottenuto il trasferimento aveva immediatamente ripreso a gestire il traffico di droga e ordinato rappresaglie verso i pusher che non pagavano.
A cura di Redazione Roma

Quarantacinque anni, Ugo Di Giovanni è considerato uno degli elementi cardine delle operazione di narcotraffico che fanno piovere quintali di cocaina sulle piazze di spaccio di Roma. Di origine napoletana, legato al Clan Senese che dagli anni Ottanta dà le carte al tavolo delle organizzazioni criminali che operano nella Capitale, è tornato in carcere il 29 luglio. I carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere. A Di Giovanni infatti, arrestato con altre 27 persone nell'ambito dell'operazione "Alba – Tulipano", erano stati concessi i domiciliari in una comunità di recupero vista la sua "presunta tossicodipendenza".

Invece di disintossicarsi però, secondo gli elementi investigativi raccolti dai carabinieri, il narcos della camorra aveva immediatamente ricominciato a gestire affari e traffici grazie anche "all'utilizzo di criptotelefonini" e chat crittografate.

Per rintracciare le conversazioni tra Di Giovanni e altri elementi dell'organizzazione è stato necessario da parte della Direzione distrettuale antimafia, l'utilizzo di un Ordine di Indagine Europeo. Così "gli investigatori riuscivano a raccogliere gravi indizi che consentivano di ipotizzare" che il pregiudicato avrebbe organizzato l'arrivo di nuove partite di stupefacenti, si sarebbe informato degli affari in corso e di quelli intrapresi mentre era detenuto "effettuando la contabilità relative alle forniture di sostanze stupefacenti e cercando di recuperare i crediti dai responsabili delle piazze di spaccio morosi".

Come se non bastasse avrebbe ordinato "atti intimidatori nei confronti di uno degli spacciatori che non voleva onorare il proprio debito".

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