Stupro al parco di Tor Tre Teste, scarcerati due degli arrestati: il Dna trovato sulla vittima non è loro

Erano stati arrestati quattro mesi fa con l’accusa di violenza sessuale e rapina in concorso ai danni di una coppia nel parco di Tor Tre Teste, alla periferia est di Roma, lo scorso 25 ottobre. Ora due dei tre presunti aggressori sono stati scarcerati: il loro Dna non coincide con quello rinvenuto sul corpo e sugli abiti della ragazza di 18 anni che era stata abusata dal gruppo di giovani, mentre il fidanzato di 24 anni era stato costretto ad assistere alla scena. Il materiale genetico del terzo indagato, invece, sarebbe compatibile soltanto con la rapina e non con la violenza sessuale.
Scarcerati due dei tre arrestati: non avrebbero commesso lo stupro
Nei giorni successivi all’aggressione gli investigatori della Squadra Mobile di Roma avevano fermato tre componenti della gang. Due erano stati rintracciati tra le vie del vicino quartiere Quarticciolo, il terzo era stato individuato a Verona. Tra loro, però, non ci sarebbe l’autore materiale dello stupro. L’esame genetico forense sui campioni prelevati durante la visita al policlinico Casilino ha infatti restituito un esito diverso. Il responsabile sarebbe un altro membro del gruppo, che, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato composto da almeno cinque persone.
Proseguono le indagini
Mentre per due dei ragazzi arrestati si riaprono le porte del carcere, proseguono le indagini per rintracciare gli altri partecipanti a quella che, secondo gli inquirenti, era iniziata come una rapina. La coppia si era appartata in un angolo del parco in cerca di intimità quando una bottiglia, lanciata dall’esterno, ha mandato in frantumi uno dei finestrini dell’auto. Subito dopo, tra le urla, gli aggressori si sono avventati sui due giovani.
In preda al panico, la ragazza avrebbe implorato di non portarle via il cellulare. A quel punto entrambi sarebbero stati trascinati fuori dall’auto. Lì, davanti agli occhi del fidanzato bloccato con la forza, si sarebbe consumata la violenza. Non è ancora chiaro se per un intervento esterno o per il timore di essere scoperti, ma poco dopo gli aggressori si sono allontanati. Solo allora, sotto choc, i due giovani sono riusciti a chiedere aiuto.