Spin Time, bimbi lontani dalle scuole dopo lo sgombero. Una mamma: “Ho quattro figli, non so come fare”

A cura di Giulia Renda
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L'ingresso di Spin Time.
“Per me è tutto un punto interrogativo”. A parlare è Milagros, una madre di quattro figli che ha vissuto per dieci anni a Spin Time e che oggi, dopo lo sgombero, si trova in un hotel nella zona della stazione San Pietro. A Fanpage.it racconta come cambia il ritorno a scuola quando insieme alla casa si perde anche la rete che per anni aveva accompagnato la vita dei suoi figli.

“Non so come funzionerà”. Milagros lo ripete più volte a Fanpage.it quando parla del rientro a scuola. Per dieci anni ha vissuto con i suoi quattro figli a Spin Time, uno spazio che oltre alle abitazioni aveva costruito intorno alle famiglie una rete di scuole, associazioni e attività per bambini e ragazzi. Dopo lo sgombero di poco più di un mese fa, quella rete si è spezzata e la famiglia si trova oggi in un hotel nella zona della stazione San Pietro. Anche accompagnare i figli a scuola è diventato un problema da risolvere.

Le scuole dei figli, infatti, sono rimaste dall'altra parte della città. Maria Stella e Michi frequentano la scuola Di Donato, Kevin, 14 anni, va all'Istituto tecnico per il turismo Cristoforo Colombo, mentre la più piccola inizierà il nido. Per Kevin è già stata data l'autorizzazione a salire da solo sul pulmino che dovrebbe collegare l'hotel alla scuola. Per Maria Stella sarà invece necessario accompagnarla e riprenderla. Per la più piccola, invece, l'organizzazione non è ancora chiara.

“Mi hanno detto che ci sarebbe questo pulmino, ma neanche per loro è una cosa nuova, stanno facendo una cosa che non avevano mai fatto”, racconta Milagros. “Quindi per me è tutto un punto interrogativo”. È una difficoltà che si aggiunge a quelle che una famiglia numerosa deve già affrontare per il ritorno a scuola. Perché il conto, quando i figli sono quattro, non riguarda soltanto libri e quaderni: ci sono i trasporti, il materiale, le attività pomeridiane e tutto quello che permette ai bambini di vivere la scuola anche oltre le ore passate in classe.

Prima c'era una rete

Prima dello sgombero, racconta Milagros, i figli avevano una rete di luoghi e persone che facevano parte della loro vita quotidiana. C'era la scuola, ma anche il doposcuola, le attività pomeridiane, gli spazi di aggregazione e le persone che li aiutavano con i compiti o li portavano al parco.

“Lei usciva, anche al corridoio si trovava gli amici suoi e stavano quasi sempre sul corridoio, mentre io cucinavo”, racconta parlando della figlia. “C'erano anche i ragazzi che venivano durante la settimana il pomeriggio, tenevano i più piccoli, li portavano fuori, al parco, facevano qualche gita. Per loro è tanto e conta”. Quella rete oggi è molto più difficile da raggiungere.

L'hotel in cui la famiglia è stata ospitata è in una zona lontana dalle scuole dei figli e, racconta la madre, anche uscire con i bambini non è semplice. “Dentro la stanza che fanno? Televisione, telefono, giochi di carte o giocano con la sorella”, racconta. “Cerchiamo un po' di non dare fastidio agli altri, perché purtroppo questa è la situazione”. Non è soltanto una questione di comodità, a cambiare è la possibilità stessa di continuare quei percorsi che prima accompagnavano i bambini fuori dall'orario scolastico.

Libri, zaini e materiali: il conto può arrivare a 400 euro per figlio

Poi c'è il costo più classico del rientro a scuola. Milagros racconta che, prima dello sgombero, ogni anno metteva in conto diverse centinaia di euro per ciascun figlio, considerando libri, materiale scolastico e altre spese. Per Kevin, che frequenta le superiori, la sola spesa per i libri può arrivare, secondo la sua stima, a circa 300-350 euro. E ci sono poi quaderni, zaino, astuccio, vestiti e scarpe. “Solo a bambino ti posso dire che 400 euro”, dice facendo una stima complessiva delle spese scolastiche.

Quest'anno, però, una parte dei materiali necessari è rimasta dentro Spin Time. Quando le famiglie furono fatte uscire, racconta Federico, volontario della Scuola di Donato, molte persone dovettero lasciare nell'edificio i propri oggetti personali.“Ti fanno uscire così: esci e basta, non pensi a niente”, spiega. “Quindi tutte queste cose personali, pannolini, salviettine, cambi dei bambini, borracce, biberon, sono rimaste lì”.

Il recupero di questi oggetti è ancora oggi una procedura complessa. “Raccogliamo i bisogni delle singole persone, dei singoli nuclei”, racconta Federico. “Portiamo una lista al nostro avvocato, l'avvocato trasferisce questa lista in Procura e, dopo la firma del magistrato, viene inviata alla polizia che è lì”. Le persone possono così tornare dentro a recuperare ciò che serve, accompagnate e sotto controllo. “Entrano con te in casa, quello che devi prendere. E quando esci ti dicono che cosa hai preso, che cosa stai facendo, e devi firmare”. Tra gli oggetti rimasti ci sono anche quelli necessari per la scuola.

Per questo, in vista del nuovo anno scolastico, una parte delle risorse raccolte attraverso le donazioni è stata destinata anche all'acquisto di libri e materiali per i bambini e i ragazzi delle famiglie sgomberate. “Stiamo raccogliendo l'elenco di tutto quello che serve, sia in termini di materiali che in termini di libri”, spiega Federico.

Il problema che resta quando le famiglie vengono disperse

Il punto, però, è che questo sostegno rischia di diventare più difficile da mantenere quando le famiglie saranno stabilmente sistemate in luoghi diversi della città. “Quando la situazione si sarà stabilizzata e Milagros starà con i suoi figli dietro San Pietro, e altre famiglie staranno nei posti più disparati, dalla Cassia, al Divino Amore a Castelfusano, sarà molto diverso”, spiega Federico. Per i bambini più piccoli può essere ancora possibile mantenere un rapporto con la Scuola Di Donato, che continua a offrire attività e spazi anche oltre l'orario scolastico. Per gli adolescenti, invece, la situazione è più complicata.

Kevin, per esempio, ha 14 anni e frequenta un istituto superiore lontano dal quartiere. Prima dello sgombero poteva contare anche su attività sportive e spazi di aggregazione come quelli della Scuola Di Donato e di Matemù. “Per i ragazzi e le ragazze dell'età di Kevin diventa un problema”, dice Federico. “Non stando tutti nelle scuole qua del municipio, fanno giustamente i loro percorsi di studio, quindi uno fa il liceo sportivo, uno fa l'istituto tecnico, vanno in giro per Roma”. E mantenere quei percorsi, una volta che le famiglie sono distribuite in zone diverse, significa anche affrontare nuovi spostamenti.

“Quando la situazione era quella dell'anno scorso, tu almeno avevi il presidio della scuola che era aperta e offriva attività sportive, avevi gli spazi come Matemù o anche gli spazi di Spin Time che sono spazi di aggregazione per questi ragazzi”, spiega. “Fra uno o due mesi quelle energie, quelle risorse economiche, quelle energie le avremo quasi esaurite, quindi non potremo andare in giro per Roma a raccogliere uno alla volta tutti quanti”.

“I bambini hanno bisogno di stare con gli altri”

Milagros racconta che una delle cose che più preoccupa i figli è proprio la perdita di quella quotidianità. “Per loro è tanto”, dice parlando delle attività e delle persone che li seguivano. Per il figlio adolescente, in particolare, quei luoghi avevano rappresentato anche uno spazio in cui poter socializzare e sperimentare attività diverse. Lo racconta anche attraverso il percorso di Kevin, che ha un disturbo specifico dell'apprendimento e che alla Scuola Di Donato era stato incoraggiato a partecipare ad attività di teatro. “Per me tutto quello che va bene per i miei bambini che si devono aprire, sciogliere, interagire, è una cosa buona per loro”, racconta.

È qui che il conto del caro scuola diventa più ampio di quello dei libri. Per una famiglia, ancor di più per una numerosa come quella di Milagros, il costo dell'istruzione comprende tutto ciò che permette a un bambino di frequentare una scuola nelle stesse condizioni degli altri: il materiale, i trasporti, il tempo necessario per accompagnarlo, il doposcuola, le attività pomeridiane, gli spazi dove stare.

Per le famiglie di Spin Time, dopo lo sgombero, la questione è diventata anche geografica. Non basta più trovare i soldi per comprare i libri: bisogna capire come continuare ad arrivare a scuola, come mantenere i percorsi educativi e come ricostruire, a chilometri di distanza, una rete che prima era concentrata nello stesso territorio. E mentre il nuovo anno scolastico si avvicina, per Milagros la domanda resta ancora aperta: “Non so come funzionerà”.

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