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Spara e uccide un intruso, carabiniere condannato a 3 anni. L’avvocato: “Avrebbe potuto sparare in aria”

Nel 2020 il vicebrigadiere Emanuele Marroccella ha sparato un colpo contro Jamal Badawi, morto poco dopo. Il reato è di eccesso colposo nell’uso legittimo di armi.
A cura di Francesco Esposito
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Un frame del video che riprende Marroccella mentre spara a Jamal Badawi
Un frame del video che riprende Marroccella mentre spara a Jamal Badawi

Il tribunale di Roma ha condannato a tre anni di reclusione il carabiniere Emanuele Marroccella, che il 20 settembre 2020 ha ucciso a colpi di pistola Jamal Badawi. Quest'ultimo, 56 anni, si era intrufolato negli uffici di un'azienda informatica nel quartiere dell'Eur quando è stato colpito alle spalle. Il reato è quello di eccesso colposo nell'uso legittimo di armi.

La pena inflitta è superiore a quanto richiesto dai pubblici ministeri, che avevano sollecitato una condanna a due anni e mezzo. Mentre i legali Michele Vincelli e Claudia Serafini, che seguono i familiari della vittima costituiti parte civile, avevano inizialmente chiesto che fossero restituiti gli atti affinché fosse contestato il reato di omicidio volontario. "Nonostante l'imputazione sbagliata – commenta ai microfoni di Fanpage.it l'avvocato Vincelli -, siamo soddisfatti. Il nostro scopo era quello che risarcissero le parti civili ed è stata stabilita una buona provvisionale di 15mila euro per ogni figlio e 5mila per ogni fratello".

La morte di Jamal Badawi

All'alba del 20 settembre 2020,  Emanuele Marroccella e il suo collega Lorenzo Antonio Grasso sono intervenuti, insieme ad altre due pattuglie dei carabinieri, dopo che era scattato l'allarme di una palazzina adibita a uffici in via Paolo Di Dono, zona Eur.

Jamal Badawi è stato individuato verso le 5. Il perché l'uomo, di nazionalità siriana, si trovasse lì non è stato oggetto del processo. A lungo si è discusso, invece, del contatto con i due militari. Secondo la difesa, dopo un tentativo di fermo Badawi avrebbe accoltellato Grasso con un cacciavite per poi provare a fuggire. "Il carabiniere, però, ha riportato solo un'ecchimosi, senza fuoriuscita di sangue", commenta l'avvocato Vincelli. "Tant'è che nella foto si vede benissimo come anche il Grasso avesse puntato la pistola e fosse, quindi, perfettamente in piedi. Potrebbe addirittura averlo colpito solo con il manico del cacciavite".

Dopo il contatto, Marroccella, come ripreso in un video, ha estratto la pistola e ha sparato nella direzione del fuggitivo, colpendolo alla schiena. "Badawi stava scappando, ma dall'altra parte del cancello verso cui si stava dirigendo, c'erano almeno altri cinque carabinieri pronti a fermarlo", continua a Fanpage.it il legale dei familiari della vittima. "Marroccella, sparando, ha rischiato di colpire i suoi colleghi".

Il legale di parte civile: "Avrebbe potuto sparare in aria"

"Per noi era omicidio volontario perché si vede il militare con il braccio teso mentre spara a un'altezza di circa un metro e venti – prosegue il legale -. È stata una reazione spropositata, avrebbe potuto sparare in aria e non l'ha fatto. E le pazzie si pagano, soprattutto se si tratta di una persona che va di pattuglia".

Nonostante questo i familiari sono soddisfatti della sentenza. "Sono tutti fuori dall'Italia, ma siamo riusciti a contattarne uno. Sono contenti perché, nonostante si dica il contrario, è una famiglia unita", sottolinea Vincelli. Dall'altra parte si solleva la protesta del Sindacato Italiano Militari (Sim) dei carabinieri: "È inaccettabile che chi serve lo Stato debba percepire un senso di abbandono istituzionale proprio nell'esercizio delle proprie funzioni. Il SIM Carabinieri ribadisce la propria totale solidarietà al collega e alla sua famiglia, garantendo che non verrà lasciato solo e che l’organizzazione sindacale continuerà a battersi affinché le tutele legali e le regole d'ingaggio siano adeguate alla complessità e alla pericolosità degli scenari reali".

Con ogni probabilità i legali della difesa faranno ricorso e un nuovo grado di giudizio proverà a fare ulteriore luce su questo caso.

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