Scavi alla Casa del Jazz verso la fase finale: nessun risultato su Adinolfi. Pietro Orlandi: “Fiducia nel prefetto”

A quasi cinque mesi dall'inizio delle operazioni di scavo alla Casa del Jazz, i lavori si avviano verso la conclusione. La Prefettura si sta pensando di terminare, non soltanto di sospendere, i lavori alla Casa del Jazz iniziati a novembre del 2025.
Gli scavi sono stati organizzati per cercare delle risposte sulla scomparsa del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel luglio del 1994, su suggerimento del giudice Muntoni. Da tempo, infatti, numerose voci, che evidentemente non hanno ancora trovato conferma negli scavi, affermavano che i resti del giudice scomparso si sarebbero potuti trovare sotto alla struttura su cui sorge il centro culturale, acquistata negli anni Ottanta da Enrico Nicoletti, considerato tesoriere della banda della Magliana. Altre, alla struttura, avevano accostato anche quello di Emanuela Orlandi. Secondo alcune ipotesi investigative, il gruppo criminale avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel sequestro della ragazzina, il 22 giugno 1983.
Anche per questa ragione, davanti all'ingresso della Casa del Jazz in queste settimane si sono alternati il figlio del giudice Adinolfi, Lorenzo e Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela. È stato proprio lui che ha commentato la notizia dell'inizio della fase conclusiva a Fanpage.it: "Il prefetto è stato chiaro, non vuole lasciare dubbi e credo sia quello che sta facendo – ha spiegato – Naturalmente penso che, più che su mia sorella le ricerche puntavano sulla possibilità di risolvere la questione riguardante la scomparsa del giudice Adinolfi".

Scavi alla Casa del Jazz verso la fine, Pietro Orlandi: "Il pensiero è andato a Emanuela"
Gli scavi alla Casa del Jazz si avviano verso la fase conclusiva. Purtroppo, però, sembra che dalle operazioni di scavo non siano emersi i risultati sperati. "Rispetto a quelli effettuati nel 1997, però, si è andati avanti: trent'anni fa si fermarono molto prima – ha spiegato Pietro Orlandi a Fanpage.it – Il prefetto è stato chiaro fin da subito, non vuole lasciare dubbi e credo sia quello che sta facendo".
Anche se non pare abbia dato i risultati sperati: "Naturalmente penso che più che su mia sorella le ricerche puntavano sulla possibilità di risolvere la questione riguardante la scomparsa del giudice Adinolfi – ha ammesso Orlandi – È ovvio, però, che considerando i personaggi intorno alla vicenda della casa del Jazz, in primis Enrico De Pedis e il cardinal Poletti, il pensiero possa essere andato su Emanuela".
E poi sottolinea: "Non tanto sulla possibilità di trovare dei resti ma il possibile ritrovamento di oggetti o documenti che avrebbero potuto riportare a lei – spiega ancora, prima di concludere – Naturalmente sono grato a tutte le persone che si sono impegnate in queste ricerche, dai vigili del fuoco al prefetto".

Gli scavi alla Casa del Jazz: nessun risultato fino ad ora
A poco meno di cinque mesi dall'inizio degli scavi in viale di Porta Ardeatina non sembrano essere ancora arrivate le risposte tanto attese. Per settimane vigili del fuoco hanno svolto lavori di scavo cercando di immettersi nei cunicoli sotto alla Casa del Jazz, si sono fatti largo fra muri e frane. Materiale franoso ne è stato trovato parecchio, ma da questo non è stato possibile evidenziare alcun dettaglio interessante ai fini delle ricostruzioni. I lavori, a cui hanno partecipato oltre ai vigili del fuoco anche i carabinieri, sono stati coordinati dal prefetto di Roma Lamberto Giannini che, proprio per questa ragione, più volte ha raggiunto la Casa del Jazz e al quale è stata indirizzata una lettera dalla commissione bicamerale d'inchiesta sui casi di scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Al momento, però, nonostante gli sforzi e l'impegno, non sarebbero stati ritrovati elementi utili. Per questo ora l'ultimo passo atteso sembra essere quello di concludere le operazioni. Non si sa ancora quando di preciso finiranno le operazioni di scavo: naturalmente non esiste una scadenza per questi lavori, poiché i tempi sono dettati dalla qualità e dalla sicurezza. Ciò che è certo, però, è che si avvia la fase conclusiva delle attività.