Oggi si è svolta la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo, che sono scesi in Largo di Torre Argentina a Roma con megafoni e striscioni, per chiedere al governo Draghi la riapertura di cinema e teatri. La manifestazione cade a un anno di distanza dal primo Dpcm, che ha vietato gli spettacoli dal vivo. "Abbiamo bisogno di sapere che la ripartenza avverrà in modo che tutti possano riaprire, perché i protocolli di sicurezza devono essere concordati, in modo che anche le piccole sale possano riaprire e che le piccole compagnie indipendenti possano ricominciare a lavorare – spiega un'artista a Fanpage.it – La riapertura per noi è auspicabile, ma solo se riapriamo tutti e tutte insieme, perché una ripartenza come quella del 15 giugno scorso, quella che nel nostro settore chiamiamo "falsa ripartenza" ha avuto il problema che solo il 20 per cento di noi è potuto tornare a lavorare, perché sono potute tornare operative solo il 20 per cento delle sale. Se le sale più piccole cominciano a chiudere, quelle dove la maggior parte di noi lavora, vuol dire che tutte le compagnie indipendenti che non circuitano nei grandi teatri e nei grandi circuiti dello spettacolo dal vivo spariranno, alcune sono già sparite, alcuni professionisti purtroppo hanno già cambiato lavoro".

La proposta: "Tamponi per tutti"

La proposta che arriva dai lavoratori scesi in piazza è quella di riaprire in sicurezza: "Ci devono essere dei protocolli che tuteano i lavoratori e le lavoratrici, misure preventive anche per il pubblico, in modo che eventualmente non possa creare focolaio, quindi tamponare tutti all'ingresso, sia artisti che spettatori. Altro aspetto fondamentale riguarda il sostegno che arriva da parte dello Stato: se permette di riaprire con solo il 30 per cento dei posti pieni, potrebbe acquistare i biglietti restanti". I lavoratori si sentono presi in giro per la mancanza dopo mesi di un confronto reale con le istituzioni: "Chiediamo di riaprire in sicurezza – spiega un altro artista – oppure bonus per noi dello spettacolo, perché i ristori non tutti sono riusciti ad ottenerli".

Servizio di Simona Berterame