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Quando la scuola dei Salesiani di Roma salvò 70 ragazzi ebrei dai campi di sterminio nazisti

Tra le storie dimenticate di chi aiutò e protesse con coraggio gli ebrei perseguitati da fascisti e nazisti durante la Seconda guerra mondiale, c’è quella dell’istituto salesiano Pio XI di Roma. Ospitò 70 ragazzi e giovani ebrei, offrendo loro, per settimane o per mesi, alloggio, vitto, lezioni e soprattutto protezione.
A cura di Enrico Tata
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Tra le storie dimenticate di chi aiutò e protesse con coraggio gli ebrei perseguitati da fascisti e nazisti durante la Seconda guerra mondiale, c'è quella dell'istituto salesiano Pio XI di Roma. Ospitò  ragazzi e giovani ebrei, offrendo loro, per settimane o per mesi, alloggio, vitto, lezioni e soprattutto protezione. Gli studenti erano circa 200 in totale e all'interno della scuola c'erano diversi corsi e specializzazioni: calzolai, sarti, falegnami-ebanisti, fabbri-meccanici, tipografi-compositoriimpressori, legatori di libri. Dopo il rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, quando oltre mille ebrei romani, tra cui duecento bambini, furono trasferiti ad Auschwitz, l'istituto decise di accogliere alcuni ragazzi ebrei: "Si accolsero gratuitamente non pochi orfani e sinistrati di guerra, e circa una settantina di fanciulli ebrei, i cui genitori erano stati deportati, e che erano essi stessi in pericolo. Insieme a questi ragazzi ebrei, ebbero rifugio alcuni giovanotti, anch’essi ebrei, e quattro o cinque signori adulti", si legge nelle cronache ufficiali dell'istituto.

Settanta bimbi, ragazzi e uomini e ebrei salvati dai Salesiani

L'allora direttore, Don Antonioli, scrisse: "Abbiamo aperto le porte a un notevole numero di “rifugiati” e ricercati politici, raggiungendo la cifra di 70 ed oltre. Erano per lo più ragazzi ebrei, alcuni dei quali già giovanotti e studenti universitari, i cui genitori o dovevano tenersi nascosti o erano stati internati dai Tedeschi. Tra i rifugiati nell’istituto abbiamo pure avuto una decina di ebrei adulti, quasi tutti professionisti e di famiglia distinta; come pure alcuni giovanotti, soggetti al servizio militare e che non intendevano rispondere agli appelli della Nuova Repubblica Sociale. Oltre ai rifugiati politici, si è fatta larga parte nell’istituto, durante quest’anno scolastico, agli orfani, sfollati, sinistrati di guerra, abbandonati. Il loro numero sorpassò il centinaio e continuarono a rimanere con noi anche durante il periodo estivo". Esattamente furono settanta ebrei ad essere ospitati all'interno dell'istituto e i loro nomi vennero registrati su un documento datato 20 agosto 1944. Ventuno bambini dai 7 agli 11 anni, 21 ragazzi dai 12 ai 14 anni, quindici ragazzi dai 15 ai 18 anni, nove ragazzi dai 19 ai 22 anni e quattro aduli, uno di 37 anni, due di 43 anni e uno di 57 anni. Quasi tutti erano di Roma, ma c'erano anche italiani provenienti da altre città oppure stranieri. Alcuni furono ospitati per un giorno, altri per settimane, altri per mesi e alcuni addirittura dieci mesi, l'intero periodo dell'occupazione nazista.

Il docufilm sulla storia dell'istituto

Questi ricordi sono stati raccontati nel docufilm "Lo scudo dell'altro", un'opera realizzata da studenti e docenti che oggi frequentano l'istituto salesiano romano. "Circa venti anni fa siamo riusciti a rintracciare molti di loro, che purtroppo oggi sono tutti defunti. Le interviste che abbiamo raccolto  nel 1994 costituiscono la base per la realizzazione di questa docufiction. E’ un prodotto scolastico, non professionistico, ma di ottimo livello. I ragazzi si sono immedesimati nei loro compagni di 75 anni fa", ha spiegato don Francesco Motto al sito VaticanNews. Per restare nascosti i ragazzi accolti "dovettero immedesimarsi nella vita di un collegio cattolico,  partecipando a tutte le attività dell’istituto, comprese quelle religiose. Andavano in Chiesa, a messa, imparavano le preghiere. Ovviamente non ricevevano i sacramenti. Dopo sessant’anni  ricordavano ancora i canti salesiani", ha spiegato ancora don Motto.

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