Andrea Varriale, Mario Cerciello Rega
in foto: Andrea Varriale, Mario Cerciello Rega

Continua il processo in corte d'assise per l'omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri accoltellato a luglio di un anno fa dal giovane americano Finnegan Lee Elder. Ieri il collega di Cerciello, Andrea Varriale, aveva cominciato a raccontare la sua versione dei fatti, ma la seduta è stata sospesa dopo che il suocero della vittima si è sentito male ascoltando l'audio della terribile telefonata fatta da Varriale per chiedere soccorsi immediati. "Quella notte non eravamo preoccupati. Ci sembrava una cosa da nulla, da ladro di polli. A Trastevere sono molte le fregature che vengono fatte a chi cerca droga. Quella ci sembrò una sola e la pasticca trovata a piazza Mastai era palesemente tachipirina. Non mi sembrava una estorsione fatta da veri criminale, ci sembrava una cosa da poco", ha raccontato Varriale. Lui e Cerciello intervennero perché Sergio Brugiatelli denunciò il furto del suo borsello ad opera dei due ragazzi americani, Elder e Gabriel Natale Hjorth. I due volevano ricattarlo, ma all'appuntamento fissato a Prati, poco lontano dall'albergo dei ragazzi, si presentarono Cerciello e Varriale. Non erano armati perché, ha riferito Varriale, in questi casi si consiglia di non portare la pistola. Elder ha reagito alcoltellando più volte Cerciello.

Varriale: "Mario era il più esperto ed era amato da tutti"

"Mario Cerciello Rega era sempre in prima linea. Per noi era un maestro. Aveva occhio per la strada. Alcune delle nostre indagini sono partite proprio da sue intuizioni, era il più esperto di tutti. Cerciello non era assolutamente un violento e io ho imparato tantissimo da lui. Il nostro approccio in questi interventi è stato sempre pacifico. Mario mi diceva sempre ‘la tranquillità va anche comprata, vuoi mangiare, vuoi un pacchetto di sigarette?', era un modo per ‘accattivarsi' l'arrestato. Mario era amato e stimato nel nostro ambiente e anche dalla popolazione. Nei giorni della morte di Mario, migliaia di persone, al funerale. Noi non facciamo sconti, ma la gente apprezza l'onestà", ha raccontato Varriale ai giudici.

Per quanto riguarda l'ipotesi che Italo Pompei, lo spacciatore che ha fornito tachipirina ai due americani a Trastevere al posto della droga, il carabiniere ha negato: "Mai visto Pompei e so che anche Mario non lo conosceva. Io non ho informatori. Non ci vedo nulla di male ad averne, ma io non ne avevo. Mario aveva conoscenze che alcune volte davano dritte ma non aveva informatori".