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Opinioni
Triplice omicidio a Prati (Roma)
18 Novembre 2022
16:12

Perché il killer delle prostitute di Prati potrebbe uccidere ancora

Se dietro gli omicidi delle prostitute consumati nel quartiere Prati c’è davvero la mano dello stesso killer, oltre alla serialità, c’è un dato non trascurabile. L’assassino, evidentemente in preda ad una profonda crisi psicopatologica, è altamente pericoloso. E potrebbe uccidere ancora.
A cura di Anna Vagli
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Triplice omicidio a Prati (Roma)

Il confine con il crimine è più labile di quanto si possa immaginare. In origine sono stati Caino e Abele. Fin troppo semplice trovare il colpevole, non che gli indiziati fossero molti. Uccidere qualcuno è certo il mestiere più vecchio del mondo, non ci sono dubbi. La cronaca nera ci insegna che, nella maggior parte dei casi, per trovare il responsabile di un omicidio occorre guardare tra le mura domestiche o, tuttalpiù, indagare nella cerchia ristretta familiare e amicale.

Il triplice femminicidio a Prati

Ma sulla questione Prati le cose stanno diversamente. Sono ore di terrore a Roma, dove nella giornata di ieri si sono consumati tre femminicidi in due palazzi che distano alcune centinaia di metri l’uno dall’altro. Tutte e tre le vittime di mestiere facevano le prostitute. E tutte e tre sono state massacrate a colpi di coltello. L’assassino conosceva le sue prede? Se fosse un cliente abituale, potrebbe aver telefonato ad una di loro. E la chiave, oltre che nelle telecamere di videosorveglianza, potrebbe quindi essere nei tabulati telefonici.

Il giallo delle escort uccise si dipana in zona Prati, uno dei quartieri più eleganti della capitale. Al civico 28 di via Agusto Riboty, intorno alle 10:48 di ieri mattina sono state trovate accoltellate due donne sulla quarantina con ogni probabilità di nazionalità cinese. Una sul pianerottolo, l'altra all'interno dell'abitazione nella quale si prostituivano. Al civico 38 di via Durazzo, invece, alle 12:49, è stato ritrovato il cadavere di una sessantacinquenne colombiana.

Il killer può uccidere ancora

Se dietro gli omicidi delle prostitute consumati nel quartiere Prati c’è davvero la mano dello stesso killer, oltre alla serialità, c’è un dato non trascurabile. L’assassino, evidentemente in preda ad una profonda crisi psicopatologica, è altamente pericoloso. E potrebbe uccidere ancora.

Dunque, come si ricostruisce il profilo criminologico e comportamentale di un criminale al momento sconosciuto? Iniziando dai dettagli presenti sulle scene del crimine, ma anche dalle notizie disponibili sulle vittime e da quelle che, al momento, sono le informazioni delle quali disponiamo. Questo, in altri termini, è ciò che fa un profiler.

C’è un punto dal quale però non possiamo prescindere. Il profiling si fonda sulla constatazione che il comportamento riflette la personalità. Dunque, le azioni del presunto serial killer di Roma durante l’esecuzione degli omicidi rispecchiano inevitabilmente le sue caratteristiche individuali. Sembra complicato, ma non lo è. O, almeno, è solo questione di pratica. Pensate banalmente a quando cerchiamo di capire lo stile di un’artista osservando i suoi lavori.

Se le indagini confermeranno che, effettivamente, ad uccidere è stata la stessa mano, saremmo in presenza di un serial killer a sfondo sessuale c.d. disorganizzato.

Chi sono i serial killer disorganizzati a sfondo sessuale

I serial killer disorganizzati a sfondo sessuale sono assassini con una vita affettiva e sociale particolarmente carente. Persone solitarie, con pochi amici ed affetti nella quasi totalità dei casi da disturbi mentali. Solitamente presentano un quoziente intellettivo inferiore alla media, causato anche dal basso livello culturale. Che, poi, è l’elemento che in concreto li rende, appunto, disorganizzati. Anche loro hanno un particolare modus operandi e agiscono ripetendo sempre lo stesso copione.

Non pianificano mai i loro omicidi, che commettono peraltro utilizzando armi fortuite e scelte sul momento. Inoltre, i serial killer disorganizzati non spostano mai le loro vittime dal luogo del delitto e sono adusi a lasciare tracce sulla scena del crimine. Un errore, quest’ultimo, che li condanna ad essere intercettati dagli inquirenti, nonostante abbiano temporanee capacità di sfuggire alle indagini.

Come i killer scelgono le loro prede

La sessualità di tale categoria di serial killer è spesso immatura. Compiono atti sessuali, ma solitamente non di tipo penetrativo: possono masturbarsi accanto alla vittima o avere un orgasmo proprio nel momento in cui le vedono morire. Dunque, il massimo del piacere sessuale non gli deriva dall'atto in sé. Ma dalla convinzione di ricoprire una posizione di dominio e di controllo.

Le vittime vengono scelte per “comodità di reclutamento”, perché corrispondono ad un tipo di ragazza che avrebbero voluto avere o, in altri casi, perché appartengono ad una particolare categoria o icona: alcuni sono convinti di voler ripulire il mondo dalle prostitute, altri vogliono eliminare tutte le donne perché vivono nella convinzione che incarnino il diavolo. Il killer di Roma sembrerebbe rientrare nella volontà di ripulitura del mondo.

Sono criminali che non hanno senso di colpa: considerano le vittime non come persone, ma come oggetti. Di conseguenza, non provano rimorsi per ciò che fanno.

Perché i serial killer hanno un elevato impatto mediatico

Il pluriomicida è in fuga e il senso di smarrimento è dilagante. Ma perché siamo così colpiti dalla figura dei serial killer? Perché fanno paura, sicuramente. Ma anche, e forse soprattutto, perché incarnano quanto di più irrazionale, di ferino, di primordiale c’è in noi e nella nostra vita apparentemente logica e preordinata. L'assassino seriale è colui che si nasconde nella nostra quotidianità e nelle nostre strade. E questo ci spaventa terribilmente. Del resto, di serial killer a sfondo sessuale non se ne sentiva parlare dai tempi di Maurizio Minghella.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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