L’allenatore di MMA Luca di Tullio con i fratelli Marco e Gabriele Bianchi
in foto: L’allenatore di MMA Luca di Tullio con i fratelli Marco e Gabriele Bianchi

"Mi è crollato il mondo addosso, non è questo ciò che gli ho insegnato a Marco e Gabriele. Pratico Arti Marziali da vent'anni, mi hanno detto che qualche volta sono stati in mezzo a colluttazioni, li ho ripresi e gli ho detto ‘non si fanno queste cose, cambia comportamento perché altrimenti non puoi far parte della mia accademia, perché non è questo quello che noi tramandiamo alla gente" sono le parole di Luca Di Tullio, allenatore MMA della palestra frequentata dai fratelli Bianchi, ventiquattro e ventisei anni, in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale in concorso per la morte di Willy Monteiro insieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.

L'allenatore dei fratelli Bianchi: "Non sono il maestro dei killer"

"Vedo da diverse ore che le persone stanno iniziando ad incolpare le Arti Marziali, definendo l'MMA ‘uno dei primi sport da eliminare, da non praticare'. Ma l'MMa non è questo, le Arti Marziali non insegnano la violenza". Sono ore difficili per l'allenatore: "Vengo attaccato anche sui social, purtroppo Willy non ritorna indietro – dice Di Tullio con voce spezzata dalle lacrime – e non dipende dagli sport da combattimento" E aggiunge: "Ora tanta gente pensa che io sia ‘il maestro dei killer' ma non è così, chi mi conosce sa bene come sono e come insegno. Sono addolorato di questa cosa, proprio oggi ho avuto il piacere di conoscere lo zio di Willy, ho pianto insieme a lui. Spero che i colpevoli dell'omicidio di Willy Monteiro non siano loro, ma chiunque sia stato deve pagare perché non si può morire a vent'anni".

Quattro persone in carcere per l'omicidio di Willy Monteiro

I quattro ragazzi, di età compresa tra i ventidue e ventisei anni, attendono l'interrogatorio del gip, mentre un quinto giovane è al momento indagato, ma non si conosce il suo ruolo nel pestaggio avvenuto la sera in cui è stato ucciso, massacrato di botte, il ventunenne capoverdiano intenvenuto per aiutare un suo amico. L'accusa pendente nei loro con fronti e della quale dovranno rispondere è di aver pestato brutalmente il giovane Willy, morto in ambulanza durante il trasporto in ospedale.