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Omicidio Desirée Mariottini a Roma
12 Aprile 2021
17:01

Omicidio Desirée Mariottini, condannata a sei anni di carcere l’amica che le vendé la droga

Il giudice ha condannato Antonella Fauntleroy a sei anni di carcere per aver venduto droga ad una minorenne. La ventenne era imputata nel processo con rito abbreviato per la morte di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina stuprata e uccisa sotto effetto di sostanze stupefacenti a San Lorenzo.
A cura di Alessia Rabbai
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Omicidio Desirée Mariottini a Roma

Sei anni di carcere è la condanna che il giudice ha stabilito per Antonella Fauntleroy, la ventenne originaria della Repubblica del Botswana, ritenuta responsabile di aver venduto droga ad una minorenne, Desirée Mariottini, morta nella notte tra il 18 e 19 ottobre del 2018, drogata, stuprata e trovata priva di vita con evidenti segni di violenza in uno stabile abbandonato in via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo a Roma. Questa la sentenza al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Nei suoi confronti il pubblico ministero aveva avanzato una richiesta ad otto anni di carcere. A fare il suo nome nella vicenda diversa testimoni, poi l'arresto a febbraio 2019.

Quattro imputati a processo per l'omicidio di Desirée Mariottini

Imputati nel processo per la scomparsa della sedicenne di Cisterna di Latina ci sono quattro cittadini africani – i nigeriani Alinno Chima, Mamadou Gara, detto Paco, il ghanese Yusef Salia e il senegalese Brian Minthe – accusati, a vario titolo, di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori, per il quali la Procura ha chiesto la condanna all'ergastolo.

 

Desirée è stata stuprata

Com'è emerso dai risultati dell'autopsia, Desirèe è stata stuprata da più di un uomo, dopo essere stata stordita da un cocktail di droghe. Yusif Salia, uno dei quattro uomini in carcere, in un primo momento ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con la sedicenne per poi negarlo, spiegando che sarebbe stata lei stessa a tentare un approccio con lui. Ma sul cadavere della giovane c'era il dna del trentaquattrenne. Quando Desirée si è sentita male inoltre, come risulta dalle indagini, i quattro indagati non l'avrebbero aiutata, ma impedito ad altre persone presenti nel palazzo di via dei Lucani di soccorrerla.

 
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