È attesa per oggi la sentenza della Prima Corte d'Assise sul processo per l'omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso a coltellate la notte del 26 luglio 2019 nel quartiere Prati a Roma. Spetta al giudice esprimersi sui due imputati, i ventenni americani Finnegan Lee Elder e Christian Natale Hjorth, presenti in aula, per i quali il pubblico ministero ha chiesto la condanna all'ergastolo con isolamento diurno per il reato di omicidio volontario. La Prima Corte di Assise nell'aula bunker di Rebibbia, si è riunita in Camera di Consiglio. Da quanto si apprende il verdetto è atteso per stasera o domani.

Il pm: "Ergastolo non è trofeo da esibire"

Il pm Sabrina Calabretta a Il Corriere della Sera ha spiegato che "tra Natale ed Elder: c’è un dolo pieno di concorso in omicidio, Elder e Natale andarono all’incontro con mezzi idonei ad uccidere". La richiesta dell'ergastolo tuttavia "non è un trofeo da esibire – chiarisce – come è stato detto dalle difese. Non c’è un trofeo per nessuno. In questa sede non si vince e non si perde perché di fronte a eventi tragici come questi avrei preferito che nulla di quanto è stato ricostruito in aula fosse veramente accaduto".

L'avvocato di Elder chiede la legittima difesa

L'avvocato di uno dei due imputati, Finnegan Lee Elder, che ha sferrato materialmente i fendenti all'addome del vicebrigadiere impugnando un coltello d'assalto dei marines, ha chiesto al giudice che venga riconosciuta la legittima difesa. "La ricostruzione dei fatti avvenuti va nella direzione di quanto affermato da Elder, e sulla versione data dal collega di Cerciello, Andrea Varriale, ci sono molte incongruenze, a partire dal fatto che i due carabinieri, in borghese, non hanno mostrato i tesserini – dichiara il legale – Elder inoltre si è ritrovato a terra con Cerciello che era sopra di lui, in una posizione maggiormente aggressiva".

L'omicidio di Cerciello Rega

Elder ha colpito Cerceillo Rega con undici coltellate che gli hanno lesionato organi vitali, portandolo in breve tempo al dissanguamento. Un'aggressione quella che si è consumata la notte dei drammatici fatti a Prati che è avvenuta nel giro di pochi minuti. Insieme al vicebrigadiere c'era il collega Andrea Varriale, che non ha potuto fare nulla per impedire l'accoltellamento, perché era impegnato in un conflitto con l'altro imputato e solo quando entrambi si sono dati alla fuga si è reso conto che Cerciello era ferito gravemente. Il militare è deceduto poco dopo la corsa dell'ambulanza in ospedale.