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Omicidio Causo, nessuna impronta digitale di Michelle sulla pistola: la perizia smentisce il killer

Il ragazzo accusato di aver ucciso Michelle, ha dichiarato di essere stato minacciato da lei con la pistola. Ma secondo i primi risultati della perizia tecnica sull’arma, non sarebbero presenti le sue impronte digitali.
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A cura di Beatrice Tominic
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Michelle Causo
Michelle Causo

"L'ho uccisa dopo essere stato minacciato con la pistola", aveva dichiarato il ragazzo di 17 anni accusato di aver ucciso la sua coetanea Michelle Causo alla fine dello scorso giugno in un appartamento di Primavalle. La causa, come più volte affermato dal diciassettenne, da poco trasferito in un carcere del nord Italia perché a rischio pestaggi in quello romano di Casal del Marmo, sarebbe stata un debito di pochi euro per la droga.

Ma a smentire il giovane è arrivato il risultato di una perizia tecnica secondo il quale sulla rivoltella, che poi si è rivelata essere un'arma giocattolo, non sono presenti le impronti digitali della ragazza.

Alla ricerca del movente

Quella proposta dal ragazzo è una versione dei fatti che non avrebbe mai convinto completamente gli inquirenti. Secondo quanto dichiarato, il ragazzo l'avrebbe accoltellata, colpendola al volto, al collo e all'addome, dopo essere stato minacciato, mentre lei gli puntava l'arma contro. La mancanza di impronte digitali sulla pistola rimette le sue parole in discussione.

Non si ferma il lavoro degli inquirenti, che continuano a cercare un movente plausibile: non si esclude che, dopo essere riuscito ad hackerare il telefonino della ragazza, possa aver ottenuto delle sue foto intime con cui ricattarla.

Continua anche l'opera di ricostruzione: gli agenti stanno cercando di comprendere con esattezza quanto accaduto in quella terribile giornata nella quale resta ancora un buco temporale di circa tre ore.Gli agenti che si stanno occupando delle indagini, non hanno escluso neppure che possa essere stato coinvolto qualche amico o conoscente del ragazzo a cui potrebbe essersi rivolto per chiedere aiuto o consigli dopo aver ucciso Michelle. Secondo alcune ricostruzioni, la decisione di mettere il cadavere in una busta dell'immondizia e trasferirlo in strada su un carrello avrebbe rappresentato soltanto una prima fase del piano. Quella successiva, forse, prevedeva di liberarsi del corpo nel vicino Parco del Pineto.

Le verifiche sui telefonini

Gli accertamenti proseguono non soltanto sull'arma, ma anche all'interno dei telefonini. In quello di Michelle, trovato ancora sporco di sangue, forse tirato fuori dalle tasche per chiamare aiuto, gli inquirenti stanno passando al vaglio le chat e i messaggi per ricostruire il rapporto che la ragazza aveva con il suo assassino: si tratta di quello che lega due semplici amici oppure, come dichiarato dalla famiglia inizialmente, lui era stato respinto?

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