Nipt gratuito nel Lazio per le donne incinte: la proposta in Regione sul test prenatale non invasivo

Un test prenatale non invasivo può rivelare nelle donne incinte la presenza di un feto portatore della trisomia dei cromosomi 21 (sindrome di Down), trisomia 18 (sindrome di Edwards) e trisomia 13 (sindrome di Patau), le tre principali anomalie cromosomiche evidenziate in epoca prenatale. Eseguire questo test, possibilistico e non diagnostico, i cui risultati sono confermati con un livello di affidabilità del 99,9%, con un margine residuo dello 0,1%, è diventata ormai prassi nel nostro Paese. Fatta eccezione per l'Emilia Romagna e la Valle d'Aosta, però, sottoporsi a questo esame è a pagamento. Nel Lazio, invece, attualmente è disponibile a pagamento o in convenzione, con costi variabili tra 350 e i 900 euro circa.
Nei giorni scorsi, però, nel corso della Commissione Sanità presieduta da Alessia Savo (FdI), si è discusso riguardo alla proposta di legge regionale n. 196 del 24 marzo 2025, presentata dai consiglieri Marco Colarossi e Giorgio Simeoni (FI) per avviare l'erogazione del test prenatale non invasivo (NIPT) gratuitamente.
Il test prenatale non invasivo: in cosa consiste e a cosa serve
Come sottolineato nella proposta di legge del 24 marzo scorso, il NIPT è un test di screening non invasivo che permette di rivelare le principali anomalie cromosomiche tramite l'analisi del DNA fetale libero nel sangue materno fin dalla nona o decima settimana di gestazione. Il test, sebbene non sia diagnostico, prevede una specificità e un'accuratezza del 99,9%.
Il test permette di scoprire, con un margine di errore di appena lo 0,01%, se il feto è portatore di una delle trisomie cromosomiche fra le più diffuse che da sole rappresentano circa il 70% di quelle oggi note ben prima dell'amniocentesi. Quest'ultima, oltre che essere un esame invasivo, è da effettuare soltanto dopo la quindicesima settimana di gravidanza.
L'incontro in Regione per l'introduzione del test gratuito: il parere favorevole della comunità medica
L'incontro è avvenuto nei giorni scorsi alla presenza anche di rappresentanti del mondo scientifico e clinico che hanno manifestato la loro approvazione rispetto all'introduzione del test gratuito. Fra loro il professor Giuseppe Novelli, responsabile dell’Unità di ricerca sulla genetica umana dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che ha ricordato come questo genere di test abbia sostituito esami più invasivi, riducendo i rischi per la gravidanza, mentre la professoressa Paola Grammatico, ordinaria di genetica medica alla Sapienza Università di Roma, ha ricordato che si tratta di un test di screening e non diagnostico e la necessità di inserirlo all'interno di un percorso assistenziale strutturato, accompagnato da un'adeguata consulenza genetica prima e dopo l'esame.
Presenti, per esprimere il loro parere favorevole al progetto, anche Antonio Novelli (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù), Alvaro Mesoraca (Altamedica–Artemisia) e Maria Grazia Di Gregorio (Ospedale San Pietro Fatebenefratelli).
La proposta di legge: "Un passo avanti per la nostra Regione"
Pareri favorevoli, però, sono arrivati anche dalle altre forze politiche. Al termine del dibattito politico, è stata la dottoressa Alessandra Diodati, della direzione regionale Salute, che ha evidenziato come il NIPT, dopo essere stato aggiunto ai Livelli essenziali di assistenza, dovrà essere inserito all’interno di un percorso organico di genetica medica e presa in carico delle famiglie, confermando l’interesse per una sperimentazione coerente con l’organizzazione del servizio sanitario regionale. "Un passo avanti significativo per il rafforzamento delle politiche regionali di prevenzione e per la tutela della salute materno-fetale nel Lazio", è il commento dalla Regione Lazio.