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Muore suicida a 14 anni, gli ispettori del Ministero: “La scuola poteva fare di più per salvare Paolo”

Per gli ispettori del Ministero dell’Istruzione la scuola avrebbe potuto fare di più per Paolo, il 14enne che si è tolto la vita in provincia di Latina a settembre.
A cura di Beatrice Tominic
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La scuola in provincia di Latina frequentata dal quattordicenne che si è tolto la vita tre ore prima del rientro in classe avrebbe potuto fare di più per salvarlo. A dirlo sono stati gli ispettori del Ministero dell'Istruzione nella loro relazione sulla scuola. Le ispezioni sono scattate a pochi giorni dalla terribile notizia, quando il giovane Paolo Mendico è stato trovato senza vita nella sua cameretta, nella giornata del 12 settembre 2025 e sono continuate fino a fine mese.

Nel corso degli accertamenti, gli ispettori hanno consultato verbali delle riunioni, hanno avuto modo di confrontarsi con il personale scolastico, dai docenti alla psicologa della sede e hanno raccolto le testimonianze dei genitori. A fronte di quanto emerso, è arrivato il verdetto: "La scuola si è conformata alle norme per il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo adempiendo all'integrazione documentale, alla previsione delle procedure e alle nomine delle figure e dei gruppi di riferimento", si legge nella relazione. Ma poco dopo viene sottolineato come avrebbe potuto fare di più e far scattare la procedura da seguire in caso di bullismo.

"È un percorso doloroso e tortuoso, sarà fondamentale analizzare, approfonditamente, tutte le parti del verbale ispettivo – è il commento della Garanta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza del Lazio Monica Sansoni a Fanpage.it – Una cosa è certa: si evidenziano nitide responsabilità della scuola che non saranno sottovalutate".

La relazione dopo le ispezioni del Mim

Fanpage.it ha preso visione della relazione degli ispettori del Ministero dove si ripercorrono le segnalazione, le testimonianze e i documenti consultati a scuola. Come precisano gli ispettori, però, "l'istruttoria è stata limitata, dalla circostanza di non poter intralciare e/o sovrapporsi alle indagini della Magistratura" e per questa ragione "non è stato possibile acquisire alcune audizioni e materiale probatorio (es. comunicazioni, chat, foto) che avrebbero concorso a determinare gli esiti di questo accertamento".

Il commento della Garante Sansoni: "Elementi inquietanti e contraddittori"

"Garantire ascolto, tutela e sostegno è alla base del mio ruolo istituzionale. Ci troviamo di fronte ad un percorso doloroso quanto tortuoso e sarà fondamentale analizzare, approfonditamente, tutte le parti del verbale ispettivo consegnato alla famiglia Mendico – è il commento per Fanpage.it della Garanta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza del Lazio Monica Sansoni – Da una prima disamina emergono elementi inquietanti e contraddittori. Ma attendo il parere della Procura in merito, che è l'unica autorità che ci potrà dare gli esiti del caso. Una cosa è certa: al netto di alcuni leciti dubbi emersi nella lettura del documento, si evidenziano nitide le responsabilità che gli stessi ispettori hanno posto all'attenzione e che non saranno sicuramente sottovalutate".

La relazione degli ispettori: cosa poteva fare la scuola

Che gli episodi di bullismo siano esistiti, sembra ormai appurato anche dagli ispettori del Ministero che, nel corso dei loro accertamenti, hanno raccolto numerosi episodi. "Ci prendevamo in giro, era una cosa reciproca, quando mi ha detto che gli dava fastidio ho smesso", dice un coetaneo del ragazzo, facendo venire a galla una situazione costituita da "conflitti", talvolta "litigi e incomprensioni". Ma non tutti hanno smesso di prenderlo in giro, tanto che un docente si era trovato a redarguire la classe e ad invitare tutti a cambiare atteggiamento. 

Riportati i fatti a una docente referente di sede, ha ritenuto "evidentemente di non dover dare seguito alla procedura prevista dall’Istituto in caso di presunto episodio di bullismo o cyberbullismo" cioè di non attivare "un processo di attenzione e di coinvolgimento delle figure deputate ad una valutazione approfondita (DS, docente coordinatore, docenti di classe)".

Le responsabilità di preside e vicepreside secondo gli ispettori

I fatti sono poi stati segnalati anche alla vicepreside, referente di sede e componente del team antibullismo. Quest'ultima, in sede di audizione, non ha mai confermato di essere a conoscenza di quanto accadeva nella classe di Paolo. Una possibilità che non convince gli ispettori: "Non è plausibile pensare che nelle diverse occasioni di colloquio con la famiglia, confermate dalla stessa professoressa, non si fosse fatto cenno a tale tipo di problematiche, che trovano riscontro anche nelle dichiarazioni dal minore audito".

Secondo gli ispettori sembrano esserci pochi dubbi: la situazione avrebbe dovuto richiedere un approfondimento "circa le dinamiche, i oggetti coinvolti, la natura e le cause nonché l'effettiva presa in carico da parte dell' organo deputato per eccellenza a gestire tali questioni, ovvero il Consiglio di classe". Una situazione che poteva essere trattata direttamente dalla preside, sulla figura della quale si è tanto dibattuto, soprattutto dopo l'intervento del sindacato a sua difesa: "La Dirigente, in qualità di garante e responsabile in primis delľ'azione educativa, avrebbe dovuto sostenere e promuovere l'individuazione condivisa di interventi più incisivi, anche in conformità con quanto previsto dal Regolamento di disciplina, anziché abdicare al proprio ruolo limitandosi ad esortare i docenti a punire determinati comportamenti".

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