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Muore dopo tre ricoveri, aveva contratto infezioni in ospedale: la famiglia fa causa alla Asl

Una 58enne di Latina è morta nel 2021 per shock settico dopo tre ricoveri. La famiglia accusa Asl e medici: “Infezioni ospedaliere e cure tardive”.
A cura di Francesco Esposito
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Immagine di repertorio
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Tra luglio e agosto del 2021 una donna di 58 anni di Latina è entrata e uscita per tre volte dall’ospedale Santa Maria Goretti, restando complessivamente ricoverata per 48 giorni. È morta alla fine di quell’estate per uno shock settico. Ora la sua famiglia ha deciso di portare la vicenda davanti al tribunale, chiamando in causa la Asl di Latina e i medici del nosocomio. La prima udienza civile è stata fissata al 9 giugno prossimo.

Il primo ricovero per una polmonite, poi le infezioni

Il primo accesso in ospedale era avvenuto per una polmonite. Dopo le dimissioni, però, la donna ha iniziato a manifestare una serie di infezioni che, secondo quanto emergerebbe dalla documentazione clinica, sarebbero state correlate all’assistenza sanitaria ricevuta. A distanza di pochi giorni è stato necessario un nuovo ricovero, seguito poi da un terzo.

Dall’analisi delle tre cartelle cliniche risulta che la paziente avrebbe contratto un’infezione alle vie urinarie riconducibile all’uso del catetere, oltre a infezioni da Escherichia coli e Proteus mirabilis, con presenza di candidosi. Tutti elementi che, secondo la famiglia, avrebbero progressivamente compromesso le sue condizioni di salute fino all’esito fatale.

La legale dei familiari: "Senza quelle infezioni non sarebbe morta"

L’avvocata Renata Mattarelli, che assiste il marito e i due figli, sostiene che la sequenza degli eventi parli da sola. Se, come indicato nella cartella clinica del decesso, la donna è morta per shock settico dovuto a infezioni ospedaliere, e se prima del primo ricovero non presentava alcuna infezione, allora – secondo il legale – è altamente probabile che senza quelle infezioni non sarebbe morta.

Nel mirino dell’azione legale non ci sono solo le infezioni contratte, ma anche le modalità con cui sarebbero state diagnosticate e trattate. L’accusa è quella di terapie tardive e non mirate, basate su antibiotici generici somministrati senza l’individuazione tempestiva dei batteri responsabili. Una gestione che, sempre secondo la ricostruzione della difesa, avrebbe favorito l’estensione dell’infezione a più distretti dell’organismo, fino alla sepsi e allo shock settico.

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