1.000 CONDIVISIONI
Coalizione Centrodestra
44%
56 Seggi
Coalizione Centrosinistra
26%
5 Seggi
Movimento Cinque Stelle
15.6%
5 Seggi
Azione - Italia Viva - Calenda
7.7%
Per L'Italia con Paragone
1.9%
Unione Popolare con De Magistris
1.4%
60375 sezioni su 60399
Ultimo aggiornamento: 9 minuti fa
Coalizione Centrodestra
43.8%
121 Seggi
Coalizione Centrosinistra
26.1%
12 Seggi
Movimento Cinque Stelle
15.4%
10 Seggi
Azione - Italia Viva - Calenda
7.8%
Per L'Italia con Paragone
1.9%
Unione Popolare con De Magistris
1.4%
61396 sezioni su 61417
Ultimo aggiornamento: adesso
Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia
26 Settembre 2022
15:14

Monica Cirinnà (Pd) perde nettamente, aveva detto: “Collegio non idoneo ai miei temi”

Monica Cirinnà, Pd, ha perso nettamente nel suo collegio elettorale ed è fuori dal parlamento: “Ora si potrebbe aprire fase nuova, solo se il Pd si impegnerà in un lavoro di radicale rinnovamento”.
A cura di Enrico Tata
1.000 CONDIVISIONI
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia

Monica Cirinnà, senatrice uscente del Partito democratico, ha perso nettamente nel suo collegio uninominale. Con il 37,49 per cento è stata eletta la candidata del centrodestra Ester Mieli e il centrosinistra si è fermato al 30,94 per cento. Il collegio Lazio U04 comprende i municipi IX, quello dell'Eur, VII, quello dell'Appio Latino, alcune zone del municipio VIII e il municipio X, quello di Ostia. Comprende anche i territori di Ciampino e Fiumicino, paese il cui sindaco è proprio il marito di Cirinnà, Esterino Montino.

La senatrice Cirinnà a caldo, subito dopo la formazione delle liste, aveva dichiarato di rinunciare alla candidatura: "La mia avventura parlamentare può dirsi conclusa. Comunicherò la mia non accettazione della candidatura. Evidentemente per il Pd si può andare in Parlamento senza di me, è una scelta legittima. Il collegio elettorale proposto è perdente in due sondaggi. Sono territori non idonei ai miei temi e un forte radicamento della destra". Una delle battaglie condotte dalla senatrice è rappresentata proprio dalle legge che porta il suo cognome e che, ricordiamo, è entrata in vigore nel 2016 e istituisce le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Dopo l'iniziale rifiuto della candidatura, Cirinnà ha accettato di correre nel collegio uninominale che le è stato assegnato dal partito: "Il segretario parla di occhi di tigre, io li tiro fuori, ma lo faccio solo per loro, per una comunità. Non è un ripensamento per interesse, ma lo faccio per amore e rispetto delle tantissime persone che mi hanno chiesto di ripensarci. Sarà una battaglia difficile, complicata, ma che forse vale la pena fare".

Il Pd del Lazio, aveva rivelato Cirinnà, presentò una proposta che consisteva nel presentare Bruno Astorre, segretario regionale, capolista nel proporzionale Lazio 2, e proprio Cirinnà capolista nel proporzionale Roma, Ciampino e Fiumicino. Poi al posto di Cirinnà è stata inserita Cecilia D'Elia e il collegio considerato sicuro, quello di Roma centro, è stato dato a Emma Bonino. Come sappiamo, anche questo collegio è stato perso dal centrosinistra e anche Bonino è fuori dal parlamento.

Con un lungo post su Facebook oggi Cirinnà ha ammesso la sconfitta:

Nonostante la perenne sensazione di sconfitta, giorno dopo giorno, ho attraversato un territorio vastissimo, incontrando l’affetto di tante persone, ascoltando desideri, necessità e anche critiche. L’ho fatto con coraggio e generosità, perché non conosco altro modo di fare politica, da donna di sinistra impegnata in politica e, finora, nelle istituzioni. Non è bastato. Nel quadro di un risultato complessivo drammatico e lacerante, mi sono fermata circa sei punti sotto la mia avversaria: ci separano trentamila voti. A lei i miei auguri di buon lavoro.

Cirinnà ha poi ringraziato il marito e ha chiesto un radicale rinnovamento del Partito democratico:

mio marito Esterino, cuore e mente di questa campagna elettorale, grande amministratore e politico di enorme cultura, che con la sua lucidità, ma soprattutto con il suo amore, ha reso più leggere queste settimane nelle quali i vertici del partito mi hanno fatto mancare la loro solidarietà e il loro sostegno.

Saremo all’opposizione, certo, ma se questo attraversamento del deserto sarà fatto con ignavia e superficialità nessuno ne avrà giovamento e il partito resterà un coacervo di correnti sempre in lotta per i posti di potere. Basta!

Adesso potrebbe aprirsi una fase nuova: potrebbe! Sarà nuova solo se il Partito democratico si impegnerà in un lavoro di radicale rinnovamento. Rinnovamento della classe dirigente tutta, ormai davvero logora e giudicata negativamente da questo voto.

1.000 CONDIVISIONI
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni