Mille case popolari vuote a Roma, Valeriani (Pd) accusa Ater: “Spieghi perché non sono assegnate”

Troppe persone senza casa e troppe case senza persone. Questo vecchio slogan dei movimenti per il diritto all'abitare sembra sempre più attuale, a Roma ma non solo. Il motto, per alcuni, diventa una domanda a cui la politica deve dare una risposta. "Chiederò la convocazione urgente della Commissione Urbanistica e Politiche abitative per audire i vertici dell'Ater Roma", annuncia il consigliere del Partito Democratico alla Regione Lazio e presidente della commissione Trasparenza, Massimiliano Valeriani, che dall'azienda territoriale per l'edilizia residenziale vuole "conoscere i motivi per cui centinaia di alloggi sono chiusi e non vengono messi a disposizione del Comune di Roma per le assegnazioni alle famiglie in lista di attesa".
Come ribadisce a Fanpage.it, però, il problema non è solo a livello locale e servirebbe un lavoro di più istituzioni: dal Campidoglio – che "sta dimostrando qual è la direzione giusta" – alla Regione, fino al governo nazionale. Il messaggio è lo stesso: "Non possiamo accettare che milioni di persone vivano la fragilità abitativa come una condizione di esclusione sociale permanente".
Consigliere Valeriani, a quanto ammonta e in che stato è il patrimonio Ater che non è stato assegnato?
Da quello che ho verificato, sono quasi mille gli appartamenti Ater che non sono stati assegnati e che rimangono liberi. È un numero enorme, che grida vendetta, visto che a Roma abbiamo in lista d’attesa oltre 15 mila persone. Questo è un fatto molto grave, perché ci troviamo in una situazione paradossale: migliaia di persone senza casa e migliaia di case senza persone. È uno scandalo tutto italiano che purtroppo negli ultimi anni si è accentuato ulteriormente. L’amministrazione regionale è responsabile di questo stato di cose, perché non esiste più una politica sull’emergenza abitativa. Da tre anni a questa parte non c’è stato nessuno sforzo concreto, se non annunci di programmi futuri e investimenti “futuribili” che vedranno la luce chissà quando. La verità, per quanto dura, è questa: da tre anni non c’è nulla. Una delle tracce più evidenti è proprio l’abbandono del patrimonio Ater: case vuote, senza persone, e senza il trasferimento di questi alloggi al Comune, come invece prevede la legge. L’Ater non può tenersi liberamente queste case: è obbligata a trasferirle al Comune di Roma, che poi le assegna attraverso una graduatoria.
Invece sulle politiche abitative, il sindaco Gualtieri ha avviato un Piano casa che prevede anche l’acquisto di molti alloggi dalla Fondazione Enasarco. Cosa ne pensa? Può essere replicato anche a livello regionale?
Quella del Campidoglio è una grandissima operazione sociale. Senza investimenti nazionali, il Comune di Roma sta dimostrando qual è la direzione giusta: investire su abitazioni da offrire a persone che non ce la fanno a stare sul mercato dell’affitto o della compravendita. Purtroppo, però, questa è una situazione isolata nel contesto istituzionale italiano. Il governo Meloni, sul versante casa, in tre anni non ha fatto praticamente nulla. La Regione Lazio è nella stessa situazione: a parte parlare di emergenza abitativa, in tre anni non ha fatto nulla di concreto. Anzi, sono sempre meno le case che vengono trasferite al Comune di Roma per l’emergenza abitativa e sempre di più quelle che la Regione si tiene vuote, senza persone dentro.
A Roma però si costruisce molto: ci sono tanti cantieri aperti, ma quasi nessuno di edilizia residenziale sociale. Perché?
Perché per fare edilizia residenziale sociale serve un progetto nazionale che oggi manca. Il mercato risponde a logiche private, non a logiche sociali. Non ha come obiettivo quello di aiutare chi non ce la fa. Questa è una delle grandi questioni nazionali che anche come Partito Democratico stiamo cercando di affrontare in modo diverso. La speculazione o l’investimento privato non possono essere l’unica risposta alle tante forme di fragilità abitativa. C’è tanta gente che non ce la fa, e queste persone aspettano un aiuto pubblico, dallo Stato o dagli enti locali, perché da sole non riescono a reggere il mercato.
A livello nazionale, il ministro Salvini ha annunciato la richiesta di fondi europei per rimettere in condizioni circa 60 mila alloggi in tutta Italia. È un passo avanti?
È una presa in giro, l’ennesima da parte di un ministro che in tre anni non ha fatto nulla. Ha fatto solo condoni e ha annunciato almeno trenta volte – le abbiamo contate – un piano casa che non è mai stato realizzato. Dire oggi, dopo tre anni di immobilismo, che si farà una richiesta all’Europa fa un po’ ridere. L’Europa sta predisponendo ingenti investimenti sulle politiche abitative per affrontare l’emergenza casa, che non riguarda solo l’Italia ma tutti i Paesi europei. Ma sono risorse che arriveranno nei prossimi anni e che l’Italia non ha conquistato grazie al governo, bensì grazie alla battaglia dei democratici e dei progressisti europei. Salvini, invece, si occupa solo del ponte sullo Stretto, vincolando decine di miliardi a un’opera che probabilmente non vedrà mai la luce, e solo ora si ricorda di chiedere fondi per le case popolari inagibili. La domanda è: che cosa ha fatto in questi tre anni per iniziare davvero questo programma? Nulla. Ricordo che appena cinque mesi fa Meloni e Salvini annunciarono l’ennesimo piano casa, parlando di 600 milioni di euro per l’housing e per sostenere i giovani. Quelle risorse non esistono. Nell’ultima legge di bilancio c’è un avvilente zero su questo capitolo.
Per concludere: lei è presidente del Forum Casa del Partito Democratico. In breve, qual è la linea del PD sulle politiche abitative?
Noi siamo convinti che lo Stato debba tornare a occuparsi direttamente di questo problema. Non si può delegare tutto al mercato. Lo Stato deve tornare a realizzare case popolari, a sostenere chi non ce la fa sul mercato della compravendita e dell’affitto, e a svolgere un ruolo di regolazione del mercato immobiliare.