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Mazzette in cambio di appalti per rifare le strade, sequestrati 5 milioni di euro a Mr. Asfalto

Blitz della finanza sull’imprenditore Mirko Pellegrini, già indagato per corruzione: sequestro preventivo da oltre 5 milioni per l’accusa di autoriciclaggio.
A cura di Francesco Esposito
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L’imprenditore Mirko Pellegrini
L’imprenditore Mirko Pellegrini

I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo in queste ore un sequestro preventivo da oltre 5 milioni di euro per l'imprenditore della manutenzione stradale Mirko Pellegrini, conosciuto anche come ‘Mr. Asfalto', già in carcere da maggio 2025 ma rilasciato a giugno. Il giudice per le indagini preliminari ha emesso la misura cautelare in ragione dell'ipotesi di reato di autoriciclaggio, parte di una lunga lista in cui compaiono anche associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture e corruzione. Pellegrini è accusato, insieme ad altri, di aver orchestrato un giro di mazzette per accaparrarsi appalti pubblici per rifare le strade di Roma e del Lazio e poi coprire i lavori scadenti.

Le accuse contro Mr. Asfalto e altri 36 indagati

Nell'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Lorenzo Del Giudice e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, Mr. Asfalto è il principale dei 37 indagati, fra persone fisiche e giudiriche, per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio. Secondo quanto ricostruito dalla procura, insieme al fratello Simone Pellegrini, Flavio Verdone, Roberto Filipponi e Alessandro di Pietrantonio, avrebbe messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere fatta di una miriade di società intestate a prestanome con cui cercavano di eludere le disposizioni in materia di documentazione antimafia per partecipare ai concorsi. Inoltre Pellegrini e soci avrebbero eseguito lavori scadenti e in ritardo, ma tutto ciò non risultava nei verbali grazie alla complicità di cinque dipendenti pubblici corrotti.

L'autoriciclaggio con cui Pellegrini puliva i soldi sporchi

Mirko Pellegrini sarebbe colpevole anche di trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoiriciclaggio. Secondo le indagini della guardia di finanza, i soldi ottenuti in maniera illecita (circa 7 milioni di euro) venivano subito girati a società inattive o che non rispettavano gli obblighi fiscali. Queste aziende emettevano fatture per operazioni mai avvenute e, dopo aver trattenuto il 5% del capitale ricevuto quale compenso per la collaborazione prestata, restituivano le somme in contanti all’imprenditore romano: un totale che si aggirerebbe sopra i 5 milioni e che sarebbe stato poi speso e reinvestito dal ‘re degli appalti stradali'.

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