Dopo sei anni di carcerazione, la maggior parte dei quali passati in regime di carcere duro al 41bis, Salvatore Buzzi da qualche mese è tornato a piede libero per le strade di Roma, in attesa del ricalcolo della pena. Mentre l'altro imputato eccellente di Mafia Capitale, Massimo Carminati, ha scelto di non parlare dell'inchiesta Mondo di Mezzo che ha portato alla luce un verminaio di rapporti di corruzione, pressioni, influenze indebite tra politica e imprenditoria, Buzzi è tornato alla vita pubblica per difendersi e lanciare accuse. Ospite della redazione di Fanpage a Roma

Non ha caso ha appena dato alle stampe un libro curato dal giornalista Stefano Liburdi, "Se questa è mafia" (Mincione Editore), un lungo racconto della sua vicenda processuale in cui si assume le responsabilità che si è preso di fronte ai giudici, ma respinge l'accusa di essere un mafioso ma soprattutto tenta di denunciare quello che ha subito come un processo mediatico-politico in cui è stato dipinto come un boss che non è. Imprenditore spregiudicato sì, in grado di corrompere politici e funzionari senza ombra di dubbio, pronto a mettersi d'accordo con i concorrenti per spartirsi appalti e lotti anche, ma mafioso proprio no: "La corruzione? È stata documentata in tre casi. Negli altri casi ero io che dovevo pagare una stecca per vedere sbloccati i soldi che mi spettavano per i lavori svolti. Mi sembra più un'estorsione questa".

E lancia accuse alla politica, a cominciare dal centrosinistra che non lo ha difeso, responsabile a suo avviso di essersi accodato al racconto della Procura di Roma facendo finire sul banco degli imputati l'intera cooperazione per provare a salvarsi. “La mia amarezza peggiore è sul Pd perché io vengo da una storia in cui sono sempre stato a sinistra. Quando Pignatone mi arresta con l’accusa di mafia dicendo che eravamo una cooperativa di destra in combutta con Alemanno io mi sarei aspettato che gli esponenti del Pd vicini a me, quelli che mi conoscevano avessero fatto presente al procuratore che si sbagliava. Ho sempre votato in quel campo, ho aiutato a far votare in quel campo, ho fatto le campagne elettorali, ho dato contributi elettorali per me legittimi – spiega Buzzi – è sostegno politico, la legge lo permette. Io ero un in imprenditore avevo 1270 persone e finanziavo la politica legittimamente”.

L'inchiesta secondo Buzzi ha colpito solo "la destra e la corrente di quelli che erano bersaniani", tutti gli altri politici coinvolti sarebbero stati salvati dalla procura. "L'omertà c'è stata in questo processo, ma non quella di chi aveva paura di Carminati, ma quella dei politici che non hanno detto la verità, non a caso sono 27 quelli che sono stati rinviati a giudizio per falsa testimonianza".

Dice di non seguire la politica romana Salvatore Buzzi, di non essere interessato ma che se ci saranno voterà i Radicali perché "si occupano dei diritti dei detenuti", del resto non si vuole curare. Ma di una cosa si dice certo: il ‘sistema' esisteva prima di lui ed esiste ancora oggi. "Non era un sistema creato da Buzzi era un sistema che Buzzi ha trovato e che c’è ancora. – spiega –  Quando c’era la sinistra al governo la percentuale era il 50% a Legacoop, il 15% a Agci che è un’organizzazione di centro e il 35% a Confcooperative. Quando c’era la destra era il contrario, 50% Confcooperative e il 50% alle altre due organizzazioni ma questo non lo decideva Buzzi. Questo è il sistema”.

Se io avevo fatto un fenomeno collusivo per avere un sacco di soldi in più come hanno sostenuto il pubblici ministeri perché la giunta Marino con l’assessore Sabella proroga gli stessi prezzi? Perché il commissario prefettizio che arriva dopo Marino proroga gli stessi prezzi? E per ultima la Raggi, che è diventata sindaco grazie a me e Pignatone, proroga gli stessi prezzi?". L’ex presidente della 29 giugno rimane colpevole quindi ma ‘solo’ di corruzione.

Il prossimo 3 novembre si terrà l'udienza della Corte d'Appello, chiamata dai giudici di Cassazione a riformulare l'entità delle condanne dopo la sentenza che ha fatto cadere l'aggravante di associazione mafiosa per Buzzi, Carminati e i loro coimputati.  Alla domanda se ha paura di tornare in carcere, Buzzi risponde però non come ci aspetterebbe da un imprenditore che è convinto di aver pagato troppo e per altri: "A me il carcere mi fa un baffo, io sono una persona seria”.

La sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che l'associazione a delinquere capeggiata da Buzzi e Carminati non era dunque un'associazione mafiosa, ma un'associazione a delinquere ‘semplice' finalizzata alla corruzione per accaparrarsi risorse pubbliche e pilotare gli appalti. Ma questo, chiariscono i giudici, non vuol dire che a Roma la mafia non esiste. Ma Salvatore Buzzi la vede in maniera molta diversa, quando gli chiediamo della conoscenza fatta con Roberto Spada nel carcere di Tolmezzo, ribadisce che per lui neanche quella degli Spada è criminalità comune: "La mafia è quella che ha ucciso i giudici. A Ostia non c'è la mafia". Un giudizio asserito con certezza, nonostante le sentenze, nonostante gli omicidi, nonostante interi quartieri della città siano sottratti al controllo dello Stato per essere assoggetti a quello delle organizzazioni criminali che li hanno trasformati in piazze di spaccio.