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L’ultras della Lazio ucciso dall’amico dopo una lite: il cane gli aveva fatto pipì sulla scarpa

Una lite scoppiata in mattinata per la pipì di cane finita su una scarpa si è conclusa con l’omicidio dell’ultras 52enne della Lazio Giovanni Bernabucci.
A cura di Beatrice Tominic
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A quasi una settimana dall'omicidio di Giovanni Bernabucci, emerge il movente del delitto: Davide Ernesti, amico e vicino di casa della vittima, lo ha accoltellato a morte dopo l'ennesima lite, stavolta scoppiata a causa del cane dello stesso killer. L'animale nella mattina precedente al delitto avrebbe fatto pipì su una scarpa, macchiandola, provocando una serie di litigi fra i due culminati con il delitto nella tarda serata di venerdì scorso, 13 febbraio.

L'omicidio dell'ultras della Lazio a Viterbo

Giovanni Bernabucci, ultras della Lazio di 52 anni detto "La Iena", è stato ucciso all'interno di una palazzina nel quartiere di Santa Luca a Viterbo, dove abitava insieme all'aggressore. Ernestisi è scagliato contro di lui con violenza, accoltellandolo più volte fino a lasciarlo morente. Poi è stato lo stesso assassino, quando l'altro era ancora agonizzante sul pavimento dopo essere stato colpito al torace, che ha chiamato il numero unico per le emergenze 112 facendo scattare l'allarme.

All'arrivo degli agenti, della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica delle città di Roma e di Viterbo, il coltello utilizzato per uccidere Bernabucci si trovava ancora sul tavolo, sporco di sangue.

Le liti fra i vicini di casa iniziati per una pipì di cane sulla scarpa

Secondo quanto ricostruito fino ad ora dagli inquirenti, sembra che i rapporti fra i due fossero carichi di tensione già dalla mattina. Tutto, secondo quanto sta emergendo, sarebbe stato provocato dalla pipì di cane finita sulla scarpa della vittima. Più volte nel corso di quella giornata, terminata con l'omicidio, i due si sarebbe trovati a litigare anche violentemente. Secondo quanto spiegato da Ernesti, Bernabucci lo avrebbe aggredito colpendolo e spingendolo dalle scale. Una versione confermata anche dai messaggi inviati dallo stesso Bernabucci non soltanto al futuro killer, ma anche alla sua fidanzata in cui la coppia, e il loro cane, venivano minacciati di morte.

Il messaggio del killer: "Me ne vado in carcere, ma prima lo ammazzo"

Fra i messaggi passati al vaglio dagli agenti, oltre a quelli di minacce inviati da Bernabucci alla coppia, anche quello che Ernesti avrebbe inviato alla compagna nel quale, sfogandosi, avrebbe lasciato intendere che sarebbe stato disposto a finire in carcere pur di eliminare Bernabucci. Quest'ultimo, una volta rientrato a casa, avrebbe lasciato l'auto nel cortile con lo sportello ancora aperto e si sarebbe recato verso Ernesti, armato di coltello. I due avrebbero ripreso a litigare. Poi il vuoto: dopo aver visto l'arma, il killer sembra non avere più alcun ricordo dei fatti.

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