Elisabetta Federico, Lisa, il prossimo marzo avrebbe compiuto 18 anni. Era stata adottata, con il fratello, da Maurizio Federico che è responsabile del Centro per la salute globale dell'Istituto Superiore di Sanità e da Margherita Eichberg, soprintendente dell'Area Metropolitana di Roma, Viterbo e dell'Etruria Meridionale. Lo scorso giugno la ragazza si sveglia con un enorme livido su una coscia, così la scoperta che la ragazza soffre di leucemia.

Lisa è morta lo scorso martedì per un'infezione avvenuta a seguito di un trapianto di midollo eseguito all'ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Una morte drammatica perché coinvolge una giovanissima strappata alla vita in una manciata di settimane, ma anche perché secondo i genitori si sarebbe potuta evitare. Spiega il perché in un lungo post su Facebook il papà di Lisa, Federico, che scrive un vero e proprio atto d'accusa nei confronti dell'ospedale pediatrico, intitolato "Una storia che non dovrà mai più ripetersi". Da quanto si apprende però i genitori al momento non hanno sporto denuncia.

"È ovvio che per un padre che perde una figlia nel fiore dell’età descrivere a caldo la successione degli eventi, oltre a rappresentare uno sfogo emotivo, sicuramente porta a distorsioni, esagerazioni ed imprecisioni, soprattutto in assenza dei dati certificati dalla cartella clinica. – scrive l'uomo spiegando le ragioni di raccontare la sua storia –  Non potrò scendere nei dettagli clinico/medici che ho conosciuto o percepito (ne risulterebbe un indigeribile testo di decine di pagine), e molto di quello che racconterò è frutto di colloqui a quattr’occhi con personaggi che, in mancanza di testimoni, potranno facilmente smentire le mie versioni dei fatti. Io, noi della famiglia ora non abbiamo alcuna intenzione di rivolgerci alla spesso inaffidabile giustizia italiana, anche se avremmo forze e mezzi per sostenere qualsiasi battaglia legale".

Secondo il papà di Lisa prima di tutto si sarebbero potuti tentare altri approcci e non immediatamente puntare sul trapianto. Ma si arriva a ottobre e viene trovata una donatrice compatibile, è una donna tedesca di 46 anni considerata "praticamente identica a Lisa per gli antigeni di istocompatibilità". Ma il gruppo sanguigno della donatrice è AB, quello di Lisa è Zero, quindi si deve sottoporre a una trasfusione per evitare problemi durante l'intervento.

Una sacca di sangue che secondo il papà non contiene sangue sufficientemente di qualità e compromette l'intervento dando il via all'incubo. L'operazione dovrebbe durare circa quattro ore, si protrae per 12 ore, "l’emolisi ha provocato dolori lancinanti e Lisa ha urlato di dolore". "Perché il controllo di qualità non viene effettuato nel centro trasfusionale dove avviene la donazione, ma esclusivamente nel centro dove si pratica l’infusione nel ricevente?", e ancora: "Perché per salvare vite non si prevede un piano B in caso di donazione di midollo non adeguata?". Queste alcune domande di Maurizio Federico dopo che la figlia si è spenta a una settimana da quell'operazione.

La risposta dell'Ospedale Bambino Gesù

Ma dall'ospedale romano confermano di aver seguito alla lettera tutti i protocolli che si utilizzano in questo caso. Una nota che parte della consapevolezza che "il dolore del padre e di una famiglia per una tragedia immane come la morte di una figlia merita solo rispetto e compassione", ma che entrando nel merito delle scelte cliniche assicura  "di aver fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per salvare la vita della povera ragazza". "A volte, drammaticamente, le malattie hanno la meglio su ogni tentativo di intervento. La medicina, purtroppo, anche la più avanzata, non è infallibile", conclude il Bambino Gesù.