Il 14 settembre il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della residenza per anziani San Raffaele di Rocca di Papa contro la revoca dell'accreditamento al servizio sanitario decisa dalla Regione Lazio. Nel documento di poco più di 10 pagine il Tribunale amministrativo regionale scrive nero su bianco quali sarebbero state le mancanze e le violazioni delle procedure anti-Covid riscontrate all'interno della struttura. La Pisana aveva iniziato già a maggio le procedure di revoca dopo che la struttura era stata dichiarata zona rossa per l'esplosione di un focolaio. Il bilancio – si legge nel documento – è stato di 43 decessi da Covid e una percentuale di contagi pari al 50% delle degenze. Numeri importanti che hanno portato la struttura a diventare uno dei primi e più preoccupanti focolai della Regione. Lazio.

L'assenza di una separazione netta ed efficace tra i pazienti Covid e non Covid, la mancata formazione del personale per fronteggiare l'emergenza, lo smaltimento dei rifiuti in modo non adeguato e l'assenza di una separazione tra i percorsi di "sporco" e "pulito" sono tra le motivazioni che hanno portato il Tar, tramite un collegio di giudici presieduto da Dauno Trebastoni, a respingere il ricorso. Nello specifico  il personale ha dichiarato, durante il sopralluogo degli ispettori, di non avere avuto una formazione adeguata sull'utilizzo dei DPI. La carente formazione, gli spazi non idonei e l'organizzazione frammentaria avrebbero quindi, secondo gli ispettori della Asl Rm6, favorito il diffondersi del virus nella struttura. Negligenze denunciate già ad aprile da numerosi parenti di pazienti ricoverati al San Raffaele. "Mio padre è rimasto in stanza per quasi due giorni con una persona che aveva la febbre e tossiva sangue" ci aveva raccontato Jasmin.

La difesa del San Raffaele

La San Raffaele Spa, società con a capo il forzista Antonio Angelucci, si è sempre difesa scaricando la colpa alla Regione Lazio, responsabile di non aver dato il permesso ai laboratori  dell’Irccs Pisana di processare i tamponi molecolari per il controllo progressivo dei pazienti. Un'accusa rispedita al mittente dall'assessore alla Sanità Alessio D'Amato che ha ribadito come gli unici tamponi efficaci sono quelli "validati dal Ministero della Salute e dall’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani". Solo pochi giorni fa, mentre si attendeva l'esito del ricorso, il presidente della San Raffaele S.p.a. Carlo Trivelli si è scagliato ancora una volta contro la Regione Lazio: "È la prima volta che ci troviamo davanti a una Giunta che vieta di fare i tamponi a chi ne ha fatto richiesta; che immette pazienti positivi all’interno delle Rsa e dei reparti in cui vengono assistiti malati terminali, attribuendo poi la colpa della diffusione dei contagi agli operatori della Sanita’ privata o pubblica. Anche su questo punto sta indagando la Procura".