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Il piccolo Gabriel Feroleto soffocato dalla mamma
3 Gennaio 2022
20:43

La nonna di Gabriel Feroleto costretta a dormire in stazione. Il legale: “La casa va dissequestrata”

L’abitazione dove viveva il piccolo Gabriel insieme alla mamma e alla nonna è ancora sotto sequestro. Rocca Di Branco è da qualche giorno costretta a dormire in stazione.
A cura di Natascia Grbic
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Il piccolo Gabriel Feroleto soffocato dalla mamma

Rocca Di Branco, la madre di Donatella Di Bona, la donna che il 17 aprile 2019 ha ucciso il figlio Gabriel Feroleto, si trova in una situazione di difficoltà perché senza un posto dove andare. La sua abitazione a Piedimonte San Germano, dove viveva con la figlia e il nipotino, è ancora sotto sequestro. Non potendo più stare dalle persone che l'hanno ospitata finora, è finita letteralmente in mezzo alla strada. Negli ultimi giorni l'anziana donna ha quindi dovuto dormire alla stazione insieme al figlio disabile. "La signora versa in una situazione di difficoltà, ha terminato il reddito e la pensione del figlio e non può pagarsi una sistemazione – ha spiegato a Fanpage.it il legale della donna, Alberto Scerbo – Per adesso siamo riusciti a trovarle un alloggio di fortuna nella chiesa di Cassino, ma bisogna che la sua casa sia dissequestrata al più presto. Da oggi è diventata irrevocabile la sentenza nei confronti di Nicola Feroleto, attendiamo ancora qualche giorno, ma la signora deve tornare nell'abitazione dato che non ha alcun posto dove andare".

Gabriel Feroleto, ucciso dai genitori

Gabriel è stato ucciso il 17 aprile 2019 dalla madre Donatella Di Bona perché piangeva mentre stava avendo un rapporto sessuale con il padre del bambino, Nicola Feroleto. La donna lo ha soffocato, mentre il padre è rimasto a guardare senza fare nulla mentre il piccolo moriva lentamente. Dopodiché hanno gettato il corpicino tra i rovi. "Mi rimprovero di non aver fatto quanto necessario per salvare la vita di Gabriel, è un rimorso che mi porterò dietro per tutta la vita", ha dichiarato Nicola Feroleto ai giudici. L'uomo ha sostanzialmente ammesso di aver assistito mentre Donatella Di Bona stringeva le mani intorno al collo del bimbo, e di non aver fatto nulla per fermarla. In primo grado Nicola Feroleto era stato condannato all'ergastolo, pena ridotta poi a 24 anni in appello. La donna invece in primo grado è stata condannata a trent'anni di carcere: l'udienza di secondo grado si terrà il dieci gennaio.

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