Incendio alla palestra popolare di Velletri, i gestori: “Temiamo un’escalation, fateci tornare dentro”

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Dopo il rogo al Dopolavoro Ferroviario di Velletri, i gestori raccontano minacce e ostilità pregresse: “Una città piena di telecamere, ma chi lo ha fatto ha pensato di poterla fare franca”.

"Se l’incendio è stato doloso, rappresenterebbe il punto più alto di un’escalation che ci preoccupa molto. Ci chiediamo che cosa possa succedere ancora". A parlare a Fanpage.it è Leonardo, uno dei responsabili della palestra popolare del Dopolavoro Ferroviario di Velletri, devastata nei giorni scorsi da un rogo sul quale sono ancora in corso le indagini della procura. La struttura, che si trova vicino alla stazione ferroviaria, è attualmente sotto sequestro e i gestori non possono ancora rientrare per iniziare i lavori. I danni, come già raccontato da Fanpage.it, sarebbero recuperabili e per questo è stata avviata una raccolta fondi con l’obiettivo di far ripartire le attività il prima possibile. Ma, secondo Leonardo, quanto accaduto non può essere letto come un episodio completamente isolato.

"Negli anni minacce sui social e telefonate diffamatorie"

"Nei giorni immediatamente precedenti non era successo nulla di anomalo", chiarisce. Negli anni, però, il Dopolavoro Ferroviario avrebbe incontrato diverse forme di ostilità come minacce sui social. "Siamo una realtà conflittuale, nella misura in cui può essere considerato conflittuale offrire servizi alla cittadinanza a prezzi contenuti. Questo può anche creare delle inimicizie". I ragazzi del Dlf avevano già raccontato di minacce sui social, telefonate alle autorità con accuse che definisce false e controlli che i gestori avrebbero percepito come particolarmente frequenti. "Non avevamo però mai assistito a un gesto di questa gravità". Una preoccupazione che riguarda anche il futuro. "Se qualcuno ci avesse detto che avrebbero dato fuoco alla nostra palestra, non ci avremmo mai creduto. E invece è successo. Ogni volta che si verifica qualcosa pensiamo che sia l’ultimo episodio, ma poi ne arriva un altro".

"Una città piena di telecamere, ma qualcuno è entrato e ha appiccato un incendio"

Secondo Leonardo, l’episodio apre anche una questione più generale sulla situazione di Velletri. "È una città che non sta bene e che peggiora di anno in anno, come tante altre realtà italiane, forse anche più di altre. Ci sono problemi sociali seri e situazioni di disagio evidenti". Il responsabile della palestra mette poi in discussione la narrazione sulla sicurezza cittadina. "Abbiamo una città amministrata stabilmente da una destra piuttosto radicale, che fa della sicurezza uno dei propri capisaldi – aggiunge -. Eppure, in questa città nella quale vengono installate continuamente nuove telecamere, qualcuno è riuscito a entrare in una palestra popolare che si trova in una zona centralissima, vicino alla stazione ferroviaria, ad appiccare un incendio e ad allontanarsi". Se delle telecamere di videosorveglianza della zona abbiano ripreso qualcosa di utile alle indagini sarà accertato dall'autorità giudiziaria. "Ma se un episodio del genere può verificarsi in una zona così centrale, credo che ci sia qualcosa che non funziona nella narrazione della sicurezza che viene proposta ai cittadini".

"Fateci entrare e fateci lavorare"

Adesso, però, la priorità è tornare dentro la struttura. Il Dopolavoro Ferroviario non ospita soltanto attività sportive: collabora con persone con disabilità, con il Centro di salute mentale e organizza anche doposcuola e altre iniziative sociali. "Con l’arrivo del freddo diventa difficile continuare a svolgere tutte queste iniziative soltanto negli spazi esterni o negli altri ambienti che abbiamo a disposizione. Abbiamo bisogno della palestra e del capannone", spiega Leonardo. Per questo il primo appello è rivolto a chi dovrà decidere quando sarà possibile tornare nella struttura dopo la conclusione dei rilievi. "Fateci entrare e fateci lavorare. Questa comunità l’abbiamo costruita noi e siamo pronti a ricostruirla, se ci viene data la possibilità di farlo".

La raccolta fondi per ricostruire la palestra

Intanto continua il crowdfunding lanciato dopo l'incendio. La risposta, racconta Leonardo, è stata molto forte. "Non abbiamo grandi finanziatori. Riceviamo soprattutto piccole donazioni, da 20 o 50 euro. Ognuno contribuisce secondo le proprie possibilità e, poco alla volta, stiamo raccogliendo le risorse necessarie". I gestori stanno valutando anche un evento di solidarietà. Il limite, al momento, resta però l’impossibilità di iniziare materialmente i lavori.

Dopo l’incendio sono arrivate manifestazioni di solidarietà da cittadini, Arci, Uisp, Federazione Pugilistica Italiana e forze politiche di opposizione. Il sindaco e altri esponenti dell’amministrazione hanno espresso vicinanza attraverso i social. "Personalmente, però, non mi interessa particolarmente ricevere una solidarietà soltanto di facciata. Quello che conta è poter riprendere le nostre attività".

"Se è successo a noi, potrebbe succedere ad altri"

Il messaggio finale guarda oltre la palestra verso tutta Velletri, "una città vera e propria di 55mila abitanti che ha bisogno di spazi di socialità come il Dopolavoro Ferroviario". Per Leonardo l’incendio dovrebbe diventare anche un’occasione per interrogarsi sul contesto nel quale è maturato. "Non è importante soltanto che qualcuno abbia pensato di compiere un gesto del genere. Sono preoccupanti anche le modalità con cui è stato realizzato. Ho l’impressione che chi ha agito lo abbia fatto pensando di poterla fare franca. Chi sostiene che Velletri sia una città sicura e fa della sicurezza una propria bandiera deve prendere atto che si è verificato un episodio gravissimo – conclude -. Se è successo a noi, potrebbe succedere anche ad altre realtà. Ed è questo che dovrebbe preoccupare tutta la città".

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